Un 2000 da incorniciare per l’economia elvetica
Dopo i tempestosi anni novanta, le nubi all'orizzonte si sono diradate. Un tasso di crescita significativo, una disoccupazione molto contenuta ed un'inflazione sotto controllo caratterizzano un anno molto positivo per la piazza economica svizzera.
Da anni l’economia svizzera non realizzava prestazioni così soddisfacenti. La tendenza stagnante o addirittura negativa registrata nel decennio precedente, ha infatti subito un forte scossone al rialzo soltanto nella seconda metà del 1999, anno che ha chiuso con una crescita del 1.5 per cento. Questa svolta si è confermata nel corso del 2000, permettendo così un aumento del Prodotto Interno Lordo reale (PIL) piuttosto rilevante: le ultime stime della Banca Nazionale Svizzera (BNS), della Commissione degli affari congiunturali del Segretariato di Stato per l’economia (SECO) e del Credit Suisse First Boston (CSFB), parlano di una progressione del 3.3 per cento. Il rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) sulla situazione economica in Svizzera indica invece un’espansione che “dovrebbe aver superato il 3 per cento”.
Tali prestazioni sono dovute principalmente agli impulsi giunti dall’incremento della domanda interna e delle esportazioni. Da notare come, negli ultimi mesi, il ritmo di crescita stia lentamente rallentando. I prossimi anni, stando a tutte le previsioni, non raggiungeranno più tassi d’espansione come quello del 2000, pur mantenendo il trend di una crescita equilibrata.
Tutto sembra sotto controllo anche dal punto di vista monetario. La forte espansione non ha infatti avuto ripercussioni preoccupanti sull’inflazione. La BNS ha calcolato un carovita del 1.6 per cento. Ricordiamo come l’istituto di credito considera raggiunto l’obiettivo della stabilità dei prezzi sino ad una soglia del 2 per cento d’inflazione. Addirittura, se escludiamo il caro-petrolio dall’analisi (fattore che rappresenta un’inflazione importata difficilmente controllabile), l’OCSE stima un tasso d’inflazione tra lo 0.3 e lo 0.8 per cento. “Con questi tassi la Svizzera si situa tuttora tra i paesi OCSE con i migliori risultati nel campo della stabilità dei prezzi”, rileva l’organizzazione internazionale.
Nel corso dell’anno la BNS ha attuato una politica monetaria piuttosto restrittiva. In effetti la banca centrale ha aumentato per tre volte il margine di fluttuazione del tasso di riferimento Libor (il più importante per i depositi a breve termine, erede del tasso di sconto ormai in disuso) portandolo da 1¼ – 2¼ per cento all’inizio dell’anno a 3-4 per cento alla fine. Ciò ha provocato un incremento dei tassi d’interesse a corto termine che ha favorito il contenimento dell’inflazione. A favore della stabilità dei prezzi, l’OCSE ha inoltre posto l’accento sul ruolo giocato dalla moderazione degli adattamenti salariali intervenuti.
Dopo alcuni anni difficili, anche il mercato del lavoro ha beneficiato della ripresa economica: secondo il SECO “il numero d’impieghi a tempo pieno ed a tempo parziale d’almeno il 50 per cento supera del 1.5 per cento il livello del 1999”. Il tasso di disoccupazione medio annuale dovrebbe situarsi attorno a 2 punti percentuali, contro 2.7 nel 1999. L’ultimo dato disponibile, quello relativo al mese di novembre, rileva un tasso di disoccupazione del 1.8 per cento. Secondo molti analisti si è ormai vicini all’incompressibile soglia minima di disoccupazione strutturale.
In questo quadro piuttosto positivo vi è ancora da segnalare come il buon andamento della congiuntura ha permesso un netto, ed in parte inaspettato, miglioramento della situazione budgetaria degli enti pubblici. L’OCSE deplora tuttavia il persistere di ostacoli alla concorrenza che rappresentano un freno ad un’espansione più rapida. In questo senso, il Consiglio Federale, ha già proposto l’introduzione di sanzioni dirette nella legge dei cartelli al fine di migliorarne l’efficacia.
Marzio Pescia
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