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Allevamenti in libertà: marchi affidabili ?

Secondo i promotori, non tutti gli allevatori che si avvalgono di marchi ecologici, agiscono poi di conseguenza Keystone

Corredata da 19 mila firme, è stata consegnata stamattina alla Cancelleria federale una petizione dell'organizzazione animalista «kagfreiland» volta ad ottenere chiare disposizioni per l'etichettatura dei prodotti ottenuti da animali allevati in libertà. Troppe sono le etichette truffaldine in giro, ha sostenuto venerdì in una conferenza stampa «Kagfreiland».

Soltanto gli allevamenti che possono provare di concedere alle bestie buone condizioni di vita – spazio sufficiente, possibilità di starsene all’aperto – dovrebbero poter ottenere il marchio «Freiland» (»in libertà»). Analogamente all’ordinanza sui prodotti biologici, «Kagfreiland» chiede al Consiglio federale che ne venga promulgata un’altra, ma questa volta per i prodotti «Freiland». L’Ufficio federale dell’agricoltura – secondo l’organizzazione animalista – aveva dovuto rinunciare nel 1999, su pressione dei produttori, ad emettere delle direttive in tal senso.

La petizione, ha affermato nel corso della conferenza stampa la consigliera nazionale Pia Hollenstein (Verdi/SG), potrebbe finalmente spingere il governo ad agire, «promulgando delle direttive nella direzione da noi auspicata». D’altronde, la legge sull’agricoltura dà al governo la competenza di fissare chiare condizioni per la messa in commercio di prodotti rispettosi degli animali e dell’ambiente.

Per allevamento in libertà, ha detto la Hollenstein, s’intende che tutti gli animali di un allevamento possano uscire all’aria aperta almeno una volta al giorno. Si tratta di una condizione sovente disattesa, hanno affermato Nadja Brodmann e Hans-Georg Kessler di «kagfreiland». Ci sono aziende, hanno specificato, che in inverno rinchiudono le galline in grandi capannoni senza farle mai uscire: tuttavia le uova vendute portano il marchio «Freiland». Ciò vale anche per alcuni allevamenti di bovini e maiali. Soltanto chi rispetta certe regole potrà fregiarsi del marchio «Freiland» e quindi chiedere un sovrapprezzo per i prodotti venduti.

swissinfo e agenzie

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