Gli utili della Banca nazionale per una vecchiaia più serena?
Gli utili netti della Banca nazionale svizzera (Bns) vanno versati all'Avs, salvo un miliardo di franchi, eventualmente indicizzato, a favore dei cantoni. Questo, il tenore dell'iniziativa lanciata mercoledì a Berna dal Comitato «Per un'Avs più sicura».
Nel mese di aprile del 2000, un comitato composto prevalentemente da personalità politiche socialiste, s’era costituito per reagire, con un proprio progetto, agli attacchi mossi dall’Udc di Christoph Blocher al sistema svizzero delle assicurazioni sociali. L’Udc discusse allora dell’eventuale innalzamento dell’età di pensionamento a 68 anni e della riduzione delle prestazioni dell’Avs, allo scopo di spingere ognuno ad assumersi la responsabilità del proprio futuro, sgravando così lo Stato dall’onere di assicurare un trattamento di vecchiaia uguale per tutti. L’obiettivo, in definitiva, era quello di puntare verso la privatizzazione del sistema di assicurazioni sociali.
Il primo progetto del comitato «Per un’Avs più sicura» prevedeva che, per assicurare nuove entrate all’Avs, oltre agli utili della Bns concorresse anche l’imposta federale sulle successioni. Dopo un’ampia consultazione, il comitato ha infine preferito limitare la sua iniziativa popolare ai soli utili della Bns. E ieri ha tenuto a Berna un’assemblea per approvare il testo dell’iniziativa e deciderne il lancio. La raccolta delle centomila firme necessarie comincerà in aprile e dovrà concludersi con successo entro 18 mesi.
Il testo dell’iniziativa («breve, chiaro e preciso», l’ha definito la consigliera nazionale socialista di Losanna, Marlyse Dormond) propone d’introdurre nella Costituzione federale questa disposizione: «L’utile netto della Banca nazionale è versato al fondo di compensazione dell’assicurazione vecchiaia e superstiti, salvo una parte annuale di 1 miliardo di franchi che è versata ai cantoni. La legge può prevedere un’indicizzazione di questa somma».
«Se la nostra iniziativa avrà successo» – ha detto il presidente del comitato, il consigliere nazionale socialista di Basilea, Rudolf Rechsteiner – «non avremo bisogno di altri aumenti dell’Iva fino al 2012-2015». Rechsteiner ha infatti contestato le previsioni, secondo lui sbagliate, che vogliono un’evoluzione negativa delle finanze dell’Avs per giustificare l’introduzione di nuove tasse e imposte. D’altra parte, anche «la ricetta dei partiti borghesi» che prevede di ottenere più soldi dalle casse pensioni (il cosiddetto «secondo pilastro«) non può funzionare, poiché «non è detto che i guadagni in borsa degli ultimi anni si ripeteranno».
L’appello del comitato, per voce del suo presidente onorario, l’ex-consigliere federale Hans-Peter Tschudi, è quindi rivolto alla «solidarietà tra generazioni». «L’Avs non è un lusso, ma è una conquista sociale che corrisponde ai bisogni degli anziani e che noi dobbiamo aver cara», ha detto Tschudi. Il suo appello è stato accolto dall’organizzazione dei giovani socialisti (Juso), che ha deciso di sostenere il comitato promotore nella raccolta delle firme.
Tra gli altri nomi che compongono il comitato, spiccano quelli dell’ex-presidente del Ps Helmut Hubacher, dell’ex-municipale di Zurigo Emilie Lieberherr e della ex-capogruppo parlamentare del Ps Ursula Hafner. Vi aderisce anche il consigliere nazionale democristiano del Vallese, Odilo Schmid. Per la raccolta delle firme – che sarà avviata durante le Fiere di Basilea e di Berna – si sono inoltre messe a disposizione diverse associazioni di anziani.
Silvano De Pietro
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