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L’Italia sta sorpassando la Francia negli scambi commerciali con la Svizzera

I prodotti farmaceutici figurano nei primi posti fra le importazioni svizzere in Italia Keystone

Gli ultimi dati sull'import-export con gli altri paesi europei non lasciano dubbi. Secondo la Camera di commercio svizzera a Milano, l'Italia sta scalzando la Francia nella classifica degli scambi e si avvia a diventare il secondo partner commerciale della Confederazione dopo la Germania. Flessibilità e qualità della produzione delle piccole e medie imprese del Bel Paese sono stati i fattori che hanno permesso di spiazzare i cugini transalpini.

La svolta era cominciata già nei primi mesi del 2000, ma in estate il flusso commerciale tra Svizzera e Italia ha registrato un’ulteriore impennata. A luglio, il valore delle importazioni svizzere dall’Italia ha toccato i 7’713 milioni di franchi, con un incremento del 13,6 percento rispetto all’inizio dell’anno, mentre quello con la Francia è sceso a 7’880 milioni segnando l’1 percento in meno.

L’export elvetico verso l’Italia è stato pari a 5’764 milioni di franchi con un 8,2 percento in più, quello diretto in Francia ha registrato un aumento di appena il 3,2 percento, raggiungendo i 6’510 milioni di franchi. In settembre per le importazioni francesi è andata peggio: 2,8 percento in meno, mentre a novembre c’è stato un leggero recupero dell’1 percento. Rispetto a luglio, le importazioni della Confederazione dall’Italia hanno subito una lieve diminuzione, dal 13,6 al 12,7 percento pari 11’885 milioni di franchi.

Una frenata che comunque non pare destinata ad arrestare la scalata dell’Italia verso il secondo posto. “Sicuramente ce la faremo a guadagnare la seconda posizione. L’accorciarsi della distanza nel primo semestre del 2000 è stata una vera sorpresa. Il prodotto interno lordo della Francia è superiore a quello dell’Italia, che però è più aperta e ricettiva” ha spiegato Carl Minder, presidente della Camera di commercio svizzera nel capoluogo lombardo.

Secondo Alessandra Modenese-Kauffmann, direttrice e segretaria generale della Camera di commercio, i distretti industriali italiani riescono a fronteggiare meglio i fattori congiunturali: “Il cambio – ha precisato – non influisce più sul contenimento dei costi. Le piccole e medie imprese della Penisola sono più flessibili e sanno adattarsi meglio dei francesi alle esigenze del mercato. Inoltre, il prodotto italiano, che è all’avanguardia, oggi viene ancora più apprezzato”.

Attualmente l’export italiano nella Confederazione è rappresentato da prodotti chimico-farmaceutici e del tessile-abbigliamento, come pure da apparecchiature e macchine non elettriche; si importano, invece, metalli preziosi, prodotti dell’industria manifatturiera e della chimica-farmaceutica.

Per i responsabili della Camera di commercio, l’entrata in vigore degli Accordi bilaterali tra Svizzera e Unione Europea darà nuovi impulsi agli scambi con l’Italia. Perciò, si organizzeranno delle iniziative per sensibilizzare gli operatori svizzeri sulle opportunità offerte dal mercato italiano e s’intensificheranno i rapporti con la grande realtà produttiva del Nord Est. Per la primavera prossima partirà una campagna informativa sui sette accordi con l’Ue, rivolta agli imprenditori italiani che guardano con sempre più interesse alla Confederazione.

Libero D’Agostino

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