Un servizio pubblico per la cultura
Di Pro Helvetia, la fondazione svizzera per la cultura, si è discusso molto negli ultimi tempi, soprattutto in relazione alla riforma dei suoi organi. Nel frattempo la fondazione ha tuttavia proseguito il suo lavoro di promozione della cultura. Nel 2000 le richieste di finanziamento sono state più di 4000, il 10 per cento in più del 1999. I progetti sostenuti sono stati due migliaia, in Svizzera e all'estero.
I risultati innanzitutto: questa in sostanza l’impostazione data dai responsabili di Pro Helvetia alla presentazione giovedì a Berna del bilancio 2000 della fondazione. Nei loro interventi, la presidente Yvette Jäggi e il direttore uscente Bernard Cathomas hanno tenuto a mettere in primo piano l’ampio ventaglio di attività culturali sostenute da Pro Helvetia, lasciando da parte le annose discussioni attorno alle strutture della fondazione.
Una scelta che si può capire. La riforma – una “riforma soft” come è stata spesso definita dai media – è scaturita da un percorso lungo e complesso, in cui non sono mancate forti polemiche. Cathomas e Jäggi non sono riusciti a far passare l’idea di una riforma radicale, che concentrasse il potere decisionale nella direzione. Ma ora la riforma a grandi linee è decisa ed è naturale che i vertici di Pro Helvetia vogliano guardare oltre.
Tanto più che Cathomas sta per lasciare l’incarico, per assumere dal 1° luglio la direzione della Radio-televisione della Svizzera romancia. Al suo posto, la direzione sarà assunta dall’attuale vice François Wasserfallen. Ma sarà una direzione ad interim, in attesa che la riforma entri in vigore all’inizio dell’anno prossimo.
Per ricordare sommariamente i punti forti della riforma: il numero di membri del consiglio di fondazione sarà ridotto da 30 a 25. Il consiglio sarà diviso in due: da una parte un consiglio direttivo, con funzioni simili ad un consiglio di amministrazione, dall’altra un consiglio di esperti, a cui toccherà valutare le richieste di finanziamento di grande portata (circa il 20 per cento del totale) e curare le attività culturali proprie di Pro Helvetia. La maggior parte delle richieste di sussidio sarà trattata dai rispettivi settori (ridotti da 7 a 5) dell’amministrazione.
I risultati innanzitutto, si diceva all’inizio. Ed in effetti, osservando il bilancio 2000 di Pro Helvetia, colpisce il gran numero di attività sostenute dalla fondazione, con un budget, è bene ricordarlo, non esorbitante: poco più di 32 milioni di franchi nel 2000. A titolo di confronto, si può ricordare che la città di Losanna ha destinato lo scorso anno 23,6 milioni di franchi alla cultura. Ebbene, Pro Helvetia nel 2000 ha sostenuto più di 2000 progetti. Il 38 per cento dei sussidi è andato a progetti realizzati in Svizzera, il resto all’estero.
È evidente che con l’aumento delle richieste di sussidio – il 10 per cento in più rispetto al 1999, come ha notato Cathomas – Pro Helvetia sarà confrontata sempre più con la necessità di porre delle priorità e di applicare criteri severi di qualità per concedere il proprio sostegno. Ma è anche vero che in molti casi, anche sostegni di lieve entità possono avere un effetto moltiplicatore, favorendo la concessione di finanziamenti da parte di altri enti.
In ogni caso, pare di capire che Pro Helvetia voglia proseguire su una rotta mediana, vegliando sulla qualità dei progetti, magari inasprendo i criteri di accettazione, ma anche continuando a basarsi su un concetto ampio di cultura, aperto alle novità, pronto a scavalcare le frontiere. Una rotta che toccherà tuttavia al futuro consiglio direttivo definire nei dettagli.
Andrea Tognina
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