The Swiss voice in the world since 1935

Iniziativa neutralità: affossata dal popolo, no al 70,2%

Keystone-SDA

Gli svizzeri hanno bocciato senza appello oggi in votazione federale l'Iniziativa sulla neutralità, che chiedeva di inserire nella Costituzione una definizione più rigida di questo storico caposaldo della Confederazione.

(Keystone-ATS) A dire di no è stato il 70,2% dell’elettorato, oltre che tutti i Cantoni.

Il testo era promosso da Pro Svizzera e da alcuni esponenti dell’UDC, mentre era combattuto da tutti gli altri principali schieramenti politici. La partecipazione alle urne si è attestata al 47,1%.

Non è la prima volta quest’anno che il principale partito svizzero non riesce a convincere i cittadini ad accettare delle sue proposte. Era già accaduto con due altre votazioni molto sentite: in marzo quella per abbassare il canone radio-tv a 200 franchi (61,9% di no) e in giugno quella contro una Svizzera da 10 milioni (54,8%).

Il risultato odierno era atteso, con i sondaggi che lasciavano poco spazio alle speranze dei fautori dell’iniziativa. Nei numeri però, la sconfitta è di quelle pesanti, una vera débâcle. “L’UDC non è riuscita a mobilitare al di fuori della propria base”, ha affermato il politologo Urs Bieri, dell’istituto gfs.bern, alla radio SRF.

Oltre a quelli dei sostenitori democentristi, ci sono stati “pochi o nessun voto a favore” dell’iniziativa, ha commentato l’esperto. E a nulla è servito il forte appoggio, in primis finanziario, dell’ex consigliere federale Christoph Blocher: “Questo dimostra che non si vince solo con i soldi. Servono coalizioni e che il problema sia ‘urgente'”, ha continuato Bieri.

Ticino il meno scettico

Il campo dei no ha fatto l’en plein fra i Cantoni. Dalla sonora bocciatura si è discostato in parte il Ticino, dove l’iniziativa è sì stata respinta, ma con un esito tirato (51,7%). Gli altri sotto il 60% sono stati solamente Svitto (57,9%) e Appenzello Interno (59,7%).

Altrove l’opposizione alla proposta ha assunto i connotati della disfatta per gli iniziativisti e stavolta non vi è stata traccia del Röstigraben che puntualmente fa capolino durante le votazioni. In 12 Cantoni il tasso di rifiuto ha superato il 70%, con in testa Basilea Città (79,9%), Neuchâtel (75,6%) e Zurigo (74,5%), seguiti da Basilea Campagna, Berna, Vaud, Soletta, Lucerna, Giura, Zugo, Friburgo e Argovia. Nei Grigioni i contrari hanno raggiunto il 66,6%.

A livello comunale, vale la pena segnalare la percentuale bulgara con la quale il no si è imposto nella città di Berna: addirittura l’88,9%.

Cosa chiedeva

Il testo, la cui denominazione ufficiale è “Salvaguardia della neutralità svizzera”, chiedeva una prassi più restrittiva in materia, iscrivendo nella Costituzione che la neutralità è permanente e armata. Esso esigeva la non adesione di Berna ad alcuna alleanza militare o di difesa, salvo in caso di attacco diretto.

Voleva inoltre che si rinunciasse a sanzioni nei confronti di Stati belligeranti, al contrario di quanto fatto, sulla scia dell’Unione europea, con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Avrebbero fatto eccezione solo quelle deliberate dall’Onu.

Principio svuotato

Stando ai favorevoli, al giorno d’oggi il principio di neutralità, sancito dal lontano 1848, viene sempre più svuotato del suo significato e modellato a piacimento per avvicinarsi pericolosamente alla Nato e all’Ue. Bisogna salvaguardare dalle pressioni esterne questo cardine della tradizione elvetica, che ha protetto per generazioni la Svizzera dalle guerre e al quale si deve la sua libertà e prosperità, hanno avvertito, a conti fatti invano, durante la campagna.

Rimanere lontani dai blocchi è un vantaggio per l’economia e le imprese, che possono avere relazioni d’affari con chiunque, è stato pure fatto notare in questi mesi. Vi è poi la questione della credibilità della Confederazione, solita offrire i propri buoni uffici nelle vesti di mediatrice, che in tanti vedono traballante.

Tifo russo

Gli scettici, tra cui si annovera il Consiglio federale, sostenevano invece che nuova e più rigorosa definizione avrebbe limitato in maniera eccessiva il margine di manovra in politica estera, minando quella flessibilità che, a detta di molti, è la vera forza della neutralità in salsa elvetica. Il testo è stato dunque bollato da più parti come nocivo per la sicurezza del Paese.

Buona parte delle richieste avanzate sono già soddisfatte attualmente, ha anche messo in luce il campo del no. E dove l’iniziativa va oltre la prassi corrente, danneggia gli interessi e la reputazione della Svizzera.

A causa dei paletti in tema di sanzioni, qualcuno si è perfino spinto a etichettare il testo come pro-Putin, anche perché non è un mistero per chi facesse il tifo Mosca. Diversi funzionari del governo russo non hanno fatto nulla per nascondere le proprie simpatie per l’iniziativa. Facendo ricorso ai suoi soliti toni comunicativi accesi e diretti, la portavoce del Ministero degli esteri Maria Zakharova ha ad esempio definito come insostenibile la posizione del Consiglio federale.

La prima di Cassis, l’ultima di Blocher

Il governo esce però vincitore da questa tornata elettorale, la prima da “protagonista” per Ignazio Cassis. Malgrado la lunga esperienza – quasi nove anni – nell’esecutivo, mai il suo dipartimento, quello degli esteri, era stato in prima linea su un dossier in votazione. I temi a vocazione internazionale vengono in effetti spesso attribuiti ad altri dipartimenti, tanto che nemmeno il suo predecessore Didier Burkhalter era mai stato il volto di una campagna. Cassis potrebbe tornare sotto i riflettori per i nuovi accordi bilaterali con l’Ue, sempre che il Parlamento non stronchi il pacchetto prima e che il ticinese sia ancora in carica al momento dell’eventuale chiamata alle urne.

Questa campagna verrà anche verosimilmente ricordata come l’ultima battaglia di Christoph Blocher, una delle figure di riferimento del panorama politico degli ultimi decenni. L’85enne ex consigliere federale ha girato in lungo e in largo il Paese per raccogliere consensi, mettendo anche pesantemente mano al portafoglio: secondo le cifre del Controllo federale delle finanze, ha investito di tasca propria quasi quattro milioni di franchi. Che non sono bastati al deus ex machina dell’UDC per mettere il punto esclamativo a una lunghissima e influente carriera.

Articoli più popolari

I più discussi

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR