CO2: la Svizzera punta sull’iniziativa privata
Governo e Parlamento vogliono tenere fede agli accordi di Kyoto per la riduzione delle emissioni di CO2. Prima di passare all'introduzione di una tassa, la Svizzera punta sulla collaborazione volontaria dell'economia e dei privati. L'impegno è stato riaffermato lunedì a Berna con un accordo tra il Dipartimento dell'ambiente e gli ambienti economici.
“Entriamo nella fase operativa di un progetto che non ha pari”, ha detto durante la conferenza stampa, il vicedirettore dell’Ufficio federale dell’ambiente Hans-Luzius Schmid. Negli altri paesi infatti, le misure volte al contenimento delle emissioni di CO2, sono dettate in gran parte dal legislatore che impone l’applicazione delle norme definite dai tecnici.
La Svizzera ha dunque scelto una via alternativa che integra i protagonisti dell’inquinamento – in primo luogo l’economia e le organizzazioni dei consumatori e dei produttori di energie rinnovabili, rappresentati dalle due associazioni cofirmatarie.
I traguardi e le soluzioni
I traguardi sono ambiziosi, se si considera che il programma Energia 2000, nei dieci anni di vita, non è riuscito a fermare lo sviluppo. Infatti i consumi sono aumentati in questo periodo del 7,5 per cento. Ma per rispettare gli accordi internazionali la Svizzera dovrà ridurre il fabbisogno di combustibili fossili del 15 per cento e quello dei carburanti dell’8 per cento rispetto al 1990.
Mete che dovrebbero venir raggiunte attraverso l’iniziativa privata. Infatti non sono previsti lauti contributi statali agli investimenti necessari. Piuttosto, attraverso l’accordo firmato lunedì, l’Agenzia dell’energia per l’economia, organizzazione mantello degli imprenditori, si impegna a sviluppare con i propri membri delle strategie d’applicazione. L’Agenzia per le energie rinnovabili, da parte sua, mette a disposizione le sue competenze per sostenere il passaggio.
Un esempio già realizzato è quello siglato con la Società degli Ingegneri e degli Architetti SIA. Attraverso misure ponderate nell’isolamento termico delle costruzioni, è già possibile dimezzare i consumi di olio da riscaldamento.
Con l’industria automobilistica si delinea un accordo internazionale che dovrebbe protare i consumi medi dagli attuali 8,4 litri di benzina per cento chilometri, a 6,2 litri. Inoltre si cercherà di incentivare il Car-Sharing, cioè la comproprietà dell’automezzo e le misure atte al passaggio dal traffico privato a quello pubblico. Questo implica però un cambiamento culturale profondo.
Sulle reali possibilità di successo degli ambiziosi progetti, basati sull’impegno individuale, rimangono ancora dei dubbi. Ma lo stato si è “riservato nella legge un mezzo che dovrebbe agire da stimolo”, come ha ribadito Leuenberger di fronte alla stampa.
Infatti, se entro il 2004 non dovesse esserci un miglioramento sostanziale, il Parlamento ha il diritto di introdurre una tassa sul CO2. Ma il rappresentante dell’Agenzia dell’energia per l’economia, Rudolf Ramsauer è convinto che l’effetto deterrente avrà il suo successo: “Chi avrà raggiunto i suoi traguardi ne sarà risparmiato e questo è motivo sufficiente per credere nell’interesse delle ditte nel nel seguire spontaneamente i traguardi”.
Il Presidente della Confederazione, che ha tenuto a battesimo l’accordo tra le parti si dice ottimista. “Delegare la responsabilità di realizzazione è, una scelta cosciente che deve diventare un’occasione per l’economia. Ottimizzare il nostro bilancio energetico equivale anche ad una riduzione dalla dipendenza energetica dall’estero e aumentare la competitività in genere, non solo aumentare i costi”.
Non tutti concordano
Ma l’opposizione non sta a guardare. Analogamente ai timori del governo americano, anche in Svizzera si delinea un’opposizione al programma di contenimento dell’inquinamento. In particolare l’UDC è intervenuta con tre iniziative parlamentari contro il pacchetto di misure proposte dal governo e dalla commissione per l’energia.
Il timore degli oppositori è che i provvedimenti rallentino la già bassa crescita economica. Per questo l’ala più radicale dei democentristi propone un abbassamento dei traguardi dal dieci all’otto per cento, abbassando al minimo i traguardi del Protocollo di Kyoto.
La commissione del Consiglio nazionale, come d’altronde aveva fatto in precedenza il Governo, ha già respinto le proposte. Ma la sfida vera e propria comincia ora con la messa in pratica dell’accordo, anche se il 2004 sembra ancora lontano. Certo, anche nel caso in cui la tassa sul CO2 si rendesse necessaria, gli oppositori non perderanno l’occasione di rimettere tutto in discussione.
Per il Presidente della Confederazione e ministro dell’ambiente Leuenberger non c’è però da dilungarsi troppo sulla sostanza del messaggio: “Non siamo in America, noi qui vogliamo tenere fede agli impegni presi verso la comunità internazionale e contribuire al miglioramento del clima globale. L’accordo di con l’economia ribadisce questo impegno”.
Daniele Papacella
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