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Iniziativa “Strade per tutti”

L'iniziativa è stata lanciata dall'Associazione traffico e ambiente Keystone

La modernità richiede mobilità, nessuno lo mette in discussione. Il traffico motorizzato, uno dei pilastri dell'odierna mobilità, comporta però problemi di sicurezza e di salute, in particolare nei centri abitati.

È vero che negli anni tra il 1970 e il 1998 in Svizzera, nonostante il parco veicoli sia aumentato di due volte e mezza, il numero degli incidenti è aumentato solo del 4,3 per cento, mentre netta è stata la diminuzione del numero di vittime.

Nell’arco di tempo considerato, il numero di morti è diminuito del 25 per cento, quello dei feriti del 65 per cento. Tuttavia, nel 1998 gli incidenti stradali negli abitati hanno causato ben 222 morti e 16’848 feriti. In totale, i morti per incidenti stradali sono stati più di 600. Inoltre, il traffico è anche fonte di rumore e di inquinamento. In molte località svizzere già da anni si è cercato di rispondere ai rischi legati al traffico, a cui sono esposti soprattutto bambini e anziani, creando zone in cui il limite di velocità è fissato a 30 km/h.

L’iniziativa popolare denominata “per una maggiore sicurezza stradale grazie alla velocità massima di 30 km/h nelle località, con eccezioni” – o in forma abbreviata “Strade per tutti” – vuole ora affrontare la questione a livello nazionale. Lanciata dall’Associazione traffico ambiente (ATA) e consegnata alla Cancelleria federale nel marzo del 1999 con 112’395 firme valide, l’iniziativa chiede di fissare nella Costituzione federale un limite generale di velocità di 30 km/h negli insediamenti.

A determinate condizioni, le autorità competenti – nella fattispecie quelle cantonali – potrebbero concedere delle deroghe. Sulle strade principali un aumento della velocità massima sarebbe ad esempio possibile se fossero garantite la sicurezza degli utenti della strada e la protezione dall’inquinamento, in particolare da quello fonico. Ad un anno dall’eventuale approvazione dell’iniziativa, le autorità competenti sarebbero tenute ad emanare le necessarie disposizioni d’applicazione.

Le proposte avanzate dall’iniziativa “Strade per tutti” rappresentano in un certo senso un ribaltamento della situazione attuale per quel che riguarda i limiti di velocità nei centri abitati. Oggi il limite di velocità generale nelle località è di 50 km/h; la creazione di zone a velocità inferiore necessita di un’autorizzazione. Con l’eventuale approvazione dell’iniziativa, sarebbero le strade con il limite di 50 km/h a costituire l’eccezione.

Dal punto di vista delle competenze, l’iscrizione di una velocità massima nella Costituzione equivale ad una parziale limitazione delle facoltà del Consiglio federale, a cui la revisione della legge federale sulla circolazione stradale del 1975 aveva affidato la competenza di limitare la velocità dei veicoli a motore su tutte le strade.

Gli obiettivi dell’iniziativa, vale a dire l’incremento della sicurezza sulle strade nelle zone abitate e la riduzione dell’inquinamento, sono fuori discussione e lo stesso Consiglio federale nel suo messaggio alle Camere ha sottolineato di condividerli pienamente. Il Governo non approva però gli strumenti scelti dall’iniziativa per raggiungere i suo scopi e ha perciò invitato popolo e Cantoni a respingerla.

In particolare, il Consiglio federale ritiene che un semplice limite di velocità sia insufficiente a modificare il comportamento degli automobilisti e che per imporre i 30 km/h negli abitati sarebbero necessarie costose misure d’accompagnamento. Le condizioni poste dall’iniziativa per concedere delle deroghe al limite generale di velocità sarebbero poi troppo rigide e impedirebbero di innalzare la velocità anche su molte strade principali. Il limite generale ridurrebbe inoltre eccessivamente lo spazio di manovra di cantoni e comuni.

Pur non volendo presentare un controprogetto all’iniziativa, il Governo ha tuttavia promesso un pacchetto di misure che facilitino la creazione di zone a velocità ridotta negli abitati. La maggioranza dei parlamentari ha seguito le indicazioni del Consiglio federale: il Consiglio Nazionale ha respinto l’iniziativa con 118 voti contro 68, il Consiglio degli Stati con 31 voti contro 9. Compatto il sostegno di socialisti e verdi all’iniziativa e altrettanto netta l’opposizione dei partiti borghesi, tranne poche eccezioni.

Andrea Tognina

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