ILO: crollo salari paesi ricchi; “minimi” anti-crisi
(Keystone-ATS) La crescita dei salari è praticamente crollata nei Paesi industrializzati, dove dovrebbe essere nulla nel 2012, ma continua a salire invece nelle economie emergenti. È quanto risulta dall’ultimo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) che si pronuncia a favore di politiche sul salario minimo per favorire un’uscita dalla crisi.
I salari mensili a livello mondiale sono cresciuti dell’1,2% nel 2011, contro il 3% del 2007 ed il 2,1% del 2010. Le differenze tra regioni e Paesi sono però importanti, ha osservato il direttore generale dell’Ilo, Guy Ryder.
Nelle economie industrializzate, secondo l’Ilo, la crescita dei salari ha subito una doppia flessione ed è prevista invariata per quest’anno dopo il -0,5% segnato nel 2011. All’opposto è rimasta positiva per tutto il corso della crisi in America Latina e Caraibi, in Africa e anche di più in Asia l’aumento delle retribuzioni.
L’impatto non è stato quindi uniforme. I cambiamenti più significativi – afferma l’Ilo – si sono registrati in Europa dell’Est e Asia centrale, dove si è passati da tassi a due cifre prima della crisi ad un brusco rallentamento nel 2009.
Globalmente i salari sono cresciuti meno di un quarto mentre in Asia, sono quasi raddoppiati. In Europa dell’Est e Asia centrale, sono quasi triplicati nonostante il forte declino degli anni Novanta. E, infine, nel mondo industrializzato sono aumentati solo del 5% circa.
Differenze enormi sussistono inoltre tra il salario per ora lavorata: “Si passa dai 2 dollari all’ora in Paesi come Filippine, India e Cina ai 23 dollari negli Stati Uniti ed i 35 in Danimarca”, ha detto Ryder. Per l’Italia, il dato è di circa 18 dollari.
Nelle economie sviluppate, dal 1999, la produttività del lavoro e aumentata due volte di più dei salari ed anche in Cina, paese dove i salari sono quasi triplicati in dieci anni, la quota destinata al lavoro è scesa mentre il Pil è cresciuto molto più rapidamente della massa salariale totale, sottolinea l’Ilo.
L’Organizzazione di Ginevra chiede infine ai 185 Stati membri di adottare politiche sul salario minimo. “I salari minimi – ha detto Ryder – contribuiscono a proteggere i lavoratori con salari bassi e a prevenire una caduta del loro potere d’acquisto che, a sua volta, influenzerebbe la domanda interna e la ripresa economica”.