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Rapporto francese sul riciclaggio: ampio spazio nella stampa di mezza Europa

Vincent Peillon e Arnaud Montebourg, rispettivamente presidente e relatore della commissione parlamentare francesi che ha mosso pesanti accuse contro la Svizzera Keystone

Il giorno dopo le dure accuse mosse alla Svizzera dal rapporto della commissione parlamentare francese che si occupa di riciclaggio di denaro, la notizia è ampiamente discussa dalla stampa svizzera. Qualche eco anche sulla stampa internazionale, soprattutto francese.

La stampa svizzera, non poteva essere diversamente, ha dato grande risalto alle accuse provenienti dalla Francia. Ma ormai abituata agli attacchi alla piazza finanziaria elvetica, cerca di fare una distinzione netta tra critiche motivate ed oggettive e accuse complessive dal sapore più che altro politico. E offre spazio anche alle reazioni del Dipartimento federale delle finanze (DFF).

«La Svizzera aiutante di chi ricicla?», titola la Neue Zürcher Zeitung, chiarendo fin dal punto interrogativo la cautela con la quale affronta le critiche della commissione guidata dai deputati socialisti Vincent Peillon e Arnaud Montebourg.

La NZZ mette tuttavia in rilievo le proposte concrete di riforma della legge sul riciclaggio avanzate dal rapporto, che giudica degne di essere discusse. In una colonna di commento il quotidiano si chiede però se l’azione di Peillon e Montebourg non miri, piuttosto che all’effettiva lotta al riciclaggio, ad un ampio controllo statale sul movimento di capitali.

Il bernese Bund titola significativamente il commento alla vicenda, relegata come nella NZZ alle pagine d’economia, «Il nuovo Saint-Just francese». Pur riconoscendo le buone intenzioni del relatore della commissione Montebourg, il Bund osserva che «il problema della credibilità dei moralisti sta nei dettagli».

Movendo accuse generiche, il rapporto perderebbe d’efficacia. Ma il quotidiano bernese invita comunque la Svizzera ad accoglierlo positivamente, come stimolo a migliorare il cammino intrapreso verso la trasparenza della piazza finanziaria.

Anche il «Tages Anzeiger», pur mettendo in rilievo il fatto che molti paesi dell’Unione europea devono ancora darsi una legislazione anti-riciclaggio e che quindi non sono veramente legittimati a lamentarsi della situazione svizzera, invita la Svizzera a tener conto delle critiche.

Nel commento intitolato «Indignazione come sintomo», il quotidiano ricorda che dalla sua introduzione nel 1998, la legge svizzera sul riciclaggio, basandosi sull’auto-disciplina nel settore non bancario, non ha sortito i risultati sperati e che è spesso servita solo a «mitigare la cattiva coscienza» del mondo politico elvetico.

Il quotidiano romando Le Temps, analogamente alla NZZ, pubblica separatamente le proposte concrete di riforme contenute nel rapporto francese. In un breve commento – «Non sottovalutare le critiche» – riconosce i numerosi limiti del lavoro di Montebourg, ma invita anche a rilevare le discrepanze che nel rapporto stesso emergono tra le autorità federali e gli ambienti bancari da una parte e la magistratura dall’altra. Il Dipartimento delle finanze, afferma Le Temps, farebbe bene a chiedersi se la legge sul riciclaggio non sia insufficiente, per non dover rispondere anche in futuro alle critiche provenienti dall’estero.

Fra i quotidiani della Svizzera italiana, il Corriere del Ticino legge il rapporto soprattutto come «prima bordata nella lotta contro il segreto bancario». Il rapporto francese – «un attacco immotivato» – servirebbe quindi a preparare il terreno per una lunga campagna destinata ad obbligare la Svizzera ad abbandonare uno strumento che non piace all’Unione europea.

Il Giornale del popolo ospita un’intervista a Giovanni Antonio Colombo, delegato alle questioni monetarie del DFF, il quale ritiene che il rapporto mescoli «aspetti pertinenti, erronei e in parte anche polemici», concludendo che la sua portata debba essere «molto relativizzata».

Toni altisonanti invece in parte della stampa italiana: «Banche svizzere complici del riciclaggio», titola il Corriere della Sera, che si limita però a riassumere i contenuti del rapporto e a ricordare la «reazione stizzita di Berna». La Repubblica, che titola «Parigi: la Svizzera covo del riciclaggio», nota che il rapporto pubblicato mercoledì non è duro come quelli su Monaco e il Liechtenstein», ma che rileva comunque il «documento assume a volte il tono della requisitoria».

Più sfumato il titolo del Sole24ore: «Parigi a Berna: riciclaggio». Il quotidiano osserva che «lo scontro è duro e senza precedenti anche perché l’azione della commissione parlamentare, seppure priva di reali conseguenze, ha in passato fatto da battistrada al pugno duro del governo di Lionel Jospin». E dà uno spazio particolarmente ampio alle reazioni da Berna, ricordando i giudizi positivi dati dall’OCSE sulla legge svizzera anti-riciclaggio.

Da parte della stampa francese, la tendenza appare invece quella di accogliere piuttosto acriticamente il rapporto parlamentare. «La Svizzera pungolata dai deputati francesi» scrive Le Figaro, che continua: «Le banche svizzere continuano ad accogliere i capitali di ogni provenienza».

«In Svizzera si continua a riciclare» titola invece Libération, ricordando che «uno sguardo ai principali affari finanziari scoppiati in Francia dimostra il ruolo chiave giocato dalle banche e dalle società finanziarie svizzere.» E osserva ancora:» Gli istituti finanziari elvetici non si impegnano particolarmente a denunciare i loro clienti sospetti».

Le Monde infine cita ampi stralci del documento della commissione Montebourg, mettendo in rilievo, analogamente a Libération, i legami tra la piazza finanziaria svizzera e gli scandali finanziari francesi.

Andrea Tognina

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