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Il Cervino, una scalata mortale per gli alpinisti dilettanti

Escursionista
Escursionista lungo il sentiero che dallo Schwarzee, sopra Zermatt, porta verso il Cervino. Keystone / Arno Balzarini

Il Cervino è la montagna più letale della Svizzera, con 603 vittime dal 1865, e oggi i social media aggravano ulteriormente la situazione. Una guida-soccorritrice, una custode di rifugio e un’alpinista traumatizzata testimoniano il fenomeno e lanciano un allarme.

La constatazione è impietosa. Il Cervino “è la montagna più letale”, afferma Anjan Truffer, guida alpina e responsabile dei soccorsi presso Air Zermatt.

Ogni anno, oltre 3’000 persone tentano la scalata di questa vetta di 4’478 metri. Molte arrivano impreparate, attratte dall’immagine di una montagna accessibile, ingenuamente diffusa sui social media.

Il reportage della RTS (in francese):

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Alpinisti impreparati

Edith Lehner, custode del rifugio più importante lungo il percorso, osserva quotidianamente questo fenomeno. “Vediamo arrivare persone senza scarpe adatte, senza corda né attrezzatura. Cerchiamo di farle ragionare, ma pochissime ci ascoltano”, testimonia.

Nel 2024, una serie di tragedie ha segnato profondamente lei e i suoi colleghi. Tra le vittime, un giovane ucraino di 17 anni. In un passaggio molto affollato, per cortesia ha fatto un passo indietro in modo da lasciar passare altri alpinisti. Ha perso l’equilibrio ed è precipitato sulla parete nord. “In silenzio, senza un suono”, ricorda Meli Rüfenacht, alpinista testimone della scena.

Un divario tra capacità e ambizioni

Flavia Bürgi, dell’Ufficio per la prevenzione degli incidenti, riassume così il problema:”Se qualcuno si sopravvaluta o sottovaluta il percorso, si crea un divario. Le sue capacità non corrispondono alle esigenze del terreno”.

Il Cervino non è tecnicamente molto impegnativo. “La vera difficoltà è l’orientamento. In alcuni punti è quasi un labirinto”, precisa Anjan Truffer. La stanchezza mentale prende il sopravvento. La concentrazione diminuisce. La maggior parte degli incidenti avviene durante la discesa.

I social media amplificano il fenomeno

“I social media e gli influencer svolgono un ruolo fondamentale nell’afflusso di visitatori”, constata la guida-soccorritrice. Le immagini spettacolari circolano in modo massiccio. Tutti vogliono ripetere l’impresa e condividerla.

“La pressione di dover dare il meglio è aumentata. Ci si vuole mettere in mostra, pubblicare belle immagini”, analizza Flavia Bürgi.

Il rifugio di emergenza Solvay, a 4’003 metri, illustra questa deriva. Progettato per ospitare otto persone in caso di emergenza, a volte accoglie fino a 43 alpinisti che lo utilizzano come normale tappa.

Convivere con il trauma

Dopo aver assistito alla morte del giovane ucraino, Meli Rüfenacht ha impiegato un anno prima di tornare sul Cervino. “Quell’immagine, probabilmente non la dimenticherò mai”, confida.

Di fronte al susseguirsi di feriti e decessi, i soccorritori sviluppano le proprie strategie. “Quando riesco a salvare delle persone, è estremamente gratificante”, spiega Anjan Truffer.

Dalla capanna dell’Hörnli, Edith Lehner accompagna regolarmente le famiglie di coloro che hanno perso la vita su questa montagna. “È un lutto che dura anni. Bisogna concedere loro questo spazio”, afferma.

Nessuna soluzione miracolosa

Bisogna vietare le scalate senza guida? Anjan Truffer sarebbe favorevole. Ma in Svizzera le montagne sono accessibili a tutti. Introdurre controlli sarebbe irrealizzabile.

“Questo problema ci sarà sempre”, ammette la guida. In Svizzera, in media 24 alpinisti muoiono ogni anno in montagna.

Meli Rüfenacht ha scelto di andare avanti. “La montagna fa parte della mia vita”, afferma dopo aver raggiunto la vetta. Ha imparato una lezione: “Bisogna rimanere umili. Avere rispetto per la montagna”.

Il suo messaggio suona come un monito: in alta montagna, anche gli errori più piccoli possono avere conseguenze fatali.

Caduta mortale per due alpinisti domenica

La polizia cantonale vallesana ha annunciato lunedì che due alpinisti hanno perso la vita in una caduta sul Cervino domenica 12 luglio, durante la discesa lungo la cresta dell’Hörnli. Si trovavano a un’altitudine di circa 4’030 metri.

Una terza persona è riuscita a dare l’allarme, ma i soccorsi giunti sul posto in elicottero hanno potuto soltanto constatare il decesso dei due alpinisti.

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Tradotto dal francese e verificato da: Zz

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