6 mesi da dimenticare per lo SMI
Dopo essersi "stoicamente" difeso nel corso del minato (per le borse di mezzo mondo) anno 2000, il listino elvetico ha subito un brusco ridimensionamento nel primo semestre del 2001. Si è aperto il 3 di gennaio sopra agli 8000 punti. Si annaspa oggi attorno a quota 7000. L'inattesa correzione del 13 %, accompagnata dal calo del 25 % dei volumi trattati alla borsa svizzera, genera preoccupazione. Cosa sta succedendo?
Ad inizio anno si prevedeva un primo semestre marcato da un’instabilità diffusa. Dopo le mazzate incassate dai titoli tecnologici a partire dal marzo 2000 e le previsioni tutt’altro che rosee a gravare sull’economia americana, la maggior parte dei barometri degli analisti annunciava un clima borsistico molto variabile, farcito di volatilità dei corsi e di parecchi alti e bassi.
Il problema è che la recente evoluzione dello SMI (lo Swiss Market Index, indice dei 29 principali titoli svizzeri) si è contraddistinta soprattutto per…i bassi. Con alcuni titoli del paniere elvetico che ci hanno letteralmente lasciato le penne: Swissair – 63 %, Sulzer – 54 %, ABB – 42 %, Zurigo Financial Services – 38 %.
“Teoricamente, considerata la sua natura piuttosto difensiva, lo SMI avrebbe dovuto realizzare delle performances migliori rispetto ad altri mercati” dice a swissinfo Gerôme Schupp, esperto del mercato svizzero presso la banca Syz a Ginevra. “Purtroppo però, in questo periodo, molte aziende quotate – ad esempio quelle appena citate – sono state confrontate con gravi problemi interni che ne hanno penalizzato i corsi”.
Trattandosi di società ad alta capitalizzazione il cui peso specifico nell’indice è significativo, le loro controprestazioni hanno messo in croce il risultato globale del paniere. Urge comunque precisare che all’interno di quest’ultimo alcune posizioni, meno “pesanti”, si sono invece difese piuttosto bene: Givaudan + 16 %, Lonza + 7.2 % e Richemont + 4.2 % ad esempio.
Secondo Oliver Adler, responsabile della politica d’investimenti presso la UBS di Zurigo, altre due ragioni hanno condizionato l’andamento dello SMI. “Il listino elvetico è indirizzato sul finanziario e sul farmaceutico. Ultimamente però, nessuno dei due settori brilla particolarmente in borsa. Il primo paga le incertezze dei mercati finanziari, il secondo le sue ottime prestazioni nel 2000, che ne hanno fatto lievitare le quotazioni e dunque ridotto l’attrattività”.
Dopo una prima parte del semestre tutta in calo, una bella ripresa dalla fine di marzo fin verso l’inizio di giugno, in concomitanza con i tagli dei tassi d’interesse in USA, Europa e Svizzera, aveva riportato lo SMI attorno ai 7700 punti. Fine della tempesta? Ma neanche per sogno! Da lì in poi la correzione ha infatti ripreso vigore e costanza. Ma cosa manca per una ripresa durevole del mercato? Gerôme Schupp parla di una “maggior chiarezza a proposito della ripresa economica negli USA e notizie più confortanti sulla tenuta europea”. Oliver Adler ritiene che “debbano essere migliorate le prospettive sugli utili delle aziende, oggi parecchio deludenti”.
Come corollario a questa situazione, sono molti gli investitori che optano per strategie d’investimento alternative. In effetti, negli ultimi mesi il volume trattato alla Borsa svizzera è calato del 25 %. Se la tendenza dovesse consolidarsi, le banche e gli istituti attivi in borsa potrebbero ridimensionare i propri team di operatori, ricominciando a licenziare? Gerôme Schupp non è di questa opinione: “Il fenomeno è ancora troppo instabile. Per il momento la questione non preoccupa”. Oliver Adler ritiene che una certa pressione esista sull’intero settore finanziario, anche se “la piazza svizzera è molto attiva nella gestione patrimoniale, un settore piuttosto stabile”.
Ed allora concludiamo con le classiche previsioni per il futuro prossimo. Come si muoverà lo SMI nei prossimi mesi? Secondo Gerôme Schupp “il mercato elvetico chiuderà l’anno in rosso con movimenti al rialzo previsti per l’inizio dell’anno prossimo”. Oliver Adler ritiene che “la correzione sia sostanzialmente giunta al termine. Prima o poi, difficile dire quando, la situazione dovrebbe dunque migliorare”.
Marzio Pescia
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