I sindacati criticano Nestlé
Nestlé deve rispettare i diritti dei sindacati: é quanto chiede l'Unione internazionale dei lavoratori nei settori alimentazione, agricoltura, alberghi, ristoranti, catering, tabacco ed affini (UITA), sostenuta in Svizzera da Unia.
In diversi paesi asiatici la multinazionale alimentare di Vevey (cantone di Vaud) avrebbe un comportamento scorretto, hanno affermato venerdì a Berna i rappresentanti dei sindacati.
Ad esempio, stando a quanto riferito venerdì, da due anni a Nestlé Indonesia vengono chieste senza successo trattative per modificare la convenzione collettiva di lavoro per gli impiegati. I vertici dell’azienda hanno reagito fondando un «pseudo-sindacato» e facendo pressione sui dipendenti affinché ne diventino membri, sostengono i sindacalisti.
Anche presso Nestlé India i lavoratori avrebbero chiesto inutilmente aumenti salariali. La direzione, afferma Unia, ha risposto con un’ordinanza di un tribunale che vieta in modo definitivo al personale di effettuare riunioni e attività sindacali a meno di 200 metri dagli stabilimenti.
Sempre stando ai sindacati, presso Nestlé Hong Kong i dipendenti si sono visti imporre giornate di lavoro di 17 ore e contratti provvisori per decenni. L’azienda si rifiuterebbe di riconoscere il sindacato e sottoporrebbe i suoi membri a pressioni costanti.
Jacqueline Baroncini, portavoce dell’UITA, ha sottolineato che nel 2008 Nestlé ha investito 8,7 miliardi di franchi per un riacquisto di titoli propri, così da accrescere l’utile per azione. Tale cifra rappresenta più della metà di quanto il gruppo abbia speso per i salari.
Questi soldi – ha aggiunto – non sono investiti nei necessari miglioramenti delle remunerazioni e delle pensioni. Per questo motivo l’organizzazione con sede a Petit-Lancy (Ginevra) ha lanciato una campagna internazionale perché Nestlé rispetti i diritti sindacali.
swissinfo.ch e agenzie
Nestlé ha replicato affermando che in ognuno degli 86 Stati in cui è presente la legislazione locale viene rispettata.
Inoltre, secondo l’azienda, i salari e le condizioni di lavoro offerte – segnatamente nei paesi in via di sviluppo – sono migliori rispetto a quelle dei datori di lavoro regionali o nazionali.
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