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Banca nazionale per un costo del denaro invariato

La Banca Nazionale difende i tassi in nome della stabilità economica Keystone

La Banca nazionale svizzera (BNS) ha confermato oggi i precedenti orientamenti di politica monetaria, lasciando invariato il costo del denaro. La crescita economica per l'anno in corso è fissata al 2 per cento.

Secondo il comunicato dell’istituto nazionale, gli indicatori economici registrano dei livelli di crescita stabili. La banca centrale prevede infatti un tasso positivo del PIL del 2,0 per cento quest’anno e del 2,1 nel 2002. Nel 2001 l’inflazione sarà pari all’1,4 per cento per poi salire all’1,6 per cento nel 2002. Il carovita dovrebbe poi ridiscendere all’1,3 per cento nel 2003, precisano gli economisti della BNS.

L’istituto sottolinea peraltro che dal 22 marzo, giorno del suo ultimo intervento sui tassi, le prospettive economiche generali in Svizzera sono rimaste le stesse. «La Banca nazionale svizzera non ha quindi nessun motivo di allentare maggiormente la sua politica monetaria», afferma un comunicato della banca centrale elvetica.

Queste prospettive – prosegue la nota della BNS – continuano ad essere buone. Per quanto riguarda l’inflazione, l’istituto di emissione ritiene che l’aumento temporaneo del carovita sia dovuto a due fattori essenziali: da una parte le tensioni sul mercato immobiliare nei grossi agglomerati urbani che dovrebbero tradursi in un rialzo degli affitti, dall’altro il calo più contenuto di prezzi e tariffe nel settore delle telecomunicazioni.

Secondo il direttore della BNS, Jean-Pierre Roth, un ulteriore abbassamento del tasso di riferimento porterebbe ad un’euforia inadeguata che potrebbe avere delle conseguenze sui prezzi.

I fattori di instabilità contemplati dal rapporto sono essenzialmente esterni. Il prezzo del greggio e il rallentamento della crescita negli Stati Uniti potrebbero portare a dei cambiamenti nella politica monetaria. Esperti avevano infatti già reclamato l’abbassamento dei tassi di riferimento di un quarto di punti percentuale, per dare nuovo slancio all’economia interna, ma senza successo.

La reazione di Economiesuisse, il più importante rappresentante degli interessi industriali e commerciali, è comunque di pacata soddisfazione. Secondo il suo direttore, Rudolf Walser, l’intervento di marzo, per reagire alla perdita di velocità della crescita economica, è stato corretto. Malgrado ci siano delle crescite sul fronte dei prezzi, sia la congiuntura interna sia le esportazioni si mantengono a livelli positivi. Questo giustifica la continuità perseguita dall’Istituto monetario elvetico.

Secondo Walser la politica di stabilità perseguita dalla Banca centrale è “adeguata sia alla situazione attuale, sia in prospettiva”. Non si imporrebbe dunque, secondo l’organizzazione degli industiali, la necessità di un cambiamento di rotta.

Diversa l’opinione dell’Associazione dei proprietari di case. Per il segretario dell’organizzazione, Ansgar Gmür, la politica monetaria svizzera è troppo restrittiva. Il rallentamento dello sviluppo economico americano e soprattutto la bassa inflazione interna dovrebbero sostenere un intervento più generoso sui tassi di interesse. Gmür auspica una politica dei tassi più favorevole all’edilizia, attraverso la concessione di crediti che sostengano gli investimenti.

swissinfo e agenzie

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