Test svizzero per i bovini europei?
I ministri dell'agricoltura dell'UE hanno deciso martedì di rendere sistematici i test per accertare la presenza del "morbo della mucca pazza". Azienda leader nel settore è la svizzera Prionics e il suo metodo è già utilizzato in numerosi paesi europei.
In questi giorni si accavallano le notizie attorno alla Encefalopatia spongiforme bovina (BSE) – il cosiddetto “morbo della mucca pazza” – e all’analoga malattia di Creutzfeldt-Jakob, che colpisce gli esseri umani.
Dal fronte scientifico giungono notizie che fanno ben sperare: Adriano Aguzzi, professore all’Università di Zurigo, ha annunciato mercoledì alcune scoperte che in prospettiva potrebbero portare a nuovi test, più sensibili di quelli attuali, e forse allo sviluppo di terapie per frenare il decorso della malattia di Creutzfeldt-Jakob.
Sul piano politico, il problema del “morbo della mucca pazza” è diventato prioritario nell’agenda dell’Unione europea. Nonostante le reticenze di alcuni paesi scandinavi e dell’Austria, che ritengono le loro mandrie bovine esenti dal morbo, i 15 ministri dell’agricoltura europei hanno raggiunto martedì un accordo sull’utilizzo sistematico di test per accertare la presenza della BSE nei bovini. Dal 1° gennaio del 2001 il test interesserà i bovini morti per cause non accertate. Dal luglio 2001, il dovrebbe essere esteso a tutti i bovini che al momento della macellazione hanno più di trenta mesi.
Il nuovo allarme per il morbo è giunto questa volta soprattutto dalla Francia. L’aumento significativo di casi di BSE, e la recente morte di una donna di 32 anni, colpita dalla variante umana della malattia, hanno spinto il presidente Chirac a chiedere misure severe per ostacolare la diffusione della BSE. Del resto, sulla Francia gravava la minaccia di un embargo da parte di alcuni paesi UE.
La Francia ha così deciso, anticipando l’UE, l’estensione dei test a tutti i bovini destinati al macello e il divieto totale delle farine animali utilizzate come foraggio. Il test scelto dalle autorità francesi, utilizzato già dal giugno di quest’anno per analizzare capi di bestiame morti per cause non accertate, è quello utilizzato anche in Svizzera ed è prodotto dalla Prionics di Zurigo.
La Prionics è stata fondata nel 1997 da Bruno Oesch, Markus Moser, e Carsten Korth, ricercatori all’Università di Zurigo. Il prototipo di test risale al 1996. Si tratta di un test “post mortem”, che permette di constatare la presenza di prioni degenerati, causa della BSE, nei tessuti cerebrali dei bovini. Un limite è rappresentato dal fatto che l’analisi permette di diagnosticare la malattia solo sei mesi prima che essa si manifesti, mentre l’incubazione può durare cinque anni.
Il test della Prionics è stato integrato nel programma svizzero di prevenzione nel 1999 ed è utilizzato, oltre che in Francia, anche in Olanda, Spagna, Danimarca, Austria, Inghilterra e in alcuni Länder tedeschi. È di lunedì la notizia che l’Ufficio federale di veterinaria ha rinunciato alla sua precedente intenzione di ridurre i test annuali in Svizzera da 7000 a 4000, intenzione che aveva suscitato perplessità fra i consumatori e critiche da parte della Prionics.
Il test della Prionics fa parte dei tre metodi d’analisi indicati come affidabili dalla Commissione europea nel giugno del 1999. Rispetto ai concorrenti – l’irlandese Enfer Technology Limited e il francese Commissariat à l’energie atomique – la Prionics ha il vantaggio di avere già un notevole bagaglio di esperienze pratiche. Al momento è indiscutibilmente l’azienda leader nel settore.
Con la decisione dei ministri europei dell’agricoltura, per l’azienda zurighese potrebbero aprirsi buone prospettive di espansione, un’espansione che permetterebbe tra l’altro di abbattere i costi dei test (attualmente attorno agli 80 franchi svizzeri) e che senza dubbio susciterebbe negli investitori un interesse ancora maggiore di quello attuale. AES Laboratoire, azienda che a differenza della Prionics è quotata in borsa, ha visto il valore delle sue azioni crescere dell’80 per cento da quando distribuisce i test svizzeri in Francia.
Andrea Tognina
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