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Afta epizootica: anche i contadini svizzeri sul chi vive

«Mantenere la vigilanza»: è la parola d'ordine diffusa lunedì dall'Ufficio federale di veterinaria (UFV) in reazione all'epidemia di afta epizootica divampata in Gran Bretagna. Dopo le prime segnalazioni di casi anche nei paesi confinanti, Berna ha distribuito ai contadini elvetici un foglio di istruzioni.

Gli allevatori elvetici vengono invitati ad applicare alcune misure precauzionali: non dare in nessun caso ai maiali resti non ben cotti di pasti provenienti dalla tavola dell’uomo, non visitare allevamenti o fiere di bestiame nelle regioni a rischio e acquistare solo animali con provenienza e stato di salute certificati.

Inoltre, chi ha avuto, nelle ultime settimane, contatti con animali o fattorie di zone a rischio deve osservare un periodo di quarantena di almeno due settimane.

L’UFV rende anche attenti i contadini ai sintomi dell’afta epizootica: febbre, mancanza di appetito, apatia e in seguito formazione di vesciche sul muso, in bocca, sulla lingua e sugli zoccoli. In alcuni casi gli animali iniziano a zoppicare oppure rimangono a lungo sdraiati a terra.

Ogni sospetto di afta deve venire immediatamente segnalato al veterinario di fiducia. Finché il caso non sarà stato chiarito, nessun animale, oggetto o persona deve lasciare l’allevamento in questione.

L’afta epizootica colpisce tutti gli ungulati, ma non può invece essere trasmessa all’uomo. Le persone sono però un rapido veicolo di contagio: l’agente patogeno viene trasmesso da animali infetti, dalla loro carne, dai latticini, dalle pelli e dalle pellicce.

Sullo stesso foglio di istruzioni l’UFV ricorda ai contadini che il 28 febbraio è scaduto il periodo di transizione per il divieto di impiego delle farine animali. Sebbene già da fine dicembre 2000 fosse vietato il commercio di questo tipo di mangimi, era stato concesso un periodo di due mesi per smaltire i prodotti acquistati in precedenza, ma solo per alimentare maiali e polli.

swissinfo e agenzie

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