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La cittadella fra le montagne incantate

Il palazzo dei congressi, dove si svolge il forum, è presidiato come una fortezza Keystone

Davos, metà turistica di fama internazionale, in questi giorni del Forum economico mondiale ha assunto l'aspetto di una città assediata. Ovunque, sulle vie del centro, si incontrano agenti di polizia e militari. Il centro dei congressi è circondato dagli sbarramenti e dal filo spinato. Numerosi presunti manifestanti sono già stati fermati lungo le vie d'accesso alla cittadina.

Una cosa la si sapeva già dalla vigilia del Forum: le misure di sicurezza sarebbero state ancora più imponenti degli scorsi anni. E allora, imboccando a Landquart la strada cantonale che attraverso la Prettigovia porta a Davos, non siamo troppo sorpresi di incontrare mezzi militari che trasportano grate di metallo e filo spinato. Né siamo troppo sorpresi degli assembramenti di guardie delle fortezze a Fideris, né del posto di blocco della polizia tra Klosters e Davos.

Gli agenti ci fermano, ci chiedono i documenti, controllano il bagagliaio. Sono piuttosto gentili, sui loro volti si legge una sorta di imbarazzo. Sanno di avere a che fare con dei giornalisti e certo preferirebbero trovarsi altrove, più lontani dagli occhi del mondo.

Davos nel tardo pomeriggio di mercoledì si presenta in una veste relativamente tranquilla. La polizia è onnipresente, alcuni agenti sono armati di scudi, caschi e fucili per i lacrimogeni, ma la tensione appare piuttosto contenuta. Facciamo un primo sopralluogo attorno al centro dei congressi, dove si terrà il forum. Ancora ci si può muovere liberamente, i controlli non sono molto severi.

Colgo alcuni brani di un discorso fra due agenti ticinesi. Parlano di un documentario su una manifestazione in Italia, che probabilmente hanno visto per prepararsi a Davos. Si chiedono come reagirebbero se sabato, durante la prevista manifestazione non autorizzata, dovessero trovarsi soli faccia a faccia con dei manifestanti malintenzionati.

Verso sera cominciano a circolare le prime informazioni su persone bloccate lungo le vie di accesso di Davos. Nessuno conosce cifre esatte. Si parla di un furgoncino di Indymedia, un gruppo di giornalisti “alternativi”, fermato dalla polizia, perquisito e rimandato indietro. Altre persone sono state fermate alla frontiera. Qualcuno comincia a dubitare che la manifestazione di sabato possa effettivamente aver luogo.

Giovedì, il primo giorno del Forum, le misure di sicurezza si fanno più pressanti. A partire dalle prime ore del pomeriggio diventa impossibile, per chi è sprovvisto del badge ufficiale del Forum, transitare a piedi a fianco del palazzo dei congressi. O si accetta di fare una lunga deviazione a piedi o si prende l’autobus. Lungo l’asse viario principale, Davos Dorf e Davos Platz sono divise.

La questione dei controlli lungo le vie d’accesso a Davos anima le discussioni fra giornalisti. Se ne parla anche alla conferenza stampa di inaugurazione di “Public Eye on Davos”, la manifestazione alternativa al Forum organizzata dalla Dichiarazione di Berna insieme ad altre organizzazioni non governative.

“Come svizzero, ritengo le misure di controllo inaccettabili” dice Peter Bosshard, segretario della Dichiarazione di Berna. “La polizia ci ha assicurato che chi vorrà assistere alle conferenze nel quadro di Public Eye on Davos potrà arrivare fin qui”, aggiunge la responsabile della manifestazione Jolanda Piniel, “purché abbia un aspetto ‘normale'”. E Miriam Behrens, di Pro Natura, fa sapere che anche un esponente della sua associazione è stato fermato mercoledì sera in treno.

Fra il pubblico della conferenza stampa di Public Eye è presente anche David, un esponente del coordinamento anti-OMC, il gruppo che ha lanciato la manifestazione di sabato. Ricorda l’episodio del furgoncino di Indymedia, che trasportava computer e volantini e commenta: “Qui viene violato il diritto di esprimersi liberamente”.

Dalle informazioni frammentarie che giungono sui controlli lungo la strada e la ferrovia, una cosa sembra trasparire con evidenza: in assenza di criteri oggettivi per separare gli eventuali facinorosi da tutti coloro che sono in viaggio verso Davos, la polizia controlla a naso. Con il rischio di agire arbitrariamente. Secondo l’esponente del coordinamento anti-OMC, l’accesso a Davos sarebbe stato impedito addirittura a degli indigeni.

Il gerente di un albergo racconta ad un collega che per portare la figlia a scuola prende le strade secondarie, violando sensi unici e divieti d’accesso, pur di non perdere tempo nei controlli. E una signora in una tabaccheria sulla via principale mi dice: “Sembra di essere in uno stato militare”.

Intanto dalle agenzie si apprende che la polizia cantonale, a detta del suo portavoce Alois Hafner, sta valutando la possibilità di utilizzare il colaticcio contro i manifestanti. E il settimanale “Facts” riporta i risultati di un sondaggio, secondo cui il 58 per cento degli svizzeri riterrebbe giustificata una manifestazione a Davos, purché pacifica.

Andrea Tognina, Davos

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