Il crollo del dollaro mette in crisi le altre valute
Prosegue il tonfo del biglietto verde. In questi giorni ha registrato un nuovo primato negativo nei confronti dell’euro e il suo livello più basso rispetto al franco degli ultimi 7 anni.
Il calo del dollaro rischia di compromettere le esportazioni dell’economia svizzera, che spera in una ripresa nel 2004.
La debolezza del dollaro comincia a preoccupare seriamente i paesi europei, tra cui anche la Svizzera.
Rispetto al franco, la valuta americana ha ormai toccato il suo livello più basso da 7 anni a questa parte: il valore del dollaro è sceso in questi giorni a 1,23 franchi. Appena tre anni fa bisognava ancora sborsare 1,80 franchi per comperare un biglietto verde.
Altrettanto netto il cedimento del dollaro nei confronti dell’euro: la valuta europea si è rafforzata di circa il 50% nel giro di soli due anni. Mentre alla fine del 2001, l’euro valeva soltanto 88 cents americani, attualmente il suo valore è salito ad oltre 1,27 dollari.
E il dollaro sta perdendo terreno su quasi tutti i fronti: nel 2003 il biglietto verde ha abbandonato il 15% del suo valore rispetto ad un paniere comprendente le principali valute mondiali. Il suo più forte calo dal 1987.
Debolezza voluta
Nei confronti del franco, il dollaro si ritrova ormai ai suoi livelli più bassi da 7 anni a questa parte.
“A quei tempi il franco si era notevolmente rafforzato durante la crisi che aveva colpito soprattutto l’Asia. Oggi è invece la debolezza del dollaro a spiegare questo rapporto” indica a swissinfo Lorenz Burkhalter, consulente finanziario presso la società Burkhalter Asset Management.
Una debolezza che sembra appositamente voluta: “Si ha l’impressione che gli americani stiano cercando di risanare la loro economia attraverso un dollaro debole”.
La fragilità del dollaro sembra infatti contraddire i dati economici che giungono da alcuni mesi dagli Stati uniti. Diversi indicatori rivelano infatti chiari segnali di ripresa dell’economia americana.
Ma, come noto, la bilancia commerciale americana registra da anni un pesante deficit nei confronti di molti paesi europei e, soprattutto, di quelli asiatici.
Secondo molti analisti, gli Stati uniti stanno quindi tentando ancora una volta di abbassare artificialmente il dollaro per agevolare le loro esportazioni e rendere più care le importazioni.
“Dai commenti dei dirigenti economici e finanziari americani, tra cui anche quelli della Fed (la banca centrale USA), non traspare in ogni caso nessuna volontà di sostenere le quotazioni del dollaro” osserva ancora Lorenz Burkhalter.
Banche centrali europee impotenti
La strategia americana non è nuova: negli ultimi decenni gli Stati uniti hanno regolarmente lasciato cadere il loro dollaro per rimettere in moto la loro congiuntura. Spesso a scapito delle economie dei paesi concorrenti.
“L’indebolimento del dollaro è un problema che concerne tutta l’Europa. La Svizzera non può influire da sola sul corso della valuta americana” ha affermato appena pochi giorni fa il presidente della Banca nazionale svizzera, Jean-Pierre Roth.
Ma anche per i paesi dell’Unione europea vi è poco margine di manovra per contrastare le mossa americana. Nonostante il crescente malcontento dei leader politici ed economici europei, le possibilità di intervento della stessa Banca centrale europea sono molto ridotte.
Freno alle esportazioni
Mentre la fiacchezza del dollaro delizia i turisti svizzeri che intendono recarsi negli Stati uniti, per diversi settori economici rappresenta invece un problema non indifferente.
“Seppure prevedibile, questo indebolimento del dollaro pesa particolarmente sulle imprese svizzere di esportazione, poiché si rivela molto forte e in tempi molto brevi” spiega a swissinfo Rudolf Walser, capoeconomista di economiesuisse.
“Non va dimenticato che circa il 30 % delle esportazioni svizzere vengono assorbite da paesi dell’aera del dollaro (USA e altri paesi che hanno legato la loro valuta al dollaro)”.
Per l’analista dell’organizzazione mantello delle imprese svizzere, la debolezza del dollaro influirà negativamente su alcuni settori economici – come l’industria degli orologi, delle macchine e il settore del turismo – ma non dovrebbe tuttavia frenare il rilancio dell’economia svizzera.
Stabilità con l’euro determinante
“Gli effetti del dollaro debole non dovrebbero essere troppo drammatici per la Svizzera, dal momento che ci troviamo probabilmente all’inizio di una nuova fase di ripresa dell’economia mondiale, a cominciare proprio da quella americana e da quella asiatica” spiega Rudolf Walser.
A suo avviso, la situazione sarebbe molto preoccupante se questo cedimento della valuta americana dovesse avvenire in un momento di indebolimento della situazione economica mondiale.
Attualmente, invece, proprio il rilancio economico negli Stati uniti e in altri paesi dovrebbe apportare importanti impulsi congiunturali anche per la Svizzera.
Per l’economia elvetica è molto più importante la stabilità del franco nei confronti dell’euro, dal momento che il 60% delle esportazioni svizzere concernono l’aera dell’euro.
“Attualmente il rapporto tra franco ed euro può essere considerato praticamente ideale per l’economia svizzera: il franco si è leggermente indebolito nei confronti della valuta europea” aggiunge Walser.
“Speriamo che questo rapporto possa mantenersi, almeno fino al momento in cui si sarà concretizzata la ripresa dell’economia svizzera”.
swissinfo, Armando Mombelli
Un dollaro equivale attualmente a 1,23 franchi.
Tre anni fa valeva oltre 1,80 franchi.
Un euro costa ormai 1,27 dollari.
Due anni fa bastavano 88 cents per comperare un euro.
Nel 2003 il dollaro ha perso il 15% rispetto alla media delle principali valute mondiali (il più forte calo dal 1987).
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