Zurigo città aperta: una campagna pubblicitaria
Con una grande campagna pubblicitaria, finanziata in parte anche dall'economia privata, Zurigo cerca di migliorare la propria immagine di città mondiale, aperta, tollerante e antirazzista.
Con una quota di popolazione straniera che sfiora il 28 per cento del totale e conta oltre cento nazionalità diverse, Zurigo è senz’altro una città cosmopolita. Ma è anche uno dei più potenti centri finanziari del pianeta, e come tale non può non aspirare ad essere anche una “città mondiale”.
A limitare tale aspirazione potrebbe essere il clima dei rapporti tra svizzeri e stranieri, che non è cattivo, ma non è neanche buono. La campagna pubblicitaria – approvata dal Consiglio comunale lo scorso 1º novembre, con l’appoggio di tutti i partiti tranne l’Udc – conferma questo bisogno di curare la propria immagine. In tal modo viene anche messa in pratica una delle raccomandazioni delle linee direttive adottate l’anno scorso dal Municipio in materia di politica degli stranieri.
Lo slogan scelto per la campagna pubblicitaria è in tal senso molto esplicito: “Solo una città aperta al mondo è una città mondiale”. Mediante l’impiego di manifesti, di spot televisivi e di inserzioni sui giornali, la campagna punta a far riflettere il cittadino, ponendogli domande del tipo: “Immagina se nei bar di Zurigo i camerieri fossero soltanto zurighesi”; oppure: “Immagina se le strade venissero pulite soltanto da zurighesi”; o ancora. “Immagina se nei cantieri lavorassero soltanto zurighesi”, e così via.
“Gli emigranti forniscono alla società un grande apporto di lavoro, e Zurigo è una città che apprezza tale prestazione”, ha detto il sindaco Josef Estermann. Ma nel corso del dibattito in Consiglio comunale, i rappresentanti dell’Udc – un partito che con le sue iniziative e i suoi slogan ha contribuito a creare quell’atmosfera che ora si vuole migliorare – hanno giudicato “scelti infelicemente” i messaggi della campagna pubblicitaria, poiché vorrebbero “mostrare a chi è critico quanto sia sbagliata la sua opinione”.
Come detto, al finanziamento della campagna per migliorare l’immagine di Zurigo partecipa anche l’economia privata. Infatti, i 600’000 franchi di costo complessivo vengono diminuiti di un terzo grazie agli sconti concessi da alcuni giornali e televisioni. Ma la spesa effettiva per la città si riduce in realtà a 250’000 franchi, poiché altri 150’000 franchi verranno pagati da imprese private. Tra quest’ultime, primeggiano gli istituti bancari ed assicurativi, quali l’Ubs, il Crédit Suisse, la banca Julius Bär, la banca Vontobel e le compagnie assicurative Rentenanstalt, Swiss Re e Zurigo. Alla lista si è unita anche la Federazione delle cooperative Migros.
Questo contributo dei privati è un chiaro segnale che la piazza economica e finanziaria è seriamente preoccupata per il deteriorarsi dell’immagine di Zurigo, sia in Svizzera che all’estero. Proprio adesso che la città sulla Limmat sta vivendo un grosso “boom” economico e, grazie al suo sviluppo nelle tecnologie più avanzate (comunicazione, informatica, ingegneria genetica) vuole entrare a pieno titolo nel “villaggio globale”.
Silvano De Pietro
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