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Zurigo caput Helvetiae

Paradeplatz a Zurigo, il cuore pulsante della finanza elvetica Keystone

Zurigo è la meta dell'annuale gita del Consiglio federale. Il governo rende così onore al cantone e alla città del presidente della Confederazione, Moritz Leuenberger. Ma Zurigo è una città che di onori in fondo non ha bisogno: da sempre capitale economica del paese, negli ultimi anni ha conosciuto una fase di espansione senza precedenti, che ne sta facendo un gigante economico e culturale. E che gli ha fatto guadagnare le antipatie del resto del paese.

Di frequenzte, negli ultimi tempi, i mass media hanno messo in evidenza come Zurigo stia vivendo una fase di crescita economica e di vera rivoluzione culturale, che schiaccia il resto della Svizzera. Ma i sentimenti che questo fenomeno suscita negli altri cantoni non sembrano affatto benevoli: vanno dall’invidia alla frustrazione. E a Zurigo e agli zurighesi viene mossa sempre più apertamente l’accusa di arroganza.

L’irritazione dei romandi, in particolare, è fortissima sin da quando, qualche anno fa, la Swissair decise di concentrare nello scalo di Zurigo-Kloten quasi tutti i suoi voli internazionali, penalizzando pesantemente Ginevra-Cointrin. Ma è cresciuta ancora quando la compagnia di bandiera ha abbandonato alla Crossair i voli navetta Ginevra-Zurigo, trattandoli come “quantité négligeable”. Ed è salita alle stelle con la pretesa d’imporre nelle scuole zurighesi l’insegnamento dell’inglese a scapito del francese. I comportamenti zurighesi ritenuti irritanti vengono ormai denunciati con cadenza quasi quotidiana, tanto che sembrerebbe più appropriato parlare di “forma mentis”, di megalomanie, vere o presunte che siano.

Ultimo esempio ne è la candidatura della consigliera di Stato Rita Fuhrer alla successione di Adolf Ogi in Consiglio federale. Se fosse stata eletta, avrebbe consentito a Zurigo di avere due propri rappresentanti nel governo federale. Una pretesa inaudita anche se ormai lecita, che però continua a non avere molte probabilità di raccogliere consensi in parlamento. La Fuhrer era sponsorizzata da Christoph Blocher, che per superare la suscettibilità delle altre sezioni cantonali dell’Udc, cinicamente ha tentato di spingere il partito a rivendicare un secondo seggio in Consiglio federale.

Così agendo, Blocher personifica ed interpreta tutta la voglia che Zurigo ha, in questo momento, di emergere e d’imporsi. Una voglia che si evidenzia in ogni campo. Il successo economico è indiscutibile, come innegabile è la rivoluzione culturale che sta vivendo questa città, alla quale la Svizzera come hinterland pare vada sempre più stretta. Non per nulla la città ha abbandonato il suo slogan turistico “Zurich, little big city” (Zurigo, piccola grande città) e freudianamente (o consapevolmente?) lo sostituisce con “Zurich, downtown Switzerland” (Zurigo, centro della Svizzera).

Zurigo è ormai una città che straripa anche dal punto di vista del divertimento e del tempo libero, sempre più edonistica, vogliosa di ballare e di bere. Artisti e nottambuli s’incrociano nelle decine di locali aperti fino alle ore piccole. I giovani vi sono attratti irresistibilmente dal resto del paese, per ragioni di studio, di lavoro, per il divertimento, o per moda. Gli stranieri vi si muovono a loro agio: le tensioni sociali vengono attutite dal benessere. Ma anche l’efficienza dei servizi non è più un semplice traguardo tecnico: è un mito, un tabù, un dio. E allora, via con nuovi e sempre più grandi progetti, come quello dell’ampliamento della già capillare S-Bahn. Questa è Zurigo oggi: una città che esplode.

I dati economici, del resto, parlano chiaro. La disoccupazione nel cantone scesa all’1,7 per cento, mentre i posti di lavoro sono cresciuti a un tasso doppio, due volte anche rispetto alla media nazionale. In termini di attrattività per le aziende – secondo i dati dell’ufficio cantonale della promozione economica – Zurigo si colloca al sesto posto nel confronto tra le città europee. In termini di produttività, un recente rapporto del Bak, l’Istituto di ricerche congiunturali di Basilea, colloca Zurigo al nono posto sul piano mondiale, avendo davanti (nell’ordine di classifica) Boston, Londra, Parigi, Francoforte, New York, Basilea, Monaco e Lione, mentre si lascia alle spalle Ginevra, Stoccarda, Milano e Vienna.

Ovviamente le imprese straniere vengono attirate come mosche dal miele, soprattutto per l’efficienza dell’amministrazione pubblica, delle telecomunicazioni e dei trasporti, nonché la vicinanza all’aeroporto. Il ritmo dei nuovi insediamenti di aziende cresce a una media del 50 per cento all’anno. Questo successo sta stimolando progetti e progettisti. Secondo le statistiche, il 30 per cento di tutti gli investimenti nel settore delle costruzione in Svizzera riguardano Zurigo. Nonostante la città sia un grande cantiere, trovare un appartamento non è facile e gli affitti sono alle stelle.

La febbre zurighese ha comunque altre cause strutturali profonde, a cominciare dal successo e dalla forza della piazza finanziaria. Una potenza economica che è certamente superfluo sottolineare. Ma non vanno dimenticate altre ambizioni di proiezione sul piano internazionale, come l’aeroporto di Kloten (anzi: “Unique Airport Zurich”) dove i lavori di ampliamento intrapresi muoveranno una cifra complessiva, tra investimenti e indotto, di 7 miliardi di franchi. O come i vantaggi comparativi che Zurigo sta accumulando con il suo Technopark, il centro di promozione per le piccole imprese che puntano sull’innovazione e sulle alte tecnologie.

Da parte sua, il governo cantonale coltiva ambizioni più avanzate, incoraggiando i settori dell’ingegneria genetica, delle tecnologie dell’informazione e della pubblicità. Si tratta di favorire una galassia di piccole aziende, collegate con l’Università ed il Politecnico ed i cui proprietari sono giovani, dinamici, insediano i loro uffici nei “loft” (magazzini e fabbriche abbandonate), vogliono disporre di servizi rapidi e restare vicini ai loro clienti, fornitori e concorrenti. È una nuova generazione di manager intraprendenti ed ottimisti, che amano vivere in città, in un ambiente culturale stimolante e frequentare i bar alla moda.

Il clima è euforico. Il sindaco Josef Estermann, dopo essersi dedicato per anni quasi esclusivamente a promuovere la vita culturale, ora si scopre precursore di questo frenetico attivismo economico della sua città e, usando una metafora sportiva, proclama: “Non possiamo starcene con le mani in mano, ma dobbiamo cercare con uno sforzo comune di saltare oltre l’asticella che ci siamo posti”. E il presidente del governo cantonale, Markus Notter, è ancora più esplicito nel rivendicare i meriti di Zurigo. Si tratta di “chiamare le cose con il loro nome”, cioè di “richiamare alla mente in cosa e quanto consista il contributo di Zurigo allo sviluppo della Svizzera come stato”.

Bisogna ricordarsene “senza arroganza” – aggiunge Notter – “ma anche evitando di comportarci come se non potessimo dirlo perché siamo poco amati”. I problemi vanno affrontati apertamente. Bisogna quindi chiarire, secondo Notter, quali sono i problemi di Zurigo, di quali di essi deve farsi carico la Confederazione e quali vanno risolti in proprio da questo cantone. “Trovo che l’immagine degli zurighesi arroganti, che viene sempre riproposta, sia insopportabile perché è falsa. Può darsi” – ammette l’uomo politico zurighese – “che noi vi abbiamo contribuito in parte, ma lo faremmo di più se non esponessimo in modo aperto i nostri interessi e problemi per cooperare alla soluzione dei problemi comuni a livello svizzero”.

Silvano De Pietro

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