Cinque banche sotto inchiesta per la vicenda Montesinos
La Commissione federale delle banche (CFB) sta indagando sull'operato di cinque banche che hanno stabilito rapporti commerciali con Vladimiro Montesinos, l'ex capo dei servizi segreti peruviani. La CFB vuole infatti appurare se questi istituti abbiano rispettato la Convenzione di diligenza.
Questo principio vieta alle banche di accettare fondi costituiti illegalmente grazie alla corruzione o allo storno di fondi pubblici. Le inchieste avviate dovranno inoltre accertare se le banche interessate abbiano osservato le direttive emanate per lottare contro il riciclaggio di capitali.
Interrogazione parlamentare
Ad annunciare martedì le indagini della CFB è stato il Consiglio federale, rispondendo ad un’interrogazione del consigliere nazionale socialista bernese Remo Gysin del 14 marzo. Il parlamentare socialista voleva sapere per quale motivo le autorità svizzere hanno indugiato così a lungo – fino alla fine dello scorso novembre – per agire contro Vladimiro Montesinos, quando la sua implicazione nei traffici di droga era nota da anni ed ampiamente riferita dalla stampa svizzera già dal 1996.
Semplici voci di stampa non bastano a giustificare un intervento, sottolinea nella sua risposta il Consiglio federale. Nessun indizio all’epoca permetteva alla CFB di supporre la presenza di fondi di Vladimiro Montesinos su conti gestiti da istituti sottoposti alla sua sorveglianza.
Remo Gysin denuncia da parte sua «il nuovo fiasco dei meccanismi di controllo della Svizzera» e parla di «abuso del segreto bancario». Il governo ribatte che le banche interessate si sono mosse non appena hanno appreso che i titolari di conti avevano corrotto membri del governo peruviano.
Complessivamente somme per 105/113 milioni di dollari (da 179 a 194 milioni di franchi) sono state bloccate in istituti di Lugano, Zurigo e Ginevra nell’ambito del caso Montesinos. L’inchiesta penale è stata affidata al Ministero pubblico del distretto di Zurigo.
swissinfo e agenzie
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