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Iniziativa alimentazione: bocciata con il 72,5% di no

Keystone-SDA

Nessun profondo cambiamento strutturale nell'agricoltura elvetica nei prossimi dieci anni: con un netto 72,5% di no il popolo svizzero ha bocciato l'iniziativa sull'alimentazione. Tutti i Cantoni si sono espressi contro. L'affluenza alle urne è stata del 47,03%.

(Keystone-ATS) Secondo l’ultimo sondaggio prima della votazione l’iniziativa sarebbe stata bocciata nella misura del 64%.

In Ticino, il testo è stato respinto nella misura del 68,66% – una quota tra le più basse – mentre nei Grigioni, i contrari hanno rappresentato il 75,01%. Più netta – con oltre l’80% dei voti contrari – è stata la bocciatura nei cantoni di Uri (80,82%), Svitto (81,02%), Appenzello Interno (80,29%), Obvaldo (80,26%). Di poco inferiore è stato il rifiuto (79,85%) espresso da Nidvaldo. A respingere l’iniziativa in modo più contenuto – oltre il Ticino dove da notare i comuni di Verzasca e Campo Vallemaggia hanno accolto l’iniziativa – sono stati i cantoni di Ginevra (62,63%), Basilea Città (63,16%) e Neuchâtel (65,49%).

L’iniziativa, la cui esatta denominazione è “Per un’alimentazione sicura – mediante il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile, più derrate alimentari vegetali e acqua potabile pulita (Iniziativa sull’alimentazione)”, è stata depositata il 16 agosto 2024 corredata da 112’736 firme valide.

Il testo, dietro il quale ci sono Franziska Herren dell’associazione “Acqua pulita per tutti” e altre sei persone, chiede che l’agricoltura svizzera produca una quantità nettamente maggiore di derrate alimentari in modo da ridurre la sua dipendenza dall’estero e aumentare la sicurezza alimentare. Per raggiungere tale obiettivo dovrebbe puntare più sulla produzione e sul consumo di alimenti di origine vegetale anziché animale e aumentare il tasso di autoapprovvigionamento netto dall’attuale 45% ad almeno il 70% entro dieci anni. L’iniziativa mira inoltre a migliorare la protezione dell’ambiente e dell’acqua potabile.

Il testo ha affrontato temi interessanti, ma ha preteso un’attuazione troppo rapida e troppo radicale, ha affermato il politologo Lukas Golder alla televisione svizzera SRF. Inoltre, l’iniziativa non ha ricevuto alcun sostegno dall’establishment politico.

Il piccolo comitato ha dovuto condurre la campagna in gran parte da solo. Infatti, le associazioni ambientaliste, dopo un iniziale sostegno, hanno preso le distanze dal testo. Greenpeace Svizzera, ad esempio, ha concesso libertà di voto, come anche i Verdi. Tutti gli altri partiti hanno raccomandato di votare no.

La promotrice rammaricata

Herren, che era già stata la forza trainante dell’iniziativa sull’acqua potabile respinta nel 2021, esprimendo rammarico per la mancanza di sostegno al testo dei partiti e della classe politica, ha dichiarato alla SRF che i problemi relativi alla tutela delle acque e all’agricoltura rimangono. Per lei è, per così dire, “surreale che l’intera classe politica si sia opposta alla nostra causa”. Secondo Herren, l’iniziativa è fallita non da ultimo a causa della disinformazione da parte degli oppositori, ha spiegato a Keystone-ATS. “Non volevamo alcun menu imposto dallo Stato”. E anche il grado di autoregolamentazione del 70% non era stato concepito come un obiettivo rigido, bensì come un traguardo da perseguire.

Per i Verdi, unico partito ad aver deciso di lasciare libertà di voto sull’iniziativa, l’impostazione di una politica agricola ecologica non viene spazzata via da questo chiaro rifiuto. Proprio l’estate torrida di quest’anno, caratterizzata da una serie di record preoccupanti, mostra una convergenza sulla necessità di un’agricoltura più ecologica.

Il partito dei Verdi liberali (PVL) – scrive in un comunicato – che l’iniziativa sull’alimentazione ha sollevato questioni cruciali. “È un “no” della ragione e non un no a un’agricoltura sostenibile, suoli sani e ad acqua pulita”, sostiene Jürg Grossen, consigliere nazionale e presidente del PVL Svizzera. Tuttavia, imporre il vincolo rigido di un grado di autoapprovvigionamento netto del 70% entro dieci anni rappresentava la strada sbagliata.

Sulla stessa linea si esprime Il Centro: obiettivi come la sicurezza dell’approvvigionamento e la protezione delle risorse devono essere perseguiti con misure attuabili e non con prescrizioni rigide e irrealistiche nella Costituzione. Il PLR, da parte sua, esprime soddisfazione per il fatto che il popolo abbia “risposto con un netto rifiuto a questo paternalismo della sinistra ecologista”. La consigliera agli Stati Petra Gössi (PLR/SZ), schierata per il no, ha dichiarato alla SRF che la popolazione non vuole che le venga tolta la libertà di scegliere autonomamente cosa mangiare. La politica agricola rimane un tema, ma in questo ambito è il mercato a dettare le regole. Demonizzare la carne definendola “del diavolo” non è accettabile.

Il consigliere nazionale del Centro e presidente dell’Unione svizzera dei contadini, Markus Ritter, ha espresso alla televisione svizzera SRF sollievo per il netto rifiuto. Un’approvazione avrebbe avuto conseguenze profonde per l’agricoltura, ha affermato, aggiungendo di ritenere realistico l’obiettivo del Consiglio federale di portare il grado di autoapprovvigionamento al 50% entro il 2050.

Con il “no” all’iniziativa sull’alimentazione sono stati respinti con successo pesanti interventi da parte dello Stato, scrive l’organizzazione di categoria dell’economia Economiesuisse. Per l’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), inoltre, il chiaro rifiuto costituisce anche un segnale di contrarietà verso il paternalismo statale in altri settori.

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