Farine animali, divieto forse già dal primo gennaio
Il Consiglio federale potrebbe seguire l'esempio dell'Unione europea e vietare l'impiego di farine animali già dal 1° gennaio 2001. L'ha detto lunedì il ministro dell'economia Pascal Couchepin, rispondendo ad alcune interrogazioni parlamentari.
L’annuncio è un segnale di accoglienza positiva delle preoccupazioni espresse venerdì scorso dall’Unione svizzera dei contadini (USC) e da “Proviande”, l’ex-Cooperativa svizzera per l’approvvigionamento di bestiame da macello e carne.
Queste organizzazioni chiedevano l’anticipazione dal 1° marzo al 1° gennaio 2001 del divieto generale dell’uso di farine animali, nonché la sospensione dell’importazione di animali vivi, test a tappeto e compensazioni finanziarie per le perdite subite.
Domenica scorsa, il portavoce dell’Ufficio federale di veterinaria, Hans Wyss, aveva detto che il divieto di farine animali era praticamente già in vigore e che al momento vengono utilizzate soltanto le scorte ancora nelle fattorie.
Questo giudizio è stato confermato dal consigliere federale Couchepin, il quale ha aggiunto che la possibilità di eliminare queste farine viene garantita ed il loro divieto è già applicato “de facto” dai fornitori. Ciò non toglie però – ha aggiunto il ministro – che il Consiglio federale valuterà la proposta di mettere in vigore l’interdizione legale a partire dal 1° gennaio 2001, come già deciso dall’Unione europea.
Quanto agli stock di farine esistenti, una normativa transitoria dovrebbe permettere agli allevatori di foraggiare fino al 1° marzo suini e pollame.
Il divieto generale di utilizzare farine animali completa la serie di misure già prese, il cui obiettivo è, da una parte, quello di sradicare l’epidemia e, d’altra parte, quello d’impedire la trasmissione della malattia all’uomo.
Couchepin ha ricordato, in particolare, che dal 1996 gli organi a rischio vengono incinerati e da gennaio del 1999 un campione dei bovini macellati regolarmente e tutti quelli abbattuti o periti per altre cause sono normalmente oggetto di test di depistaggio dell’encefalopatia spongiforme bovina (BSE).
“In considerazione di tutte le misure che sono state prese, ed in base alle conoscenze scientifiche attuali, ribadisco che abbiamo fatto tutto il possibile per ridurre al minimo il rischio d’infezione da BSE”, ha detto Pascal Couchepin.
Tuttavia – ha continuato il ministro – “bisogna ancora attendersi un piccolo numero di casi di BSE tra i bovini, a causa del lungo periodo che intercorre tra l’infezione e l’apparizione dei primi sintomi della malattia. E non si possono escludere che si manifestino in Svizzera casi della variante umana della malattia, per infezione contratta prima del 1990, anno del divieto d’introdurre organi a rischio nella catena alimentare”.
Couchepin ha poi confermato che, contemporaneamente all’interdizione dell’uso di farine animali, la Svizzera decreterà anche il divieto d’importazione di tali farine. In tal modo si vuole evitare che il nostro paese diventi – come paventato da alcuni parlamentari – un rifugio per le farine alimentari bandite dagli altri paesi.
Infine, alla domanda su come giudicasse l’eliminazione dalle mense scolastiche della carne bovina, decretata da alcuni cantoni che in tal modo “incoraggiano l’angoscia della popolazione, la riduzione dei consumi e l’abbassamento dei prezzi”, il ministro ha risposto che “tale decisione non è giustificata da un rischio oggettivo, poiché riteniamo di aver cancellato, con le misure adottate negli anni precedenti, la possibilità di trasmissione della malattia dagli animali all’uomo”.
Silvano De Pietro
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