Anche i pedoni pagano per il traffico
Il traffico stradale privato causa quasi otto miliardi di costi esterni, non coperti dalle sue ricadute economiche: lo ribadisce un nuovo studio del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS), che chiede una maggiore verità dei costi.
Già dagli studi pubblicati dal FNS nel settembre 1999, con anno di riferimento il 1995, risultava che il traffico individuale provoca 7,7 miliardi di franchi all’anno di costi esterni, ossia non pagati direttamente dagli utenti ma presi a carico dalla comunità: costi causati da incidenti, problemi di salute, rumore, clima, danni agli stabili e inquinamento ambientale in generale.
Di tutt’altro tenore i risultati dell’inchiesta commissionata dalla Federazione stradale svizzera (FRS) all’Istituto per le scienze del traffico dell’Università di Colonia, presentati nel marzo scorso: il traffico stradale privato procurerebbe alla comunità quasi quattro volte più benefici che costi.
Stando allo studio tedesco, le ricadute economiche provocate dal traffico nel 1995 fruttavano 80 miliardi di benefici interni (a vantaggio dei soli automobilisti) e 27 miliardi di benefici esterni (per l’intera comunità). Sottraendo i costi valutati dagli studi del Fondo nazionale si ottiene dunque un attivo di 20 miliardi. Su questa base le associazioni automobilistiche hanno chiesto di abbandonare il dibattito sulla cosiddetta «verità dei costi».
L’ultimo studio del FNS ammette che il profitto generale del traffico è grande, dell’ordine dei 30 miliardi di franchi l’anno, ma sottolinea che il tornaconto è quasi esclusivamente a favore degli utenti stessi. Secondo il FNS, l’analisi presentata dalla FRS sopravvaluta il contributo dei trasporti alla crescita e allo sviluppo economico regionale: i vantaggi per la comunità sono «minimi». Gli autori della ricerca concludono che «non c’è quindi nessun motivo per cui il trasporto non debba pagare le spese per tutti i suoi costi esterni».
L’ultima ricerca presentata dal FNS nell’ambito del programma «Traffico e Ambiente» getta altro olio sul rovente dibattito sulla verità dei costi. La risposta dagli ambienti interessati non si è fatta attendere. la FRS e l’Automobile Club Svizzero (ACS) ritengono l’indagine del FNS «incompleta» e «poco chiara». Questa «tigre di carta» è «inutile» – scrive la FRS. E «non fa avanzare la discussione» – aggiunge l’ACS.
Di parere opposto l’Associazione traffico e ambiente (ATA), secondo la quale lo studio «fornisce fatti economici interessanti e approfonditi sulla mobilità». Giustamente – scrive – vengono criticati «i calcoli da lattaio» dalla FRS, che «troppo semplicemente» collega crescita economica a crescita del traffico, senza provarne il nesso interno.
swissinfo e agenzie
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