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Incidente Crossair: era proprio un errore umano

Nell'incidente aereo morirono sette passeggeri e tre membri dell'equipaggio

(Keystone)

Il rapporto dell'inchiesta sul crash del Saab 340 schiantatosi il 10 gennaio 2000 a Nassenwil, nei pressi di Zurigo, con un bilancio di 10 morti conferma le ipotesi già formulate nel 2002.

Il pilota moldavo non era abbastanza famigliare con il sistema di volo occidentale e aveva assunto psicofarmaci. In cabina anche problemi di lingua.

Rapporto finale ritardato dal ricorso dell'ex patron di Crossair

L'Ufficio d'inchiesta sugli infortuni aeronautici (UIIA) aveva già reso noto nell'agosto 2002 in una conferenza stampa i primi risultati della sua inchiesta, che arrivavano alla conclusione che lo schianto dell'aereo, poco dopo il decollo da Zurigo-Kloten, era riconducibile esclusivamente a fattori umani.

Dopo vari rinvii, la pubblicazione del rapporto finale è stata ulteriormente ritardata da un ricorso inoltrato lo scorso marzo alla Commissione federale sugli incidenti aerei dall'ex patron di Crossair Moritz Suter.

Suter sosteneva che la versione del rapporto sottoposta alle parti conteneva errori «oggettivi e materiali».

Nessuna panne tecnica

In base al rapporto pubblicato lunedì 1° dicembre 2003, l'aereo non subì alcuna panne tecnica e non incontrò turbolenze. Anche il sistema di comunicazione con la torre di controllo non registrò alcuna disfunzione.

Uno dei fattori che portò all'incidente fu l'ordine impartito dalla torre di controllo di modificare l'itinerario del decollo. Il rapporto sottolinea come l'equipaggio - formato da un comandante ed un copilota che avevano imparato a volare secondo la prassi in vigore in Russia - abbia reagito in maniera inadeguata a quell'ordine.

Il copilota programmò il cambiamento senza ricevere ordini in tal senso dal comandante. Oltretutto non inserì nel cosiddetto «Flight Management System» la direzione della virata prevista dopo il decollo.

Il comandante rinunciò inoltre ad utilizzare il pilota automatico durante la fase di volo in salita, che fu invece effettuata in condizioni di volo strumentale.

In queste condizioni «il comandante portò il velivolo in una manovra di volo in picchiata a spirale perché verosimilmente aveva perso l'orientamento».

Scuole di volo molto diverse

Sia il pilota che il copilota avevano imparato a volare secondo la prassi in vigore in Russia e non erano stati istruiti a sufficienza sulle procedure di volo occidentali.

Una differenza che forse è risultata fatale consiste nel fatto che con il sistema russo il modo di leggere l'orizzonte artificiale è diametralmente opposto rispetto a quanto avviene in Occidente: in altre parole, il comandante del Saab 340 avrebbe potuto confondere l'alto col basso.

Altre aggravanti

Nel primo rapporto era già stato dichiarato che le capacità di reazione del pilota erano state infuenzate dal fatto che avesse assunto psicofarmaci. Nelle tasche del comandante era stata infatti trovata una confezione aperta di «Phenocepan», un tranquillante simile al Valium.

In cabina di pilotaggio poi la comunicazione non deve essere stata molto facile: il comandante e il copilota non parlavano la stessa lingua, e l’inglese del pilota era molto limitato.

Misure prese dalla Svizzera dopo l’incidente

Dopo questo incidente la Svizzera ha preso misure più severe di controllo delle licenze dei piloti stranieri, che ora debbono ad esempio essere sottoposti a controlli sanitari anche presso un medico svizzero convenzionato.

Inoltre l’equipaggio è tenuto ad inserire obbligatoriamente il pilota automatico quando si trova in una fase di volo che richiede molta attenzione, obbligo che non sussisteva prima dell’incidente di Nassenwil.

swissinfo e agenzie

In breve

Il Saab 340 che il 10 gennaio del 2000 assicurava il volo LX498 alla volta di Dresda, precipitò poco prima delle 18.00, pochi minuti dopo il decollo da Kloten.

L'aereo si schiantò a testa in giù dopo che il pilota, invece di girare verso sinistra, aveva compiuto una virata a destra.

Il sistema di pilotaggio è molto diverso in Russia rispetto all’Occidente.

Il pilota moldavo aveva assunto uno psicofarmaco che riduce le capacità di orientamento.

Il comandante e il copilota non parlavano la stessa lingua: l’inglese del comandante era molto limitato.

Era disinserito il pilota automatico, il cui utilizzo è stato reso obbligatorio dall'UFAC per le fasi più impegnative di volo proprio in seguito a questo incidente.

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