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Democrazia diretta in Svizzera

Attenti a non perdere il treno

Il treno svizzero non è collegato alle reti velocissime (Foto: UFT) swissinfo.ch

La Svizzera deve partecipare ai processi decisionali dell'UE in materia di trasporti. Infatti, secondo gli specialisti, i collegamenti verso l'Europa sono prioritari.

Occorre quindi una vera e propria politica estera incentrata sui trasporti.

Se nel 1950 una persona di almeno cinque anni di età effettuava 3’000 chilometri all’anno tra viaggi e spostamenti, oggi la distanza media dei viaggi pro capite è passata a 18’000 chilometri.

La mobilità è cresciuta in modo esplosivo. Da un lato è il lavoro a generare gli spostamenti, dall’altro, però, sono soprattutto viaggi individuali legati ad esigenze ricreative (vacanze, svago, sport, cultura).

Ognuno è libero di muoversi come vuole

La libertà di movimento è un principio fondamentale della politica federale dei trasporti, ha riconosciuto Max Friedli, direttore dell’Ufficio federale dei trasporti, nel quadro di una Conferenza sulla mobilità tenuta questa settimana a Kloten.

«Ma è compito della politica, ha precisato Friedli, stabilire le condizioni quadro entro cui si esercita questa libertà». Specialmente in un paese come la Svizzera, dove un terzo della superficie edificabile è già destinata alle infrastrutture di trasporto.

La politica dove anche tenere conto di fattori ambientali, quali il riscaldamento dell’atmosfera, l’inquinamento fonico e il consumo energetico. «Il 35% del fabbisogno energetico in Svizzera è destinato al traffico – ha ricordato Friedli – qui si mettono in causa anche le libertà delle generazioni future».

Di conseguenza, la Svizzera punta sul traffico ferroviario, sul trasferimento delle merci dalla strada alla rotaia. Una politica, questa, che tiene conto anche di una volontà popolare espressa a più riprese in votazione.

Dimensione internazionale del traffico

Tuttavia, le decisioni che riguardano il traffico ferroviario internazionale vengono prese dall’Unione Europea. «La Svizzera farebbe bene a lanciarsi in una vasta campagna di lobbing a Bruxelles», sostiene Stephan Kux, responsabile del promovimento economico per il canton Zurigo.

«A Bruxelles, finché Berna non si farà avanti, nessuno terrà più conto della Svizzera. Ad esempio, per quanto riguarda il corridoio ferroviario numero 5, che collegherà Lisbona a Kiev per servire i nuovi mercati dell’Est, l’UE prende in considerazione due scenari: la tratta al nord delle Alpi, attraverso la Germania, o al sud delle Alpi, passando per l’Italia», ha detto a swissinfo Rico Maggi, direttore dell’Istituto di ricerche economiche (IRE) e professore di scienze economiche alle università di Zurigo e Lugano.

Il problema attuale è l’Alptransit

Con la costruzione dei tunnel di base del San Gottardo e del Lötschberg, la Svizzera sta svolgendo un’opera colossale e uno sforzo finanziario enorme per il traffico ferroviario nord-sud, ma non ha ancora nessuna certezza di essere collegata alle grandi reti internazionali ad alta velocità.

Invece di delegare la politica dei trasporti al Dipartimento degli affari esteri, la Svizzera dovrebbe sviluppare una propria politica estera dei trasporti, secondo il professor Maggi.

«A Roma dovremmo avere degli specialisti dei trasporti con funzioni diplomatiche permanenti», esige Maggi. Perché le decisioni e i processi politici durano a lungo e vanno accompagnati da vicino.

Nei trasporti di merci nord-sud la Svizzera rischia di rimanere tagliata fuori. Infatti, l’Unione Europea provvederà a portare le linee ferroviarie fino ai confini con la Svizzera. Il resto sarà affare della Confederazione.

L’Unione Europea ha ben altri problemi

E’ d’altronde un atteggiamento comprensibile: l’Unione Europea ha altre priorità, per esempio deve trovare i circa 400 – 500 miliardi di euro necessari per realizzare i propri progetti di trasporto ferroviari e stradali, ha spiegato a Kloten Roberto Salvarini, capo dell’informazione sui trasporti e l’energia a Bruxelles.

«Dato che in questo ambito sono gli interessi nazionali che contano, se la svizzera avesse un «ambasciatore dei trasporti» a Roma – potrebbe offrire all’UE di fare passare le merci sotto il San Gottardo a partire dal 2012», insiste Maggi.

Anche l’aviazione è in pericolo

Lo stesso discorso vale per i trasporti aerei, dove la Svizzera ora paga lo scotto della mancata adesione allo Spazio economico europeo (SEE). «Attualmente stiamo trattando in prevalenza con la Germania, ma anche in Ticino cerchiamo di realizzare un progetto di collaborazione con l’aeroporto milanese della Malpensa». Il problema, essendo al di fuori dello SEE, è che per ogni settore bisogna intavolare con Bruxelles un negoziato particolare.

L’agglomerazione è già ben servita

Sia su binari, su strada o per via aerea, la politica di Berna dovrà concentrarsi in futuro sui collegamenti con le grandi vie europee. I progetti riguardanti il traffico interno, in particolare le agglomerazioni, dovrebbero essere secondari, sostiene il professore ticinese.

Le grandi città riescono quasi sempre ad ottenere dalla Confederazione il sostegno per le loro infrastrutture. Ma non si preoccupano di fare pagare questa mobilità agli utenti. Sono mezzi, questi, che poi vengono a mancare per i collegamenti internazionali, precisa Maggi.

Quanto al raddoppio del traforo autostradale del San Gottardo, l’economista ticinese lo giudica necessario, non tanto per smaltire velocemente il traffico, ma per garantire un passaggio alle automobili anche in futuro. Poiché il tunnel di base ferroviario – negli obiettivi strategici – dovrà assorbire il passaggio di tutte le merci e non potrà servire anche i passeggeri. «Per i ticinesi, conclude Maggi, il problema non sono i tempi di attesa al portale sud del San Gottardo, ma sapere se la galleria è agibile o meno per passare al nord delle Alpi. Sotto questo aspetto, il San Gottardo fa parte dei collegamenti della Svizzera con l’Europa».

swissinfo, Rolando Stocker, Zurigo

Lo svizzero medio fa 18’000 km all’anno
Un terzo del territorio edificabile è destinato al traffico
I trasporti consumano il 35% del fabbisogno energetico svizzero
Entro il 2020 si prevede un aumento del 50% dei voli per i tre scali nazionali

Le esigenze di mobilità di ogni singola persona sono in continuo aumento, sia in Svizzera che in Europa e nel resto del mondo. E’ pure vero, però, che la libertà di movimento si scontra con esigenze di carattere sociale ed ecologico, nonché con limiti fisici.

La necessità di una mobilità integrata suscita accesi dibattiti sul piano economico, politico e sociale. Tre livelli di discussione che sovente si contrastano, poiché gli interessi sono diversi o addirittura opposti.

La Conferenza sulla mobilità tenutasi il 21 maggio all’areoorto di Kloten ha dato l’occasione ad esperti e rappresentanti del mondo politico ed economico di discutere sui temi cruciali di questa crescita esponenziale ed irreversibile del traffico.

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