Anche nel canton Ginevra effettuati test con munizioni all’uranio
L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha trovato documenti che riferiscono di esperimenti compiuti nel canton Ginevra nel 1969 nelle sue ricerche sulle munizioni all'uranio. Finora erano noti quelli della Oerlikon Contraves di 30 anni fa nel canton Svitto.
La portavoce dell’UFSP Sabine Kraut ha detto giovedì che gli esperimenti sono stati effettuati dalla Hispano Suiza, poi rilevata dalla Oerlikon Contraves. L’azienda ha ricevuto la necessaria autorizzazione, allora rilasciata dai cantoni.
Sono state sparate solo piccole quantità di munizioni in un canale di tiro limitato – ha aggiunto la Kraut. L’Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (SUVA) sta compiendo accertamenti.
Intanto il laboratorio AC di Spiez, nel canton Berna, ha confermato un’informazione pubblicata giovedì dal settimanale svizzero tedesco «Facts», secondo il quale nelle parti di munizione della NATO provenienti dal Kosovo è stato rilevato non solo uranio 236, bensì anche uranio 232. Ciò è vero, ma non è né nuovo, né sorprendente, né rilevante per quanto riguarda la salute, ha affermato Max Keller, fisico presso l’istituto bernese.
L’uranio riciclato da una centrale atomica contiene infatti – oltre agli isotopi rilevabili in natura 234, 235, 238 – sempre anche isotopi 232 e 236. Più importante secondo Keller è trovare eventuali tracce di plutonio che, come gli isotopi dell’uranio, si crea nei reattori e che non può essere totalmente eliminato nel processo di ritrattamento del combustibile nucleare. C’è chi ipotizza che proprio il plutonio sia all’origine della sindrome dei Balcani.
Il plutonio è un elemento che viene ottenuto artificialmente nelle centrali nucleari che impiegano uranio e dal punto di vista sanitario è molto più pericoloso. Secondo alcuni esperti, basta un solo grammo di plutonio per provocare tumori in 20.000 persone.
Il plutonio viene separato dall’uranio dopo che questo ha esaurito il suo compito nei reattori, e impiegato a sua volta come combustibile (mescolato ad uranio) in altri reattori nucleari, ma il suo impiego principale è nelle bombe atomiche (la prima fu quella che distrusse Nagasaki nel 1945).
La sua separazione dagli altri materiali del reattore è molto complessa dal momento che la sua concentrazione è di circa 250 parti per milione (come una monetina in due tonnellate di uranio e altri prodotti di fissione altamente radioattivi).
Scoperto da un team con a capo il chimico Glenn Theodore Seaborg e al quale collaborava anche l’italiano Emilio Segre, il plutonio è un metallo radioattivo ed è estremamente tossico. Per questa scoperta e degli altri elementi «transuranici», Seaborg ottenne il Nobel nel 1951.
Alcuni composti del plutonio possono essere facilmente dispersi nell’ambiente e quindi inalati. L’esposizione al plutonio ha provocato alcune vittime nelle centrali nucleari, tra queste tre persone nel 1986 alla centrale britannica di Sellafield. Proprio questo impianto di riprocessamento di scorie nucleari è da anni al centro di polemiche per il danno che tali prodotti radioattivi procurerebbero all’ambiente e per l’ipotesi di un suo legame all’elevata incidenza di leucemia infantile registrata nella regione circostante.
swissinfo e agenzie
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