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Plurilinguismo Del buon uso delle lingue nella Berna federale

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Di Fathi Derder

L’aula del parlamento svizzero ha una soglia di tolleranza al francese. Mezz’ora senza tedesco è troppo, scrive il consigliere nazionale Fathi Derder in un corsivo pubblicato dal giornale Le Temps.

«Lo dirò in tedesco, sennò non sarei capito». Così ha parlato un ministro romando, giovedì in Consiglio nazionale. E ha ragione. Se a Palazzo federale si vuole essere capiti da tutti, bisogna parlare tedesco. Contrariamente a un’idea preconcetta, a Berna i romandi non sono gli ultimi della classe nelle lingue. Molti parlamentari svizzeri tedeschi non capiscono una parola di francese. In particolare alla mia destra. All’epoca in cui dibattevo con Mörgeli, i suoi colleghi bilingue rispondevano al suo posto: non capiva nulla e non era l’unico.

Fathi Derder siede in Consiglio nazionale dal 2011.

(Keystone)

Giovedì scorso [2 giugno, ndr] un ministro romando ha quindi parlato tedesco. E per magia nella sala vi è stato un minuto di silenzio. Quando un romando parla tedesco, sorprende. Poi, il ministro ha ripreso il suo discorso in francese. E gli eletti svizzero tedeschi hanno ripreso la loro vita normale. Sì, perché al di là dell’effetto sorpresa, parlare francese in Consiglio nazionale genera dei decibel nell’assemblea. Prima dieci decibel di inattenzione. Poi, col passare dei minuti, aggiungete altri dieci decibel di impazienza. E altri dieci di irritazione. Berna ha una soglia di tolleranza al francese. Mezz’ora senza tedesco, è troppo. Soprattutto alla mia destra. «Qualcuno può farlo tacere?», ha detto un collega. Un altro ha preso la parola dalla tribuna, dopo trenta minuti passati in apnea, salutando il «breve intervento alla Fidel Castro» del nostro ministro. Humour zurighese.

Bisogna dire che Köppel è un grande comico. Poiché è di lui che si tratta. Il proprietario della Weltwoche [settimanale svizzero tedesco] si è preso cura di mostrare come si interviene degnamente in parlamento. Prima di tutto ha criticato il messaggio «di 422 pagine» del Consiglio federale. Una cifra ripetuta tre volte, per sottolineare a dovere che i testi del governo sono troppo lunghi. Come i discorsi dei ministri, soprattutto quando sono in francese. Poi ha denunciato le menzogne di Stato, la sua fissa. Prima di citare la Verità, riportata dalla Bibbia, il suo giornale, la Weltwoche. Oltre alla sottile tautologia che consiste nel dimostrare che si ha ragione citando se stesso, si potrà notare l’eleganza dell’eletto che approfitta del parlamento federale per fare della pubblicità. Servirsi delle istituzioni che si esecrano tutto l’anno nel proprio giornale per vendere proprio questo giornale. Forte. Poco divertente, Köppel, ma maledettamente efficace.

L'opinione di Fathi Derder è stata pubblicata dal quotidiano Le TempsLink esterno.



Traduzione di Daniele Mariani

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