Quali effetti sull’economia svizzera del ribasso dei tassi americani ?
La banca centrale americana ha sorpreso molti operatori con il repentino ribasso dello 0.5 dei tassi d'interesse. L'economia americana e le borse esultano. L'economista Silvano Toppi propone un'analisi delle conseguenze per la Svizzera.
Gli indici borsistici della nuova e vecchia economia scendono sino al punto di rottura, la produzione industriale è in calo, le ordinazioni interne e per l’esportazione stagnano, il consumo dà segnali piuttosto pessimistici, le vendite natalizie sono state scoraggianti, si attende per venerdì un rapporto sul mercato del lavoro deludente, si prevede un rallentamento delle spese nelle tecnologie dell’informazione nella prima metà di quest’anno, il dollaro perde quota nei confronti delle altre monete: non è ancora recessione per gli Stati Uniti ma i rischi di recessione sono elevati. Il governatore della Banca centrale americana, la Federal Reserve, Alan Greenspan, agisce con sorprendente rapidità e, a mercati ancora aperti, anticipa tutti con un intervento che vuole segnare l’inversione di rotta: allenta la morsa monetaria, abbassa il costo del denaro in misura notevole e lascia capire che, se sarà necessario, continuerà su questa strada. L’inversione di rotta è subito cominciata a suon di primati per gli indici borsistici; riprende quota il dollaro; richiederà maggior tempo d’azione l’economia ma l’iniezione di fiducia c’è già stata.
Quali effetti potrebbe avere questa mossa americana sull’economia svizzera?
Si dovrebbe trarne innanzitutto una lezione di politica monetaria. La Federal Reserve sa usare prontamente gli strumenti monetari (tassi d’interesse, massa monetaria), con decisione ma sopratutto con anticipo, giocando in contropiede, dandosi delle priorità (che non sono solo quelle di escludere l’inflazione), senza rituali e altoparlanti. L’efficacia è immediata e grande. Banca nazionale svizzera e sopratutto Banca centrale europea, che hanno spesso sbagliato in questo campo, con conseguenze gravi, hanno da imparare.
Un rallentamento dell’economia svizzera nel corso dell’anno non è escluso, in particolar modo in termini di flessione degli investimenti ed anche della domanda; c’è da augurarsi che con la stessa prontezza americana si agisca sul costo del denaro evitando gli errori del passato che hanno causato alla Svizzera e all’Europa il considerevole stacco dagli Stati Uniti e frenando l’attuale ingiustificata tendenza al rialzo dei tassi (soprattutto ipotecari) ed anche dei costi delle operazioni bancarie.
Il dollaro, che era in calo, ha ripreso forza sul franco svizzero e sull’euro. Si cominciava a temere un effetto boomerang sulle esportazioni, anche per il calo della domanda americana: il riequilibrio è quindi possibile, anche se una riconquistata forza del dollaro può essere penalizzante per un’economia da rianimare. Riaumenta comunque la forza attrattiva degli Stati Uniti che era in fase di perdita nelle ultime settimane: tornerà a crescere l’esportazione di capitali, di investimenti ed anche di industrie verso quel paese, ciò che non è sempre di vantaggio per la Svizzera e l’Europa. D’altronde il circolo è vizioso: senza un’America fiorente e non recessiva non si può sperare in una Svizzera e in un’Europa in crescita. L’effetto imitativo delle Borse sta a confermarlo.
Silvano Toppi
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