Il Consiglio degli Stati non vuole tassare i guadagni da capitale
I guadagni privati conseguiti in borsa non devono essere tassati. Dopo il Consiglio nazionale, anche la Camera alta ha bocciato l'iniziativa popolare dei sindacati, che chiede di tassare con un aliquota del 25 per cento i guadagni da capitale.
Lanciata dall’Unione sindacale svizzera in reazione alle euforie borsistiche degli anni 1997 e 1998, l’iniziativa non ha trovato scampo nemmeno al Consiglio degli Stati: i senatori l’anno respinta per 27 voti contro i 5 dei rappresentanti socialisti.
Il progetto chiede in sostanza di tassare con un’aliquota del 25 per cento tutti i guadagni in capitale (divise, titoli, opzioni e tutti i generi di derivati finanziari) conseguiti a livello individuale, accordando l’esenzione agli utili inferiori ai 5000 franchi.
Per la maggioranza della commissione una tassa di questo genere sarebbe incompatibile con l’attuale imposizione del patrimonio, richiederebbe un grande dispendio amministrativo e risulterebbe tutto sommato poco redditizia. Un gettito tra i 100 e i 400 milioni di franchi l’anno costituisce una stima più realistica rispetto alla cifra di 400-900 milioni avanzata dai promotori. L’iniziativa si rivelerebbe inoltre incoerente, ha fatto notare il relatore della commissione Fritz Schiesser (PLR/GL): “Il progetto vuole tassare i guadagni ma non permette di dedurre eventuali perdite”.
L’unica voce che si è levata in favore dell’iniziativa dell’USS è stata quella di Gian-Reto Plattner (PS/BS): “È assolutamente insopportabile che alcuni non paghino un centesimo allo Stato su guadagni ingentissimi e contemporaneamente chi ha redditi ben più modesti, cioè la maggioranza dei cittadini, versi da bravo contribuente la propria parte”.
Anche il senatore socialista ha riconosciuto che il progetto non è esente da qualche lacuna, e per questo avrebbe preferito l’elaborazione di un controprogetto, ma ha contestato che l’applicazione presenti difficoltà sproporzionate. I gestori di patrimoni attualmente già tengono una contabilità precisa e dettagliata per i loro clienti, ha fatto notare Plattner.
Il ministro delle finanze Kaspar Villiger ha mostrato comprensione per le richieste di equità fiscale dell’iniziativa, ribadendo tuttavia i molti difetti che hanno spinto il governo a respingerla. Difetti non solo tecnici ma anche economici nel suo complesso: “Il Consiglio federale non vuole aumentare la quota fiscale, ma piuttosto stabilizzarla o diminuirla per mantenere la concorrenzialità della Svizzera a livello inernazionale”.
Considerata la grande mobilità dei capitali, pronti a fuggire altrove se le condizioni di investimento peggiorano, si tratta perciò di trovare un compromesso accettabile politicamente dalla popolazione che favorisca anche la produzione di ricchezza.
La gran parte delle operazioni finanziarie prese di mira dall’iniziativa, ha osservato il ministro, sono già oggi comprese nella fiscalità delle società, mentre la tassa sul patrimonio prende in considerazione anche l’aspetto della giustizia fiscale. Per Villiger rifiutare l’iniziativa è dunque nell’interesse di tutto il paese, un “no” che può essere senz’altro sostenibile anche da un punto di vista etico.
Luca Hoderas
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