In viaggio con Carlos
Un'esperienza piacevole, iniziata nel migliore dei modi ma finita con una piccola delusione.
Vissuta in prima persona.
“Chissà se mi prenderà qualcuno” penso preoccupata mentre esco dalla stazione di Burgdorf, punto di partenza della mia esperienza.
La colonna di “Carlos” è lì, sulla strada principale. Tre metri d’altezza, uno schermo incorporato, pieno di polvere. In alto, una tabella nera con la scritta “Carlos”.
Andata…
L’elaborazione elettronica è un po’ lenta. Ci vuole pazienza e un dito fermo sulla casella giusta. Poi, ecco apparire la lista delle località.
Premo su Krauchtal, inserisco due franchi, prendo lo scontrino che darò all’automobilista e guardo verso la tabella nera. Ecco apparire la scritta: Meta del viaggio, Krauchtal. Dopo 8 minuti qualcuno si ferma.
Il tragitto da Burgdorf a Krauchtal si snoda attraverso una campagna aperta e rigogliosa. Alle porte del paese, in alto, nascosto fra il verde, un imponente edificio colpisce la mia attenzione.
“E’ la montagna più alta della Svizzera”, dice sorridendo il veterinario che mi ha dato il passaggio, “ci vogliono 5 minuti per salire e 20 anni per scendere” e allude al fatto che l’edificio in questione è il carcere maschile di Thorberg.
“E’ peccato”, dice il veterinario, “l’idea di Carlos sarebbe buona ma non viene utilizzata. Il raggio d’azione è troppo limitato. Se sulla lista figurasse Berna, il servizio funzionerebbe molto meglio.”
…e ritorno?
Arrivata a Krauchtal mi metto alla ricerca della colonna di “Carlos”. Eccola lì, vicino al negozio di fiori.
“Da quando l’hanno installata ho visto sì e no tre persone che aspettavano”, dice la fiorista.
“Peccato, sarebbe un’ottima idea, ma è mal concepita”, aggiunge, mentre racconta che Krauchtal si trova fra il carcere maschile di Thorberg e quello femminile di Hindelbank: “Ogni tanto i detenuti mi chiedono di portare delle rose alle fidanzate che si trovano nell’altro carcere”.
Mi avvicino alla colonna e ripeto l’operazione al computer. Nel caso in cui non dovesse prendermi nessuno tramite il computer posso mettermi in contatto con un taxi e ottenere il 10% di sconto.
Scelgo una nuova località ma sulla tabella non appare niente. Ripeto l’operazione, ancora niente. Via computer mi metto in contatto con il servizio di manutenzione delle colonne.
“Non so cosa dirle”, mi spiega gentilmente l’addetto all’altro capo del filo. Ma dopo lunghi minuti ecco apparire la località da me scelta.
Mi rimetto bene in vista, accanto alla colonna. Dopo un quarto d’ora ancora nessuno si è fermato.
Cambio località, Burgdorf, nell’altra direzione, il centro più grande. Per altri venti minuti alcune macchine, non molte a dire il vero, mi passano accanto, senza fermarsi.
In stazione con il taxi
Alla fine, un po’ delusa, chiamo, via computer, un taxi. “Veniamo subito ma non per due franchi”, precisa la voce all’altro capo della linea.
Capisco di aver aspettato nel momento sbagliato al posto sbagliato di arrivare in una destinazione sbagliata. Anche questo è un punto debole di “Carlos”.
Meno di dieci minuti più tardi siedo, rassicurata, in un taxi. “Per noi Carlos non è una concorrenza”, sottolinea il tassista. Un’affermazione che a questo punto non metto certamente in dubbio.
swissinfo, Elena Altenburger, Burgdorf
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