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La protesta dei camionisti: «In Svizzera niente aree attrezzate»

L'assenza di aree di sosta: un disagio in più per i camionisti, già confrontati con le lunghe attese in colonna Keystone

Dopo una Pentecoste all'insegna del caos per la viabilità comasca, giovedì si fa il bis con il Corpus Domini. La chiusura della dogana svizzera per la festività religiosa in Ticino provoca inevitabilmente nuove colonne di Tir in attesa. Oltre ai disagi sulla rete stradale, ai camionisti si presenta poi il solito problema: la mancanza, da entrambe le parti della frontiera, di aree di sosta per gli automezzi pesanti, dotate di servizi.

Un gruppo di investitori elvetici vorrebbe correre ai ripari. È infatti allo studio la possibilità di trasformare il terreno di Bodio, su cui un tempo sorgeva l’acciaieria Monteforno, in un parcheggio con una capacità di un migliaio di posti, accanto a un motel, uffici e una fabbrica. Il progetto, da 20 milioni di franchi, per ora però è destinato a rimanere sulla carta. Il governo ticinese, insieme ad altri Cantoni, non intende realizzare nuove aree di sosta per i Tir, né potenziare quelle esistenti.

I camionisti dovranno quindi continuare a fare i conti con il deficit infrastrutturale. «I posteggi sono sempre stracolmi – dice Luciano Breda, diretto da Treviso in Francia con il suo carico di mobili -. Le aree sono poche e troppo piccole». Sulla stessa linea anche Rinaldo e Carlo, diretti in Olanda: «Le aree di sosta non sono attrezzate. In Francia è tutta un’altra cosa: ampi spazi, lavandini, docce e acqua potabile ovunque. Ci sono anche giardini, parchi giochi per i bambini e la filodiffusione dappertutto».

I transalpini, che del transito dei Tir stanno facendo un business, sembrano dunque imbattibili. E la Confederazione non regge al confronto con la Francia. «Poco prima delle 22, quando scatta il divieto di circolazione notturno, è impossibile trovare un posto – afferma Salvatore Accica, di Terni -. I ristoranti poi sono carissimi». Insomma un coro di proteste con un’unica nota positiva.

Il nuovo parcheggio nell’area ex Monteforno è naturalmente ben visto dagli autotrasportatori. «I servizi in più sono sempre utili – commenta Fabio Liviero dell’Oltrepò pavese -. Il motel però a noi non serve. Non c’è modo di farlo rientrare nelle spese». Il progetto, promosso da alcuni investitori, tra cui il consigliere nazionale Ulrich Giezendanner, titolare di una ditta di trasporto nel Canton Argovia, prevede la costruzione di un parcheggio e di altre strutture su una superficie di 350mila metri quadrati. Inoltre è prevista la creazione di un centinaio di nuovi posti di lavoro.

Ma il passaggio alla fase di realizzazione non sembra essere dietro l’angolo, come conferma una portavoce del dipartimento ticinese del Territorio: «È politicamente impossibile affrontare la questione». Il Consiglio di Stato non intende cedere nella guerra al traffico pesante. Berna non ha ancora adottato misure concrete per risolvere l’emergenza Tir. Nel frattempo il Ticino non vuole diventare un parcheggio per i Tir. Nuovi spazi a disposizione per i camion non farebbero altro che aumentare il traffico, con il pericolo di paralizzare anche le strade cantonali.

Intanto però la situazione potrebbe sbloccarsi nell’area di confine. Un società di operatori del porto di Gioia Tauro sarebbe interessata a realizzare l’autoporto tra Como e il Ticino. Un progetto, di cui si parla da anni, che potrebbe finalmente approdare alla fase decisiva.

Elisabetta Pisa

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