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Mandato di negoziato in ottobre sull’evasione fiscale con l’UE

L'Unione europea avvierà nei prossimi mesi negoziati con sei Paesi terzi sul tema dell'evasione fiscale. Il consiglio dei ministri dell'economia e delle finanze (Ecofin) ha infatti fissato martedì una tabella di marcia relativamente al dossier dell'imposizione fiscale dei non residenti, tema che tocca da vicino la Svizzera.

Il commissario Frits Bolkestein, che di recente ha incontrato a Berna il consigliere federale Kaspar Villiger, ha detto che l’Ecofin affiderà un mandato di negoziato alla Commissione europea entro ottobre. Ma non tutti i dettagli sono stati regolati e anzi «il perimetro del mandato non è ancora stato definito», ha detto il primo ministro del Lussemburgo Jean-Claude Juncker, il quale è stato chiaro: nella lotta all’evasione, che prevede la costituzione di un sistema di scambio automatico di informazioni tra le varie autorità fiscali, il Lussemburgo vuole una «soluzione europea», valida per tutti.

Il Lussemburgo accetterà di partecipare a tale sistema solo se i Paesi terzi, Svizzera in testa, faranno altrettanto. In caso contrario, per quanto riguarda la tassazione dei risparmi dei non residenti, il Granducato si limiterà ad applicare la soluzione dell’euroritenuta, per altro già proposta da Villiger. «Il Lussemburgo non vuole fare più delle altre piazze finanziarie» prese di mira dall’UE, che sono quella elvetica, americana, del Liechtenstein, monegasca, di Andorra e di San Marino.

La stessa posizione è stata sostenuta dal ministro delle finanze austriaco Karl-Heinz Grasser, il quale ha detto che il suo Paese non è per nulla disposto ad abolire il segreto bancario, se nel contempo si permetterà alla Svizzera di mantenere il suo e di beneficiare di un trattamento fiscale meno rigoroso rispetto a quello riservato ai Quindici. Grasser ha quindi chiesto che la posizione di Vienna venga inserita nel progetto di rapporto della presidenza svedese che sarà presentato al vertice di Göteborg dei prossimi 16 e 16 giugno.

Nel documento si afferma in particolare che la Svizzera, pur non accettando di partecipare allo scambio automatico di informazioni, è pronta a varare misure «equivalenti»: ma per Austria e Lussemburgo, le soluzioni di «euroritenuta» sui risparmi accettate dalla Svizzera non sono equivalenti per nulla. Villiger incontrando il 22 maggio il commissario Bolkestein a Berna, aveva ribadito che il segreto bancario non è negoziabile. Si era però detto pronto a trattare sull’introduzione di una «euroritenuta» sui redditi da interessi dei non residenti, da riversare poi al fisco dei loro paesi d’origine.

I ministri Grasser e Juncker hanno affermato che la presidenza svedese dell’UE ha una visione troppo elastica dell’equivalenza, mentre la Commissione europea ha cercato di minimizzare i dissensi interni, definendo «non sorprendenti» i commenti austriaci e lussemburghesi. Secondo Bolkestein, i negoziati sulla fiscalità con i paesi terzi saranno condotti unicamente dalla Commissione UE: il premier Juncker ha invece detto che alle trattative dovrebbero partecipare anche la presidenza dell’Unione.

swissinfo e agenzie

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