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Nucleare: la Germania rinuncia ed in Svizzera si rilancia il dibattito

Tute speciali per i lavoratori della centrale nucleare di Leibstadt, la più moderna e grossa delle cinque centrali atomiche svizzere Keystone

La Germania rinuncia all' energia nucleare in base ad un accordo raggiunto tra il governo e le industrie del settore. La decisione rilancia il dibattito in Svizzera tra pro ed anti-nucleari attorno alla revisione della legge sull'energia atomica.

In base allo storico accordo, che prevede per ciascuna delle 19 centrali nucleari tedesche una durata di vita di 32 anni a partire dalla sua entrata in servizio, l’ultimo impianto in attività dovrà chiudere i battenti nel 2021: si tratterà della centrale di Neckarwestheim-II, nella regione del
Baden-Wuerttemberg (sudovest), della potenza di 1.269 Megawatt.

Nel corso dell’attuale legislatura, che terminerà nel 2002, un’altra centrale, quella di Obrigheim (340 Megawatt), pure nel Baden-Wuerttemberg, dovra essere fermata, perchè entrata in servizio nell’ottobre 1968. La rinuncia all’energia atomica, che fornisce attualmente alla Germania quasi un terzo della sua elettricità, è uno dei punti chiave dell’accordo di governo tra i socialdemocratici del cancelliere Schroeder ed i Verdi guidati dal ministro degli esteri Joschka Fischer e da Juergen Trittin. I negoziati per giungere all’accordo con gli industriali del settore, che chiedevano un’uscita più lenta dal nucleare, sono stati lunghi – i primi contatti esplorativi risalgono al 14 dicembre 1998 – e laboriosi.

L’accordo prevede inoltre che dal luglio 2005 la Germania proibirà il trattamento delle scorie nucleari, che finora venivano processate – anche se di fatto dal 1998 non vi erano state più spedizioni – in Francia a La Hague ed in Gran Bretagna a Sellafield. In tale prospettiva, il governo di Bonn dovrà cercare soluzioni alternative per l’immagazzinamento di tali residui radioattivi.

La decisione tedesca di chiudere la sua ultima centrale nucleare entro il 2021 ha delle ripercussioni anche in Svizzera. La notizia della rinuncia della Germania al nucleare (quarto Paese a scegliere questa opzione dopo Svezia, Austria ed Italia) arriva infatti in Svizzera proprio nel momento in cui si conclude la procedura di consultazione del progetto di legge sull’energia nucleare che propone un prolungamento di dieci anni dell’attuale decreto sull’energia atomica del 1978, l’entrata in vigore dell’ordinanza sul fondo per lo smantellamento delle scorie radioattive, la modifica di quella sulla responsabilità civile in materia nucleare e l’autorizzazione per il deposito intermedio di scorie a Würenlingen.

Nel progetto di legge, che costituisce un controprogetto alle due iniziative «Corrente senza nucleare» e «Moratoria più», il Consiglio federale non ha precisato alcun limite sulla durata di utilizzazione delle centrali. La prima iniziativa esige che Mühleberg e Beznau I e II siano disattivate al più tardi due anni dopo l’accettazione del testo in votazione, la seconda prevede la proroga di 10 anni del blocco della costruzione delle centrali e il contenimento del rischio atomico

In Svizzera il nucleare fornisce il 40 per cento dell’elettricità. I costi di produzione sono però superiori di oltre 0,5 centesimi il kilowattora di quelli della Francia, grande produttrice di energia nucleare. Per la Svizzera l’abbandono dell’energia nucleare potrebbe costare 40 miliardi di franchi, secondo uno studio presentato a Berna lo scorso mese di febbraio dalle cinque centrali elvetiche.

Proprio mercoledì, alla vigilia della conclusione della consultazione della nuova legge sull’energia nucleare, i promotori dell’iniziativa popolare «Corrente senza nucleare» avevano preteso che la durata di vita delle centrali nucleari fosse limitata ad un massimo di 30 anni, opponendosi dunque al nuovo progetto di legge sull’energia atomica che propone la chiusura dopo 40 anni di attività, ciò che equivarrebbe ad un’uscita dal nucleare scaglionata tra il 2009 ed il 2024.

Gli ambientalisti dal canto loro domandano l’interruzione dell’arricchimento del barre di uranio sin dall’entrata in vigore della nuova legislazione. Le nuove norme sono però giudicate antidemocratiche perché il popolo non può decidere sulla concessione di ogni impianto nucleare. Le rivendicazioni di «Corrente senza nucleare» sono appoggiate da 45 000 persone che hanno firmato un documento in tal senso.

Da rilevare infine che la Cooperativa nazionale per l’immagazzinamento delle scorie radioattive Cisra, ha speso l’anno scorso 30,5 milioni di franchi per le sue attività di ricerca. Ciò rappresenta una riduzione del 22,5 per cento rispetto al 1998. Stando al rapporto di gestione pubblicato giovedì, la riduzione delle spese è dovuta in particolare alla conclusione delle trivellazioni a Benken, nel Weinland zurighese, per le quali sono stati utilizzati 12,1 milioni di franchi.

La cooperativa ha ulteriormente sviluppato la cooperazione con organizzazioni internazionali mettendo loro a disposizione i laboratori del Grimsel (nel Canton Berna) e del Mont Terri (nel Jura). Il centro del Grimsel ospita oramai sedici organizzazioni che lavorano congiuntamente a otto programmi e quella del Mont-Terri sette organizzazioni. Per la gestione dei due laboratori sono stati utilizzati 2,3 milioni di franchi, mentre grazie alla cooperazione internazionale si sono avute entrate pari a 3,5 milioni di franchi (1,8 milioni nel 1998).

swissinfo e agenzie

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