“No a una Svizzera da 10 milioni”: domenica il verdetto della votazione clou dell’anno
Dopo un'intensa campagna, domenica si saprà quale sarà il destino dell’iniziativa popolare "No a una Svizzera da 10 milioni". L’ultimo sondaggio dava un leggero vantaggio al "no". Il testo mira a fissare un tetto massimo alla popolazione limitando drasticamente l’immigrazione. Incerto anche l’esito del referendum sulla legge che intende inasprire le condizioni di accesso al servizio civile.
L’esito del voto di domenica sarà seguito con attenzione anche oltre i confini svizzeri. Il carattere senza precedenti del testo presentato dall’Unione Democratica di Centro (UDC, destra conservatrice) ha già suscitato l’interesse della stampa internazionale durante la campagna. Mentre altri Paesi si interrogano sulla crescita della loro popolazione, in caso di accettazione dell’iniziativa popolare la Svizzera diventerebbe il primo Stato al mondo a inserire un limite demografico fisso nella propria legislazione.
Primo partito del paese, l’UDC vuole limitare la popolazione a 10 milioni di persone entro il 2050. Le misure dovrebbero essere adottate non appena si raggiungerà la soglia dei 9,5 milioni. Alla fine del 2025, la Svizzera contava poco più di 9,1 milioni di abitanti.
Le misure da prendere per limitare la crescita demografica riguarderebbero prima di tutto il settore dell’asilo: ad esempio, le persone ammesse a titolo provvisorio non potrebbero più ottenere un permesso di soggiorno e il ricongiungimento familiare sarebbe limitato.
I provvedimenti potrebbero però toccare anche l’immigrazione dai Paesi vicini. In ultima istanza, la Confederazione dovrebbe infatti denunciare l’Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione Europea (UE).
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Durante la campagna, i toni dei dibattiti tra i due schieramenti sono stati molto accesi. Il fronte dei fautori dell’iniziativa ha insistito sulla pressione esercitata dall’immigrazione, ritenuta responsabile di tutta una serie di problemi: dalla crescente urbanizzazione all’aumento degli affitti, dalla carenza di alloggi alla saturazione dei trasporti e di altre infrastrutture. Non da ultimo, l’immigrazione causerebbe un aumento della criminalità e una perdita di punti di riferimento culturali.
Il testo è stato anche presentato come un mezzo per restituire alla Svizzera maggiore autonomia in materia di politica migratoria, in particolare nei confronti dell’UE.
L’UDC si è ritrovata da sola contro tutti in questa campagna. Tutte le altre formazioni politiche, così come gli ambienti economici, hanno combattuto l’iniziativa. Il fronte del “no” ha soprattutto sostenuto che un tetto massimo alla popolazione metterebbe a rischio la prosperità della Svizzera, che dipende in gran parte dalla manodopera straniera. Anche il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento si sono opposti al testo, ritenendo in particolare che metterebbe in discussione la via bilaterale con l’UE.
Anche l’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) si è espressa contro l’iniziativa, temendo che una sua accettazione possa mettere a rischio la libera circolazione delle persone e compromettere lo status dei circa 480’000 svizzeri residenti nell’UE. Dai sondaggi è del resto emerso un netto rifiuto del testo tra i membri della Quinta Svizzera.
All’inizio della campagna, il campo del “sì” e quello del “no” erano alla pari. Poi il secondo ha guadagnato terreno, fino a diventare maggioranza. L’ultimo sondaggio dava il “no” in testa al 52%. L’istituto gfs.bern si aspetta una bocciatura dell’iniziativa e non intravede un’ondata di protesta in grado di invertire la tendenza. Nulla è però ancora deciso.
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La revisione della legge sul servizio civile in bilico
Durante la campagna in vista delle votazioni del 14 giugno, i riflettori sono stati puntati soprattutto sull’iniziativa promossa dall’UDC e il secondo tema sottoposto al giudizio del popolo è rimasto un po’ in ombra.
La modifica della legge sul servizio civile, che prevede un inasprimento delle condizioni per accedervi, ha suscitato molta meno attenzione.
Eppure, il risultato della votazione potrebbe influenzare la vita di diverse migliaia di giovani ogni anno.
Il servizio civile è stato introdotto nel 1996 quale alternativa al servizio militare obbligatorio per gli obiettori di coscienza, che fino ad allora erano condannati a pene detentive. Il numero di ammissioni al servizio civile ha continuato a crescere nel corso degli anni, fino a raggiungere la cifra record di 7’211 l’anno scorso.
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Votazioni del 14 giugno: bisogna limitare l’accesso al servizio civile?
In un contesto geopolitico teso, contraddistinto dalla guerra in Ucraina, il Consiglio federale e la maggioranza borghese del Parlamento hanno deciso di adottare misure volte a preservare gli effettivi dell’esercito. L’obiettivo della riforma è di rendere il servizio civile meno attraente, al fine di ridurre il numero di coloro che optano per esso da 7’200 a 4’000 all’anno, ovvero una diminuzione di oltre il 40%.
Il progetto è stato attaccato tramite referendum da un’alleanza di partiti e associazioni, in particolare il Partito socialista, i Verdi e il Partito evangelico svizzero.
Durante la campagna, il campo del “no” alla riforma ha sottolineato il ruolo essenziale del servizio civile per la società, in particolare nei settori che devono far fronte a una carenza di manodopera. Inoltre, a detta di chi si oppone, la revisione legislativa non rafforzerà in modo significativo l’esercito, nella misura in cui i soldati potranno sempre essere esonerati dal servizio per motivi medici.
Questi argomenti sembrano aver fatto almeno in parte breccia. All’inizio della campagna, il “sì” era chiaramente in vantaggio, ma poi ha perso progressivamente terreno. Nell’ultimo sondaggio della SSR, i due schieramenti erano testa a testa. Si tratta di un’evoluzione insolita, dato che i progetti sostenuti dalle autorità tendono, in genere, a guadagnare consensi nel corso della campagna.
Secondo l’istituto gfs.bern, la dinamica è “più favorevole” al campo del “no”. Tuttavia, l’esito della votazione resta molto aperto.
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Articolo a cura di Samuel Jaberg
Traduzione di Daniele Mariani
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