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Trainsurfing: una pericolosa prova di coraggio alimentata dai social media

Stazione di Zurigo
Nel mondo germanofono il trainsurfing è noto dagli anni Novanta. Keystone / Claudio Thoma

Nel giro di poco tempo, in Svizzera sono morti tre adolescenti che si sono arrampicati sopra dei treni per il brivido e per i click.

Che cosa è successo? A Beinwil am See, un 18enne è morto a inizio febbraio. Secondo le informazioni della polizia, era salito su un treno insieme a un altro giovane. Lì è stato colpito da una scarica elettrica ed è caduto dal convoglio. Nel solo mese di gennaio, in episodi simili, erano morti un 14enne e un 17enne.

Che cos’è il trainsurfing? Il trainsurfing, praticato perlopiù da giovani uomini, consiste nel salire illegalmente sul tetto di treni, metropolitane o tram. Durante la corsa si resta tra i vagoni o sul tetto del convoglio. Spesso, queste persone si filmano mentre mettono a rischio la propria vita. Non di rado i trainsurfer muoiono perché cadono dal treno o vengono folgorati.

Da dove arriva questa tendenza? Nel mondo germanofono il trainsurfing è noto dagli anni Novanta; già nel 1988 lo Spiegel parlava di un “nuovo hobby di adolescenti sconsiderati”. Un’analisi dei documenti giudiziari mostra che solo a Berlino, tra il 1989 e il 1995, si sono verificati 41 incidenti di trainsurfer. Ma il fenomeno è probabilmente molto più vecchio: secondo il Guardian, i giornali di New York scrivevano già più di cent’anni fa di incidenti dei “surfer della metro”. Non sempre si trattava di ricerca adrenalina o di attenzione: in alcuni casi le persone praticavano il trainsurfing perché non potevano permettersi un biglietto.

Che motivazioni ci sono dietro al fenomeno? A questi giovani interessa soprattutto ottenere riconoscimento e conferme, spiega Lulzana Musliu della fondazione per l’infanzia e la gioventù Pro Juventute. “Gli adolescenti si trovano in una fase di sviluppo: la loro capacità di valutare i pericoli non è ancora matura. Per questo, in prove di coraggio di questo tipo, si arriva spesso a situazioni molto pericolose.” In particolare, i giovani uomini vogliono mettersi alla prova e fare colpo, dice. Le prove di coraggio fanno parte del processo di identificazione, ma per evitare comportamenti così rischiosi serve un lavoro di prevenzione.

Che cosa dicono i trainsurfer stessi? In rete, diversi trainsurfer rimasti vittime di incidenti hanno rilasciato interviste. Per esempio, Bruno, dalla Germania, che mette in guardia in modo incisivo contro questa tendenza: “Non fatelo, può rovinarvi davvero la vita.” Da adolescente, Bruno è caduto tra due vagoni mentre faceva trainsurfing ed è rimasto gravemente ferito. Oggi è su una sedia a rotelle e soffre di conseguenze permanenti.

Che ruolo svolgono i social media? Sui giovani, i social media agiscono come un amplificatore, afferma Musliu. Rispetto al passato, non assistono più solo gli amici e le amiche, ma potenzialmente il mondo intero. Con like e visualizzazioni si alimenta il bisogno di riconoscimento. Per questo Musliu chiede che non vengano chiamati in causa soltanto i genitori e le scuole, ma anche le piattaforme di social media: “L’attenzione per contenuti pericolosi come il trainsurfing deve essere limitata attraverso gli algoritmi.”

Che cosa possono fare i genitori? Musliu consiglia di mantenere un dialogo costante con gli adolescenti riguardo ai contenuti che vedono sui social media. Invece di limitarne o proibirne l’uso, è opportuno mostrare interesse, così da poter affrontare anche tendenze pericolose come il trainsurfing. Inoltre, può essere utile che i giovani cerchino riconoscimento in altri modi, cosìcché tali prove di coraggio perdano attrattiva.

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