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Commercio macabro di resti umani in Svizzera

Cranio
Un teschio umano (immagine illustrativa). Copyright (C) 2025 Pixel-Shot / Shutterstock. No Use Without Permission.

Un’inchiesta della RTS rivela la vendita di teschi e feti umani su piattaforme come Anibis e Ricardo - Un mercato che sfrutta un vuoto giuridico

Un’inchiesta della trasmissione Vraiment della RTSCollegamento esterno ha scoperto un commercio di resti umani su piattaforme online svizzere. Annunci come “teschio in perfetto stato, manca solo un dente” o “teschio fetale di grande bellezza” si trovano tra vestiti usati e articoli di arredamento su siti come Anibis, Ricardo, Facebook Marketplace e Instagram.

L’inchiesta ha identificato decine di pubblicazioni su piattaforme di uso comune, provenienti da venditori con sede in Svizzera. I prezzi possono superare i 10’000 franchi per uno scheletro completo.

“Mi ha sorpreso che ce ne fossero così tanti e che non si nascondessero nemmeno sul darknet”, racconta Hélène, una delle autrici dell’inchiesta.

Trucchi per aggirare i controlli

Nonostante le condizioni generali di queste piattaforme vietino chiaramente la pubblicazione di resti umani, i controlli sono rari. I venditori utilizzano trucchi semplici per evitare la cancellazione automatica degli annunci.

“Invece di mettere il prezzo nel testo dell’annuncio, lo inseriscono sulla foto, oppure giocano sull’ortografia della parola umano”, spiega Damien Huffer, ricercatore dell’Università di Adelaide specializzato nel tracciamento del traffico di resti umani.

L’inchiesta di “Vraiment”, sulla RTS, che ha portato alla luce il macabro commercio: (in francese)

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Nelle sue ricerche condotte nel 2017 e nel 2020, il ricercatore ha analizzato migliaia di pubblicazioni, in particolare su Instagram, che definisce una piattaforma centrale per questo commercio. Spesso i venditori aggiungono la dicitura “solo per scopi educativi”, un espediente secondo Huffer destinato “a coprirsi le spalle”.

Un vuoto giuridico: non esiste sanzione

La Svizzera ha ratificato nel 2008 la Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina, che vieta di trarre profitto dal corpo umano e dalle sue parti. Tuttavia, sul piano penale non esiste alcuna sanzione. Solo l’”offesa alla pace dei morti”, come nel caso di profanazioni di tombe, è punita.

“È una lacuna nella legge”, analizza Nicolas Tschumy, dottore in diritto. Questo vuoto permette ai venditori di prosperare in tutta legalità. Un commerciante specializzato a San Gallo propone un ampio catalogo di ossa umane, da un teschio adulto a 1’900 franchi a uno scheletro completo per oltre 10’000 franchi. Contattato dalla RTS, sottolinea che la sua attività si distanzia “espressamente dal commercio illegale, dalla profanazione di tombe o dall’acquisizione non etica di resti umani”.

Annuncio vendita online
Cranio in vendita sul web RTS

“Il primo teschio me lo regalò mio padre”

Questo mercato attira profili diversi. Lo scrittore e umorista vallesano Philippe Battaglia, collezionista, possiede tre teschi umani. Il primo gli è stato regalato dal padre medico. “Fin da bambino ero piuttosto affascinato da questa cosa e gli avevo detto: quando non sarai più medico, lo recupero io”, racconta.

Negli anni Settanta e Ottanta la pratica era comune: molti medici e dentisti possedevano modelli anatomici a casa. Philippe Battaglia non acquista su internet, preferisce i mercatini dell’usato o il passaparola. Per il vallesano questi teschi hanno soprattutto una funzione estetica e di “desacralizzazione della morte” . La gente, racconta, “si sbaglia sulla loro rarità. In realtà se ne trovano ovunque”.

Altri sviluppi

Un feto uscito da una scuola bernese

L’inchiesta rivela una vendita più opaca. Un feto plastinato dall’Università di Zurigo nel 2022 è stato venduto a una collezionista da un professore della scuola per assistenti medici di Berna. Quest’ultimo non ha voluto commentare.

La direttrice dell’istituto precisa che il feto risalirebbe al 1890 e che sarebbe stato “regalato da un farmacista” all’insegnante. Afferma che il campione non è “mai stato proprietà” della sua scuola professionale. Secondo la direttrice, l’istituto non è coinvolto né nell’acquisto né nella vendita di campioni anatomici e “non fa nemmeno commercio di tali oggetti”.

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