Il caso Lagonico tra giustizia e mass-media

Fin dalle sue prime battute, il caso Lagonico ha riempito le pagine dei giornali Keystone Archive

Nel dicembre del 1998 Stéphane Lagonico, erede di una famiglia della Losanna bene, è rapito da quattro individui mascherati. Un mese più tardi, i tre presunti cervelli dell'operazione sono arrestati a Rio de Janeiro. Una vicenda dai toni romanzeschi, ampiamente seguita dalla stampa. Da lunedì tocca al tribunale correzionale di Losanna fare chiarezza.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 febbraio 2001 - 16:00

Quello che ha aperto le porte lunedì a Losanna è un processo come se ne vedono pochi, in Svizzera. Intanto per la durata: le udienze sono destinate a protrarsi per quattro settimane. Poi per il numero di partecipanti: tredici imputati, una quindicina di avvocati, tra cui alcuni principi del foro ginevrino, una trentina di testimoni e decine di giornalisti, attratti dai risvolti giallo-rosa della vicenda.

In effetti il caso Lagonico sembra fatto apposta per suscitare la curiosità della stampa, soprattutto di quella scandalistica. Ricordiamo brevemente i fatti. Il 21 dicembre 1998 Stéphane Lagonico, figlio di una delle famiglie più in vista di Losanna, è rapito da quattro individui mascherati ed armati. Il giorno dopo la famiglia riceve una richiesta di riscatto di 5 milioni.

Una prima parte della somma - 500'000 franchi - è consegnata nei giorni seguenti. I sospetti della polizia s'indirizzano rapidamente verso Christian Pidoux, figlio di un consigliere nazionale vodese. Il 23 dicembre Lagonico è liberato da un intervento della polizia. Alcuni degli esecutori del rapimento sono arrestati, ma Pidoux., insieme a due complici, riesce a fuggire in Brasile.

Il 18 gennaio 1999 i tre fuggiaschi sono arrestati a Rio de Janeiro. Su di loro soprattutto, considerati a torto o a ragione i cervelli del rapimento, si appunta la curiosità della stampa. Accanto a Pidoux, ancora oggi in carcere, vi sono Katia Pastori, aspirante fotomodella, dipinta dapprima come dark lady, poi scarcerata, e Pascal Schumacher, appassionato d'armi e di feste, anche lui scarcerato in attesa del processo.

In fondo, se dietro alla vicenda non vi fossero sofferenze e paure reali, ci si potrebbe sentire trasportati in un cattivo romanzo d'appendice. I piani del rapimento nascono nei night-club frequentati dalla «jeunesse dorée» losannese, fra cocktail e aspirazioni mancate. Il lavoro sporco è affidato a manovalanza criminale che però, secondo le dichiarazioni di alcuni degli indagati, sta al gioco solo fino ad un certo punto. I presunti cervelli dell'operazione oscillano tra grandi ambizioni e dilettantismo da «parvenus» della malavita.

Ora il tribunale correzionale losannese cercherà di chiarire le responsabilità dei tre imputati principali e delle altre dieci persone coinvolte, tra cui il fratello di Pidoux. Le accuse vanno dal rapimento al ricatto e alla violazione della legge sugli armamenti.

La particolarità del caso e la presenza a Losanna di avvocati di fama, quali i ginevrini Jacques Carillon e Dominique Warluzel - difensori rispettivamente di Katia Pastori e Pascal Schumacher - promettono di fare del caso uno dei processi penali più in vista della storia giudiziaria svizzera. Come cantava anni fa Fabrizio de André, «qualche delitto senza pretese lo abbiamo anche noi qui in paese».

Andrea Tognina

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