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Passa anche dalla Svizzera l’armonizzazione della tassazione sui risparmi in Europa

Segreto bancario swissinfo.ch

I Quindici sono riusciti a mettersi d'accordo sul progetto di armonizzazione della tassazione sui risparmi. I negoziati con i Paesi terzi come la Svizzera, possono così iniziare su una base concreta. Berna dovrà trovare soluzioni equivalenti.

I negoziati tra la Svizzera e l’Unione europea sulla tassazione del risparmio dei non residenti inizieranno il prossimo anno. La Svizzera rientra infatti nell’elenco dei Paesi terzi, che comprende anche Lietchenstein, San Marino, Andorra e Monaco. Secondo l’intesa, che era già stata raggiunta lo scorso 20 giugno al vertice di Feira dei ministri delle finanze dell’Unione europea, i negoziati con i Paesi terzi e con i territori dipendenti ed associati (che sono l’Isola di Mann, le Isole del Canale ed i paradisi caraibici) dovranno concludersi entro il 2002 quando i Paesi terzi, Svizzera compresa, saranno pronti ad adottare misure equivalenti.

Le misure equivalenti che anche la Svizzera dovrà adottare, prima di diventare esecutive dovranno però essere ancora oggetto di una decisione all’unanimità dei Paesi membri dell’Unione europea. A quel punto dunque, il Lussemburgo, ad esempio, potrà ancora imporre il proprio veto se non sarà soddisfatto delle concessioni ottenute da parte della Svizzera o di altri Paesi terzi.

Secondo questo accordo la Svizzera dovrebbe dunque tassare in futuro tutti gli interessi maturati da investimenti fatti da cittadini dell’Unione europea con una ritenuta alla fonte o tramite uno scambio di informazioni con le autorità fiscali comunitarie. Attualmente, gli interessi finanziari dei capitali di cittadini dell’Unione europea depositati in Svizzera non sono soggetti ad imposizione fiscale all’interno della Comunità europea.

E qui entra l’accordo sul pacchetto fiscale raggiunto dai ministri delle finanze dei Quindici a Bruxelles che prevede di applicare una ritenuta del 15 percento sui risparmi per i primi tre anni e del 20 percento per i quattro anni successivi, ossia fino al 2010. Da quella data in poi non dovrebbero più sussistere problemi perché l’Unione europea pensa che si giungerà all’entrata in vigore definitiva dello scambio di informazioni tra le autorità fiscali sui redditi finanziari che i cittadini comunitari ricavano da depositi fatti all’estero e, quindi, anche nelle banche elvetiche.

In Svizzera, però, questa prospettiva non convince i principali interessati, poiché implicherebbe la soppressione del segreto bancario, un’ipotesi sulla quale la Confederazione è fermamente contraria e nemmeno disposta a negoziare, come ha ribadito più volte anche ai rappresentanti dell’Unione europea il ministro svizzero delle finanze Kaspar Villiger.

La decisione adottata a Bruxelles non inquieta nemmeno i banchieri elvetici. Il portavoce dell’Associazione svizzera dei banchieri Thomas Sutter ha ribadito che per le banche non cambia nulla nonostante l’accordo sulla fiscalità, dal momento che spetta al Dipartimento delle finanze portare avanti le trattative con l’Unione europea. Il portavoce del Dipartimento federale delle finanze (DFF) Daniel Eckmann, ha aggiunto che la Confederazione è disposta a trovare una «soluzione equivalente», basata sul modello elvetico dell’imposta preventiva.

La Svizzera vuol dunque conservare il segreto bancario, ma non vuole nemmeno inimicarsi l’Unione europea, partner economico privilegiato. Per questa ragione il Consiglio federale considera che non è nell’interesse del Paese attirare transazioni che mirino ad aggirare eventuali norme comunitarie. La Svizzera cercherà quindi di rendere tali operazioni poco attraenti, conservando tuttavia il segreto bancario.

A sostegno della posizione svizzera vi sono poi dichiarazioni di esperti come quella del professor Hans Geiger, dell’Istituto di studi bancari dell’Università di Zurigo, il quale giudica positiva per la Svizzera la decisione adottata dal consiglio dei ministri delle finanze dell’Unione europea, dal momento che le disposizioni prevedono in un primo tempo un’alternativa all’obbligo di fornire informazioni e permettono, quindi, di preservare il segreto bancario. Segreto bancario che secondo il professor Geiger non sarà neppure messo sotto pressione dopo il 2010, dal momento che la protezione della personalità assumerà sempre più importanza politica all’interno dell’Unione europea nei prossimi anni.

Sergio Regazzoni

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