La Svizzera deve agevolare l’esportazione d’armi? L’ultima parola spetta al popolo
La popolazione svizzera voterà il 29 novembre su un controverso allentamento della legge sul materiale bellico. Sostenuta dal fronte borghese, la riforma mira a promuovere l’industria svizzera degli armamenti. Il campo all'origine del referendum teme però un indebolimento della tradizione umanitaria e della neutralità svizzere.
Dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, le norme svizzere sulle esportazioni di armi sono al centro di intensi dibattiti. Il rifiuto di Berna di autorizzare diversi Paesi europei a riesportare verso l’Ucraina materiale bellico di origine elvetica ha suscitato l’incomprensione di molti partner della Confederazione. Il 29 novembre il popolo sarà chiamato a esprimersi su un allentamento di questa legislazione.
Cosa prevede attualmente la legge
Oggi, la legge federale sul materiale bellico vieta l’esportazione verso Paesi implicati in conflitti armati o che commettono violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani. Dall’entrata in vigore nel 2022 del controprogetto indiretto all’iniziativa popolare “contro le esportazioni di armi verso Paesi teatro di guerre civili”, il Consiglio federale non può più concedere deroghe a questi criteri.
I Paesi acquirenti devono inoltre firmare una dichiarazione di non riesportazione. In altre parole, non possono trasferire materiale bellico svizzero a uno Stato terzo senza la preventiva autorizzazione del Governo elvetico. È proprio questa regola ad aver creato problemi dopo l’invasione dell’Ucraina. Paesi come Germania, Spagna, Paesi Bassi o Danimarca volevano trasferire a Kiev materiale o munizioni di origine svizzera. Essendo vincolati da dichiarazioni di non riesportazione, hanno dovuto chiedere l’autorizzazione del Consiglio federale, che l’ha negata.
Qual è il legame con la neutralità
La neutralità non vieta alla Svizzera di esportare armi. Le restrizioni attuali derivano soprattutto da scelte politiche sancite nella legge sul materiale bellico, che vanno oltre quanto richiesto dal diritto internazionale della neutralità.
Cosa cambierebbe con la riforma
La riforma prevede di trattare in modo diverso alcuni Stati considerati partner stretti della Svizzera e che dispongono di norme sulle esportazioni simili a quelle elvetiche. Le esportazioni verso questi Paesi potrebbero essere autorizzate anche se sono coinvolti in un conflitto armato. In questo elenco figurano 19 Stati europei, oltre a Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, Nuova Zelanda e Argentina.
Perché il popolo deve votare
Nel 2024 il Consiglio federale ha chiesto al Parlamento di concedergli la possibilità di derogare eccezionalmente alle regole che disciplinano le autorizzazioni all’esportazione. Le due Camere hanno però deciso di spingersi oltre il progetto iniziale del Governo. Hanno quindi approvato questa modifica della legge sul materiale bellico nel dicembre 2025.
Un’alleanza interpartitica ha tuttavia raccolto 75’000 firme valide contro il progetto, un numero sufficiente per indire il referendum.
Chi è a favore, chi è contrario
La modifica della legge è sostenuta dal Consiglio federale e dal Parlamento. Alle Camere, ha ottenuto il sostegno della maggioranza borghese, in particolare dell’Unione democratica di centro, del Partito liberale radicale e del Centro. Sono favorevoli anche i rappresentanti dell’industria degli armamenti.
L’alleanza che ha lanciato il referendum è composta dal Partito socialista, dai Verdi, dal Partito evangelico, dal Gruppo per una Svizzera senza esercito e da diverse organizzazioni della società civile.
Quali sono gli argomenti di chi è favorevole
Il fronte a favore del progetto ritiene che la politica attuale sia troppo restrittiva nel confronto internazionale. Afferma che le regole in vigore penalizzano l’industria svizzera degli armamenti in un momento in cui molti Paesi europei stanno investendo massicciamente nella difesa. Le severe norme sulla riesportazione hanno già spinto Germania, Paesi Bassi e Danimarca a rinunciare a effettuare ordini in Svizzera.
Si sottolinea inoltre che un’industria della difesa solida è essenziale per garantire la capacità operativa dell’esercito svizzero. Il timore è che il settore venga indebolito, compromettendo la capacità del Paese di garantire la propria sicurezza.
Perché è stato lanciato un referendum
Chi si oppone alla modifica di legge teme che gli allentamenti previsti aumentino il rischio che armi svizzere finiscano in zone di conflitto. Il campo dei contrari sottolinea anche che la riforma non fornisce alcun sostegno all’Ucraina, aggredita dalla Russia in violazione del diritto internazionale. Se l’idea iniziale era quella di consentire le riesportazioni verso l’Ucraina, il Paese non figura tra gli Stati che beneficerebbero delle nuove regole.
Per il comitato promotore del referendum, il progetto risponde soprattutto agli interessi dell’industria degli armamenti e non dei diritti umani. Si contesta inoltre l’idea che il settore stia attraversando una crisi tale da metterne a repentaglio la sopravvivenza.
Secondo l’alleanza contraria alla riforma, gli allentamenti proposti sono incompatibili con la neutralità svizzera e rischiano di indebolire la tradizione umanitaria del Paese. Viene denunciato inoltre un cambio di rotta politico a pochi anni dall’entrata in vigore del controprogetto all’iniziativa “contro le esportazioni di armi verso Paesi teatro di guerre civili”.
Il comitato referendario ritiene infine che la riforma conceda un margine di manovra eccessivo al Consiglio federale, che potrebbe derogare più facilmente agli attuali criteri di autorizzazione.
Qual è lo stato di salute dell’industria bellica
Negli ultimi anni i dati sulle esportazioni hanno inviato segnali contrastanti. Dopo una flessione nel 2023 e nel 2024, le esportazioni svizzere di materiale bellico sono fortemente cresciute nel 2025, raggiungendo quasi 950 milioni di franchi, pari a un aumento del 43% rispetto all’anno precedente. La Germania è rimasta di gran lunga la principale cliente dell’industria elvetica.
Articolo a cura di Pauline Turuban
Traduzione dal francese di Daniele Mariani
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