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“Green Power”, dalla nicchia alla massa

Le energie alternative alla ricerca di un mercato disposto a pagare il prezzo dell'innovazione Keystone

Si sono dati appuntamento a St. Moritz oltre 170 rappresentanti dei produttori di energie rinnovabili. Al centro dei lavori della prima conferenza europea del "Green Power Marketing", il contesto economico e sociale di un mercato dell'energia elettrica sempre più libero. Il traguardo è trovare la ricetta per rendere appetibile, ad una maggiore fetta di consumatori, un prodotto ecocompatibile.

Già dalle prime relazioni si è delineato il panorama in cui si muovono le energie rinnovabili, in particolare l’energia idroelettrica, solare ed eolica. Nel consumo totale europeo di chilowatt, la “forza verde” non rappresenta infatti che una minima parte del totale. Le energie convenzionali, essenzialmente fossili, rappresentano ancora quasi il 90 per cento del fabbisogno del continente.

A questa situazione si aggiungono le specifiche realtà nazionali, con le diverse legislature che definiscono sensibilmente il mercato. Roberto Vigotti, relatore al seminario engadinese ed esponente dell’ex monopolista italiano Enel, ha affermato che “le differenti legislazioni nazionali creano delle possibilità molto eterogenee nei rispettivi mercati, ma il ruolo dello stato rimane centrale nel definire le condizioni quadro”.

In particolare il riferimento è volto ai pesi nordici e alla Germania che sostengono, attraverso facilitazioni fiscali e pagamenti diretti, le energie alternative, facendone rientrare il prezzo nell’ambito della competitività. In Svizzera, è stato indicato più volte, la prova del mercato non è ancora arrivata, ma attraverso le aziende di distribuzione regionali è possibile, ormai da anni, acquistare energia solare.

Ma su questa nuova dimensione del mercato pesa ancora il pregiudizio di incompatibilità fra commercio e ecologia. La produzione che segue criteri ambientali causa dei costi aggiuntivi non indifferenti che pesano chiaramente sul potenziale cliente. Ed è ancora una minoranza, lo confermano le cifre, ad utilizzare coscientemente le risorse.

È infatti possibile utilizzare coscientemente i consumi, come mezzo di protezione dell’ambiente. Il traguardo è quello di mobilitare, attraverso l’informazione, quella grande massa latente, potenzialmente attenta ai problemi ambientali che fin ora non ha fatto uso di queste possibilità.

In definitiva il problema è il far capire che anche l’elettricità è un prodotto. “Come si comprano i prodotti biologici – ha affermato Wüstenhagen – attraverso la liberalizzazione del mercato, si potrà acquistare a discrezione energia pulita o quella convenzionale”.

Per questo è necessario differenziare un unico prodotto, poco percettibile per sua natura, già dalla sua produzione. “Solo attraverso la comunicazione – ha sottolineato anche il rappresentante dell’ Programma energetico delle Nazioni Unite, Mark Radka – si potrà differenziare l’energia prodotta dalle centrali a carbone da quella idroelettrica e sensibilizzare dunque l’opinione pubblica sulle conseguenze ambientali del proprio comportamento.

In un contesto mondiale infatti, sia lo sfruttamento delle risorse che la loro distribuzione hanno conseguenze notevoli che vanno cambiate con una progressiva svolta a cui deve partecipare innanzitutto l’economia. Ma appunto l’economia ha le sue regole di domanda e offerta e dunque i produttori devono trovare, dapprima nel contesto dei paesi sviluppati, un ponte di fatti e prodotti che convinca gli acquirenti.

Per questo il marketing delle aziende produttrici deve riuscire a definire una strategia convincente e individuare il segmento di mercato, disposto ad aprire un po’ di più del solito il borsellino per le spese energetiche.

Con la liberalizzazione del mercato si arriva però a quella che a St. Moritz è stata definita la “trasparenza alla presa”, cioè la possibilità per l’utente di conoscere esattamente la provenienza dell’oro bianco che muove elettrodomestici, pompe e computer.

Per rendere visibile e riconoscibile il prodotto verde è nata la certificazione, cioè il controllo della produzione rispettosa dell’ambiente da parte di istanze indipendenti. Gran parte delle aziende rappresentate al Meeting, dispone già di impianti, sia idraulici, sia eolici o solari che dispongono di un marchio.

Dalla Scandinavia agli Stati Uniti i marchi però sono prolificati, creando a detta del responsabile del seminario, Rolf Wüstenhagen, “un disordine che non permette più al consumatore e alla consumatrice di scegliere con chiarezza. Chi è disposto a pagare di più per dare un contributo alle generazioni future, deve poterlo fare con la certezza della bontà del prodotto”.

Dunque il settore, per “uscire dalla nicchia e raggiungere il mercato”, come indicato dal sottotitolo del congresso è necessario un cambiamento culturale. “Penso che l’esempio svizzero, dove ovunque si vedono pannelli solari sulle scuole e sulle case – ha notato Vigotti nel suo colloquio con swissinfo – sia esemplare. Solo dal momento in cui le energie alternative faranno parte della quotidianità di ognuno, ci potrà essere un mutamento di mentalità”.

“Certo non basterà – ha aggiunto Wüstenhagen – a salvare la terra dall’effetto serra, ma sarà un contributo e l’economia deve rendersi conto delle sue responsabilità anche a livello propositivo. Il successo di partecipazione a questo appuntamento mi sembra incoraggiante”.

Un successo di partecipazione per il convegno sul “Green Power Marketing” che però non garantisce ancora le vendite ai fornitori di energia pulita. Infatti, malgrado lo spirito e il prodotto ecologico, i partecipanti perseguono evidentemente dei fini aziendali di cui si delineano appena le potenzialità.

Daniele Papacella, St. Moritz

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