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Mediazione del governo basilese nello sciopero della Zeba

Il picchetto degli scioperanti davanti all'entrata della lavanderia Zeba SA di Basilea Keystone

Il governo basilese ha offerto la propria mediazione per porre fine allo sciopero alla lavanderia Zeba, come pure posti di lavoro statali per la metà della sessantina di lavoratori di vecchia data, i cui salari sono stati ridotti in media di 700 franchi.

Il capo del Dipartimento basilese delle finanze Ueli Vischer ha sottolineato, dopo un incontro cui ha convocato scioperanti e direzione, che il governo vuole solo «accompagnare» le nuove trattative tra parti sociali, senza assumere esso stesso il ruolo di negoziatore. Vischer non ha saputo dire dove lo Stato potrà trovare i posti di lavoro promessi. Nuove trattative sono previste per sabato.

I sindacati si sono dichiarati solo parzialmente soddisfatti delle proposte del governo, che li ha invitati a togliere il blocco allo stabilimento. Un membro della commissione aziendale ha dichiarato di non capire perché sia stata proposta una soluzione solo per la metà dei lavoratori colpiti.

Venerdì, nel terzo giorno dello sciopero indetto per una durata indefinita, lavoratori e sindacalisti hanno di nuovo sbarrato l’accesso alla lavanderia. La polizia non è però intervenuta come aveva fatto giovedì per far entrare chi era disposto a lavorare.

I dipendenti della Lavanderia centrale di Berna (Zentralwäscherei Bern AG) sono intanto costretti alle ore supplementari per lavare la biancheria sporca respinta dagli scioperanti a Basilea, ha indicato un portavoce del Sindacato edilizia e industria (SEI). Finora non sembra esserci stata resistenza, nonostante le esortazioni dei sindacati SEI, VPOD e FLMO «a lasciare per terra i panni sporchi basilesi».

Non è così facile convincere i dipendenti della lavanderia a solidarizzare con i colleghi basilesi, ha detto il portavoce, perché hanno paura e guadagnano relativamente bene rispetto ad altri dipendenti di lavanderie.

swissinfo e agenzie

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