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Le società elettriche contrarie all’uscita dal nucleare

Il 90 percento dell'approvvigionamento elettrico della Confederazione viene prodotto dalle aziende elettriche che fanno parte dell'associazione mantello Elettricità svizzera swissinfo.ch

Le società elettriche e i gestori di centrali atomiche si oppongono alle iniziative volte ad abbandonare il nucleare o a prolungare la moratoria. Sono invece tendenzialmente favorevoli al controprogetto del Consiglio federale, ma solo con le modifiche. Lo hanno ribadito giovedì a Berna in un convegno organizzato in occasione della sessione del Forum svizzero dell'energia in collaborazione con l'Associazione svizzera per l'energia atomica (ASPEA).

I produttori di elettricità hanno presentato la loro posizione, che si oppone categoricamente alle iniziative «Uscire dal nucleare» e «Moratoria Plus» che propongono rispettivamente l’abbandono dell’atomo ed il rinnovo per altri dieci anni della moratoria sulla costruzione delle centrali nucleari.

Invece il progetto di revisione della legge sull’energia nucleare – contro-progetto indiretto alle iniziative – «presenta elementi di una buona regolamentazione, orientata verso il futuro», ha rilevato Carl Mugglin, presidente delle Überlandwerke. La nuova legge non limiterebbe la durata di vita delle cinque centrali attuali, ma sottoporrebbe a referendum facoltativo la costruzione di ogni ulteriore impianto.

Affinché possa essere sosteuto dai produttori di elettricità il progetto va però modificato, ha detto Mugglin: il divieto di riutilizzare combustibile esausto va stralciato, così come il principio della responsabilità solidale tra i gestori di centrali, considerato discriminatorio nei confronti di altri rami economici. Deve invece tornare nella legge la disposizione che impone alla Confederazione di risarcire la società elettrica nel caso le venga tolta l’autorizzazione d’esercizio senza che vi sia stata colpa da parte dell’impresa. Infine, la legislazione deve permettere una soluzione internazionale al problema delle scorie.

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