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I sindacati continueranno a lottare contro i “salari della vergogna”

Paul Rechsteiner (a sinistra) e Serge Gaillard, presidente e segretario generale dell'USS, durante la conferenza stampa Keystone

I negoziati salariali per il 2001 sono stati sostanzialmente positivi. Questo il bilancio dei sindacati, che ora reclamano una politica fiscale più sociale con una riduzione dell'IVA.

Un anno di trattative sindacali dure che in qualche settore ha portato anche a manifestazioni di piazza e a interruzioni del lavoro ma che alla fine è risultato pagante, almeno secondo l’Unione sindacale svizzera. La compensazione del rincaro è di nuovo un valore di riferimento fondamentale e l’evoluzione dei salari ha portato in molti ambiti ad aumenti reali sostanziali, ha osservato il presidente dell’USS Paul Rechsteiner in occasione della conferenza stampa annuale, lunedì a Berna.

La centrale sindacale non intende tuttavia abbassare la guardia. Se la campagna “no a salari netti inferiori ai 3000 franchi” ha dato i suoi frutti, in particolare nel commercio al dettaglio e per i lavoratori delle imprese di pulizia, per l’USS molto resta ancora da fare.

I salari di centinaia di migliaia di uomini e donne fissati nei contratti collettivi si situano tutt’ora su importi che rasentano lo scandalo, ha ricordato Rechsteiner. Per eliminare questi “salari della vergogna” l’Unione sindacale accorderà un’importanza prioritaria alla politica salariale anche nel corso del 2001, un’azione che fungerà da esercizio pratico in vista dell’entrata in vigore delle misure di accompagnamento all’accordo bilaterale con l’UE sull’apertura del mercato del lavoro.

Nel corso del 2001 i sindacati daranno battaglia anche sull’11esima revisione dell’AVS, inaccettabile nella versione presentata dal governo e quasi pronta per essere trattata dal parlamento. Se la questione della pensione anticipata non sarà regolata in maniera più sociale per i redditi medi e bassi il referendum è programmato, ha annunciato Rechsteiner.

Altro grande tema per l’USS nell’anno in corso sarà la formazione professionale che malgrado i miglioramenti lascia ancora a desiderare, in particolare riguardo alle misure d’integrazione per i figli degli immigrati.

Ma è sulla politica fiscale che i sindacati hanno attirato l’attenzione. In particolare con la proposta di ridurre l’IVA che in qualità di tassa indiretta colpisce maggiormente i bassi redditi e le famiglie. Una misura, ha subito precisato il segretario centrale dell’USS Serge Gaillard, che dovrebbe essere attuata solo se rimangono soldi dopo aver utilizzato l’eventuale surplus di bilancio per la riduzione del debito pubblico e per il finanziamento delle assicurazioni sociali.

In nessun caso l’aumento dell’IVA deve essere compensato con una diminuzione dell’imposta federale diretta come chiede lo schieramento borghese per favorire le famiglie benestanti, ha sottolineato Gaillard.

Ma l’attacco indiretto all’IVA portato dall’Unione sindacale appare in netto contrasto con alcune posizioni importanti del partito socialista. Il PS ha infatti lanciato un’iniziativa popolare per il finanziamento parziale della sanità pubblica attraverso l’IVA ed è l’unico partito che difende a spada tratta l’adesione all’Unione europea, adesione che obbligherebbe la Svizzera ad aumentare il tasso IVA ad un minimo del 15percento.

Luca Hoderas

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