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Forse anche scorie svizzere nella munizione all’uranio della NATO

I produttori di armi all'uranio ricevono la materia prima dagli impianti di ritrattamento di Sellafield e La Hague, impianti nei quali finiscono anche le barre di combustibile esasto delle centrali svizzere Keystone

C'è probabilmente anche materiale proveniente dalle centrali nucleari elvetiche nelle munizioni ad uranio impoverito utilizzate dalla NATO nei Balcani. Lo sostengono documenti di Greenpeace resi noti nelle edizioni domenicali dei settimanali svizzeri tedeschi «SonntagsZeitung» e «SonntagsBlick» e quello romando «dimanche.ch».

Gli impianti di ritrattamento di Sellafield, in Gran Bretagna e La Hague, in Francia, nei quali finiscono anche le barre di combustibile esausto svizzere, hanno infatti fornito uranio e plutonio ai produttori di armi.

Secondo Greenpeace la vicenda dimostra come nell’energia nucleare non sia possibile separare l’ambito civile da quello militare. L’organizzazione ambientalista ha chiesto spiegazioni al consigliere federale Moritz Leuenberger.

In dichiarazioni rilasciate al «SonntagsBlick», il portavoce della Divisione principale per la sicurezza degli impianti nucleari Anton Treier ha detto che non si può effettivamente escludere che le munizioni DU contengano anche uranio proveniente dalle centrali nucleari elvetiche. Ma il caso riguarderebbe anche altri paesi, che fanno ricorso ai centri di rigenerazione inglese e francese.

swissinfo e agenzie

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