Il nuovo presidente spera in un anno meno orribile

Passaggio delle consegne presidenziali da Moritz Leuenberger (sullo sfondo) a Kaspar Villiger Keystone Archive

Kaspar Villiger è il nuovo "primus inter pares" del Consiglio federale. Tra le priorità del nuovo presidente figurano la votazione per sull'ONU e l'Expo02. L'intervista.

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 dicembre 2001 - 14:24

L'anno appena trascorso è stato caratterizzato da avvenimenti imprevisti e tragici anche per la Svizzera. Che insegnamento trae il presidente della Confederazione da questi drammatici fatti per affrontare il 2002?

Abbiamo visto che quanto succede nel mondo si ripercuote anche sulla piccola Svizzera. I drammatici avvenimenti di New York hanno avuto terribili ripercussioni sul posto, ma anche noi li abbiamo avvertiti. Essi hanno probabilmente dato il colpo di grazia a Swissair, ci hanno fatto capire che la lotta contro il terrorismo deve avere una dimensione mondiale e hanno provocato ripercussioni sulla borsa. Non possiamo restare indifferenti a quanto succede nel mondo, non siamo un'isola. Dobbiamo partecipare e contribuire alla soluzione dei problemi globali che si pongono nella misura delle nostre capacità. Capisco che gli avvenimenti come la strage di Zugo, l'incendio della galleria del Gottardo o l'incidente aereo della Crossair possano avere scosso la gente. Vorrei però ricordare che, nonostante questa grande insicurezza, la situazione della Svizzera resta privilegiata. Esorto tutti ad affrontare i problemi con coraggio e fiducia.

Nel 1995, per il suo primo anno di presidenza, la Svizzera aveva già vissuto momenti difficili, con la crisi economica e la questione dei fondi ebraici. Si possono tracciare paralleli tra la situazione di allora e di oggi?

Non credo. Allora, l'economia svizzera non era strutturalmente pronta per la sfida della globalizzazione. Il negoziato bilaterale con l'Unione europea marciava sul posto ed eravamo molto insicuri. Ci siamo però rimboccati le maniche e abbiamo risolto parecchi problemi. Nel mio campo, si trattava di risanare le finanze della Confederazione, ma bisognava anche ristrutturare diverse imprese, rivedere la politica agricola, liberalizzare le telecomunicazioni. Sono convinto che oggi ci troviamo in una situazione migliore di allora. Le due situazioni sono diverse, ma l'insegnamento è lo stesso: i problemi vanno affrontati.

Quali priorità intende definire per questo anno presidenziale?

Secondo la tradizione, il presidente è in Svizzera un "primus inter pares" e cercherò di privilegiare il lavoro collegiale con gli altri consiglieri federali. Rappresenterò il paese e riceverò visite di ospiti stranieri. Io stesso mi recherò all'estero. Con la gente e gli ambienti in Svizzera cercherò il dialogo: spiegherò la politica del governo ma ascolterò anche. Se vogliamo essere più concreti, citerò due priorità: la votazione per l'adesione all'ONU e Expo02.

Come spiegherà ai suoi colleghi all'estero un eventuale rifiuto dell'adesione all'ONU?

Spero di non esservi costretto. Spero di riuscire a convincere i cittadini a votare senza esitazione per l'adesione. Oggi, un popolo non può più risolvere da solo i problemi che lo toccano. L'ONU è forse l'unica organizzazione a occuparsi sul piano globale di gravi problemi come la povertà, l'ambiente o la promozione della pace. La partecipazione all'ONU è nel nostro interesse. Dobbiamo potere portare il nostro contributo, le nostre conoscenze.

Anche la Quinta Svizzera potrebbe fornire un contributo?

Credo che la Quinta Svizzera sia particolarmente sensibile all'impegno del nostro paese all'estero. Spero veramente che i concittadini partecipino alla votazione, anche se talvolta la procedura è fastidiosa. Stiamo facendo prove per il voto elettronico e quando avremo risolto i problemi che si pongono per la sicurezza potremo proporre questa nuova forma di partecipazione. L'e-voting non sarà però certo per questa votazione.

A proposito di Expo 02: che ruolo può svolgere per la coesione nazionale una manifestazione per la quale nessuno riesce a entusiasmarsi?

Credo che anche nel 1964 avevamo una situazione del genere e l'entusiasmo era scattato solo dopo l'apertura. L'Expo si limita a mettere a disposizione un quadro, una struttura e dei programmi. Avremo un luogo d'incontro per le nostre culture, per la Storia e per il futuro. La gente confluirà da tutto il Paese e sono convinto che si svilupperà una buona dinamica. Siamo un paese con diverse culture e ogni tanto è bene investire nella convivenza di queste diversità.

Expo 02 sarà un punto d'incontro delle 4 lingue nazionali: il nostro Paese può permettersi l'introduzione dell'inglese precoce nella scuola?

L'inglese è importante per la professione. Io non sono uno specialista, ma constato che prima si comincia e meglio si riesce a imparare una lingua. Penso che dobbiamo mettere un forte accento sulle lingue nazionali, perché se vogliamo vivere insieme alle altre culture dobbiamo capirle e dunque dobbiamo potere parlare la lingua. Credo che possiamo esigere l'insegnamento precoce di una lingua nazionale e dell'inglese. Quando ero giovane non mi piaceva studiare le lingue, ma ora sono ben contento che mio padre mi abbia obbligato a imparare anche l'italiano, dopo il francese e l'inglese.

Per quanto riguarda l'Europa, la Svizzera è sotto pressione per il segreto bancario. Pensa che questo sia un dogma intoccabile?

Anche se il governo volesse sopprimere il segreto bancario, il popolo non sarebbe d'accordo, talmente esso è ancorato nella nostra tradizione di discrezione. Negli ultimi due decenni e, più velocemente negli ultimi 5-6 anni, abbiamo completato la rete legislativa attorno al segreto bancario, con l'assistenza giudiziaria, la legge contro il riciclaggio di danaro sporco, i controlli sul danaro di dittatori. Oggi il segreto bancario non protegge attività criminali. Negli ultimi tempi abbiamo fatto più di altri paesi. Così com'è oggi, il segreto bancario è assolutamente difendibile e una piazza finanziaria così importante come la nostra è tenuta ad osservare regole morali ed etiche, se vuole sopravvivere a lungo termine.

Le finanze della Confederazione sono di nuovo in una cattiva situazione. Il suo lavoro è paragonabile alla fatica di Sisifo...

Un ministro delle finanze non è mai al termine delle sue fatiche. Se un masso su tre resta in cima alla montagna invece di rotolare di nuovo a valle posso essere contento. Credo che le finanze della Confederazione si trovino in uno stato migliore di alcuni anni fa, grazie alla congiuntura e ai programmi di stabilizzazione del disavanzo e delle spese. Il problema è dato dal fatto che non appena le finanze migliorano le richieste si manifestano nuovamente. Non è naturalmente possibile soddisfare tutti. Dobbiamo imparare che le finanze devono essere consolidate e evitare di ripetere gli errori commessi dieci anni fa.

Durante l'anno presidenziale lei parteciperà a decine di avvenimenti ufficiali. Quali le faranno particolarmente piacere?

In generale mi piace questa attività, parte integrante della vita di un politico. Mi rallegro particolarmente per l'inaugurazione dell'Expo 02, per i contatti con i ministri di altri Paesi. L'anno presidenziale è un momento gratificante, ma invita anche alla modestia proprio perché dura soltanto un anno. Può anche essere un periodo difficile, come si è visto con il presidente Moritz Leuenberger, confrontato con tante catastrofi. Mi posso solo augurare che ci siano risparmiati drammi come quelli che abbiamo vissuto nel 2001.

Intervista a cura di Peter Salvisberg e Mariano Masserini

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