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Lavoro nero e grigio nel mirino di governo e sindacati

In Svizzera la parte del Prodotto interno lordo derivante dal settore primario è stato nel 1999 del 2,6 percento swissinfo.ch

In Svizzera anche i lavoratori clandestini, categoria nella quale rientrano coloro che sono privi dei regolamentari permessi di soggiorno e di lavoro, possono essere iscritti alle assicurazioni sociali. Sembra assurdo, ma questa pratica nella Confederazione si verifica in particolare nel settore economico primario, quello cioè dell'agricoltura. Una pratica che il governo elvetico si appresta però a sradicare.

La vicenda del consigliere nazionale Udc vodese Jean Fattebert ha sollevato pubblicamente l’ambiguità del lavoro «grigio» nell’agricoltura. Il parlamentare ha recentemente dichiarato di impiegare, nei suoi campi di tabacco, operai polacchi senza permesso di soggiorno, ma iscritti presso le assicurazioni sociali.

Se il lavoro «nero» legalmente non esiste, il lavoratore in «grigio» è almeno dichiarato dal datore di lavoro alle assicurazioni sociali, ha spiegato all’agenzia di stampa svizzera ATS Jürg Brechtbühl, vice direttore dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS).

«La cassa di compensazione non verifica se il lavoratore dispone di un permesso di lavoro: parte dal presupposto che il datore di lavoro che annuncia un dipendente all’AVS sa che tutti i permessi sono in ordine», precisa Brechtbühl.

Protezione sociale

Se il lavoratore paga il suo contributo all’AVS, beneficia pure delle assicurazioni invalidità (AI), perdita di guadagno e disoccupazione. E se il salario supera i 24.000 franchi all’anno, il datore di lavoro è tenuto a costituire un secondo pilastro (LPP). Per quanto concerne l’assicurazione infortuni, visto che non è nominativa, il datore di lavoro può assicurare collettivamente i suoi impiegati.

Questa possibilità di far beneficiare i clandestini delle assicurazioni sociali concretizza una protezione sociale elementare, spiega Anne Küng Gugler, segretaria del Gruppo di lavoro federale di lotta contro il lavoro nero. Si tratta dello stesso tipo di protezione offerta ai bambini di clandestini, che possono frequentare le scuole.

Situazione precaria

Per i sindacati la situazione dei lavoratori in «grigio» è migliore di quelli in «nero», ma rimane, comunque, precaria. Anche se beneficiano di un minimo di protezione sociale, «possono veramente difendere i loro diritti rispetto ai loro datori di lavoro?», si chiede Jean-Claude Prince, segretario presso l’Unione sindacale svizzera.

I lavoratori in «grigio» riceverebbero salari più elevati se fossero in situazione regolare, secondo Jamshid Pouranpir del sindacato Unia. Per il sindacalista inoltre è inammissibile il fatto che i lavoratori «in grigio», nonostante paghino le assicurazioni sociali, non possano beneficiare di tutte le prestazioni.

Un clandestino ad esempio, non può ricevere le indennità di disoccupazione. Se le reclamasse, l’amministrazione constaterebbe infatti che non possiede un permesso di lavoro. Inoltre è raro che i lavoratori immigranti ricevano l’AVS. Bisogna infatti aver pagato i contributi per almeno un anno per beneficiare della rendita.

Scambio di informazioni

La lotta contro il lavoro «grigio» in futuro potrebbe diventare più efficace. Attualmente la comunicazione tra i diversi servizi amministrativi è in pratica inesistente. Il Segretariato di stato dell’economia (seco) sta redigendo il progetto per una nuova legge federale contro il lavoro illecito.

Il nuovo testo contiene una disposizione che prevede una messa in rete parziale dei dati amministrativi. Ciò significherebbe che i dati dell’AVS, dell’assicurazione disoccupazione e del registro degli stranieri possano venir consultati dagli inquirenti, precisa Anne Küng Gugler.

I diversi servizi avrebbero inoltre l’obbligo di informarsi reciprocamente della scoperta di persone e lavoratori in situazione illegale. Il messaggio dovrebbe essere a tetto entro la fine dell’anno e sottoposto alle Camere nel 2002.

swissinfo e agenzie

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