Grübel (ex CEO UBS e CS): “sbagliato intromettersi in Ucraina”
È sbagliato intromettersi in Ucraina: lo sostiene Oswald Grübel, il banchiere probabilmente più celebre della Svizzera, protagonista di una carriera decennale che lo ha portato ai vertici prima di Credit Suisse (CS) e poi di UBS.
(Keystone-ATS) L’82enne lancia un j’accuse contro la politica di potenza americana, la burocrazia di Bruxelles e l’avvicinamento di Berna all’Ue, difendendo una linea di distacco dal conflitto ucraino, di cooperazione economica con la Russia e di rigorosa indipendenza elvetica.
“Ciò che mi preoccupa di più è la campagna propagandistica che ruota attorno all’Ucraina”, afferma l’ex dirigente in un’intervista pubblicata oggi dalla Weltwoche. “Helmut Schmidt una volta ha detto che noi europei abbiamo un fervore missionario nel voler interferire nella politica di altri paesi: faremmo meglio a restare a casa nostra. Si potrebbe anche considerare l’Ucraina come una questione tra la Russia e l’Ucraina stessa, che storicamente ha sempre fatto parte della Russia. Perché crediamo di doverci intromettere? Questo ha a che fare solo con la politica di potenza”.
“Questa guerra ha indebolito la nostra economia e alla fine non porterà a nulla, se non a molti morti”, prosegue l’ex presidente della direzione di CS (2003-2007) e UBS (2009-2011). “Inoltre bisogna rendersi conto di una cosa: si può fare guerra contro una potenza nucleare solo se si dispone dello stesso potenziale di deterrenza atomica”.
Grübel, che ha trascorso i primi anni di vita nell’allora Germania dell’Est, prima di scappare all’ovest nel 1952 all’età di otto anni, rimpiange la scelta di interrompere i rapporti economici con Mosca. “Avere la Russia come fornitore di materie prime per le nostre industrie di trasformazione aveva assolutamente senso. La combinazione migliore sarebbe stata: materie prime dalla Russia, lavorazione da noi e così portare la Russia in una dipendenza economica dall’Europa. Allora avremmo avuto più influenza. La Russia, con il successo economico che ne sarebbe derivato, non avrebbe avuto interesse a una leadership dittatoriale. Invece ci siamo scollegati”.
E sulle responsabilità dello scontro, l’ex banchiere punta il dito contro Washington. “Gli Usa influiscono sulla politica mondiale e non vogliono che l’Europa giochi. Un’Europa forte con la Russia come fornitore di materie prime sarebbe diventata economicamente così potente che Washington non poteva permetterlo. Hanno i loro mezzi e modi, come abbiamo visto quando il Nord Stream 2 è stato reso inutilizzabile, persino con l’annuncio dell’allora presidente americano Joe Biden. Noi siamo così ingenui da credere che sia tutto a posto”.
L’imprenditore attacca frontalmente Bruxelles. “L’Ue, come è oggi, non è stata pensata da nessuno. Un grosso problema è che nel Parlamento europeo siedono tutti quei politici che nel loro paese non sono più stati eletti o non vengono eletti. Si sospinge praticamente la seconda fila a Bruxelles. L’Ue è diventata uno stato di funzionari con un tribunale proprio, che emana continuamente nuove leggi. E poi paesi come la Germania, che già soffocano nel loro stesso mare di normative, si lamentano di dover rispettare anche quelle dell’Ue. Non sarei sorpreso se nei prossimi cinque anni un governo tedesco pensasse ad alta voce all’uscita dall’Unione europea, o almeno a un taglio sostanziale dei contributi”.
Grübel mette anche in guardia i leader del vecchio continente riguardo alla successione di Donald Trump. “Non sarà presidente ancora a lungo, ma la sua eredità – gestita dai repubblicani – durerà più di quanto l’Europa pensi. I politici europei dovrebbero stare attenti a ciò che dicono oggi sull’America. Un giorno li raggiungerà”. E ricorda un’occasione mancata: “Una delle più grandi opportunità che l’Europa ha clamorosamente perso è stata quando gli Stati Uniti, in Medio Oriente contro l’Iran, hanno chiesto aiuto agli europei. La logica era che gli europei avrebbero dovuto partecipare, perché sarebbero stati i più colpiti se l’Iran avesse avuto bombe atomiche. Con la Corea del Nord si è negoziato per cinquant’anni: oggi hanno 50 ordigni nucleari. Quando l’Iran ne avrà 50, vorrò sentire le urla dell’Ue: ma allora sarà troppo tardi”.
E la Svizzera? “Molto va bene e sono un grande patriota”, risponde l’intervistato. “Ma ciò che mi preoccupa è l’avvicinamento all’Ue. Se confronto la Confederazione con qualsiasi altro stato dell’Unione europea non ne trovo nemmeno uno in cui mi piacerebbe vivere altrettanto volentieri. Sono tutti peggiori: dal punto di vista economico, in termini di ricchezza, con un debito maggiore. Perché vogliamo aderire a questa unione? Come pesce piccolo in un grande stagno, diventeremmo parte di quello stagno. Il benessere verrà ridistribuito: l’Europa è campionessa mondiale nella ridistribuzione, è l’unica cosa che sa fare davvero bene. E i nuovi trattati cambieranno il nostro sistema politico: ci allontaneremo dalla volontà popolare espressa tramite votazioni, perché nell’Ue questo non esiste. L’Unione europea contesterà le leggi che non le vanno a genio. La Corte di giustizia europea deciderà: ‘Questa votazione non è valida perché è contraria al diritto dell’Ue; di conseguenza, il testo sottoposto al popolo verrà concordato in anticipo con l’Ue”.
Per Grübel ci si dovrebbe chiedere chi ha bisogno dei nuovi accordi con Bruxelles o, meglio ancora, chi li vuole. “Sono le grandi multinazionali e le grandi aziende che, principalmente per motivi fiscali, sono qui e rimarranno finché le imposte qui saranno più basse: sosterranno la campagna referendaria con milioni, perché sono le uniche vincitrici”, sostiene.
Sul fallimento della Credit Suisse, l’ex CEO non nasconde l’amarezza. “È stata probabilmente l’unica possibilità che rimaneva. ma è un peccato che per dieci anni si sia guardato come CS si autodistruggeva. Mi sarei aspettato di più dalle autorità di vigilanza. Negli Usa e in Inghilterra lo stato si preoccupa di chi guida una grande banca, si parla regolarmente con il presidente della direzione e il consiglio di amministrazione, ci si assicura che ci siano i manager giusti; qui purtroppo non accade”. C’era uno uno scenario alternativo: “Una via d’uscita ci sarebbe stata: la Banca Nazionale rileva Credit Suisse, mette al comando il management giusto e dopo cinque anni la riporta sul mercato. La piazza finanziaria sarebbe ora più forte”.
Ai giovani, Grübel dà un consiglio. “Se volete avere successo, dovete amare ciò che fate. Dovete avere l’ambizione di essere i migliori. Se fate il lavoro solo perché qualcuno ha detto che si può diventare ricchi, non accadrà”. E sul senso della vita, l’ex banchiere risponde con pragmatismo: “Organizzare la vita in modo che ci piaccia. È già abbastanza faticoso per ognuno. Alcuni attraversano un’intera vita che in realtà non vogliono e spesso incolpano gli altri. Ma bisogna fin dall’inizio plasmare la propria vita, con tutte le difficoltà, come la si vuole. Chi lo fa è più soddisfatto e vive più a lungo”, conclude.