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I ghiacciai spariscono, le valli si adattano

Uomo davanti a una distesa rocciosa
La distesa rocciosa dove una volta c'era il ghiacciaio Bella Tola, in Vallese. RTS

La scomparsa dei ghiacci ridisegna il paesaggio alpino e pone nuove domande sul futuro delle comunità di montagna.

Fino a una trentina di ghiacciai potrebbero scomparire quest’estate in Svizzera. È la stima recentemente pubblicata della GLAMOSCollegamento esterno, rete svizzera di monitoraggio dei ghiacciai, con gli ultimi dati sul loro ritiro. Mentre la fusione dei ghiacci continua a un ritmo sostenuto, scienziati, abitanti delle regioni alpine e operatori turistici assistono a una trasformazione che sta modificando in modo profondo e irreversibile il paesaggio alpino.

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La probabile scomparsa del ghiacciaio del Bella Tola, sopra Saint-Luc, in Vallese, ha attirato l’attenzione il mese scorso. Una fotografia lasciava intuire la fine definitiva di questo piccolo ghiacciaio situato tra la Val d’Anniviers e la valle di Turtmann.

La RTS è andata sul posto per verificare la situazione con il glaciologo e guida alpina Jérémie Gentizon. Del ghiacciaio resta ormai ben poco: il bianco del ghiaccio ha lasciato spazio a un paesaggio grigio.

“Mi aspettavo davvero di vedere ancora qualcosa che ricordasse il bianco o il blu del ghiaccio. Invece ci troviamo di fronte a un ambiente esclusivamente minerale, dove il ghiaccio non è più visibile”, racconta lo specialista. Per lui si tratta a tutti gli effetti della “morte di questo ghiacciaio”, un evento che porta con sé anche una riflessione sull’irreversibilità dei cambiamenti in atto.

Il reportage (Mise au point, RTS, 27.09.2026):

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A Saint-Luc, Gaëtan Salamin osserva ogni mattina il fondovalle dalla finestra di casa. La scomparsa del ghiacciaio lo tocca profondamente. Il Bella Tola era infatti uno dei simboli del villaggio.

“Vedere il ghiaccio sparire a questa velocità fa davvero male”, afferma nella cantina locale, dove viene servito il tradizionale vin du glacier, il celebre vino del ghiacciaio.

Più in alto, sopra Grimentz, il ghiacciaio di Moiry continua per ora a resistere, ma il suo ritiro accelera anno dopo anno. Philippe Genoud, che porta gli animali al pascolo in questa regione fin dall’infanzia, ha assistito in prima persona all’evoluzione del paesaggio.

“Nel 1969 la lingua del ghiacciaio arrivava fino al piccolo lago di accumulo. Oggi la situazione è drammatica, è una vera catastrofe”, racconta.

Il ghiacciaio del Rodano è in pericolo

Lungo la strada del passo della Furka, il ghiacciaio del Rodano continua ad attirare visitatori da tutto il mondo. Tuttavia la celebre grotta scavata nel ghiaccio, una delle attrazioni turistiche più note della regione, è ormai ridotta a una massa ghiacciata in progressiva liquefazione, protetta da teli isolanti e ormai separata dal ghiacciaio stesso. Il sito è gestito da un operatore privato che ne cura l’accesso a pagamento. Il Consiglio di Stato vallesano ha ordinato la chiusura della grotta.

Ghiacciaio e laghetto
Il ghiacciaio del Rodano. RTS

Lo scrittore e giornalista Thierry Raboud ha dedicato un libro e una mostra a questo luogo, che visitò negli anni Novanta. “Quando ero bambino avevo sopra la testa una ventina di metri di ghiaccio e la grotta si estendeva per circa cento metri”, ricorda.

Oggi il confronto con il passato è impietoso. “Non siamo più su un ghiacciaio, siamo sulla scena di un crimine”, afferma amaramente. E conclude: “Dobbiamo imparare a immaginare una Svizzera senza ghiacciai”.

Una nuova vita dopo il ghiaccio

Se da un lato la perdita dei ghiacciai rappresenta una ferita per il territorio, dall’altro apre spazi a nuove forme di vita. A Trient la natura sta già colonizzando rapidamente le superfici lasciate libere dal ritiro dei ghiacci.

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sciatori che usano uno skilift su una striscia di neve su prati verdi.

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Il Parco naturale regionale della Valle di Trient intende valorizzare questa nuova biodiversità. “La velocità con cui le specie riconquistano questi ambienti è sorprendente”, spiega il biologo e codirettore del parco Adrien Favre. Secondo lui, la questione della protezione delle aree post-glaciali diventerà presto centrale.

In questi nuovi habitat i ricercatori hanno inoltre individuato tre nuove specie di collemboli, minuscoli organismi che vivono nel suolo. Per coinvolgere la popolazione, il parco ha lanciato un’iniziativa che permetterà ai residenti di scegliere il nome da attribuire alle nuove specie. “Spero che questo possa offrire almeno un piccolo conforto, anche se non sono sicuro che sia davvero possibile consolarsi per la perdita di un ghiacciaio”, confessa Favre.

Il 26 ottobre gli abitanti di Trient si riuniranno per decidere che nomi dare alle nuove specie. Un gesto simbolico che guarda al futuro, in un paese costretto sempre più a fare i conti con il fatto che nevi e ghiacci non sono più eterni.

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