Iraq delle torture: il disgusto di Calmy-Rey

Per Micheline Calmy-Rey le torture ai prigionieri sono inaccettabili Keystone Archive

La Svizzera, depositaria delle Convenzioni di Ginevra, ha convocato gli ambasciatori di Stati uniti e Gran Bretagna. Al centro dei colloqui, gli abusi nei confronti dei prigionieri iracheni.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 maggio 2004 - 13:12

Intervistata dal domenicale «Sonntagsblick», la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey esprime la sua rabbia e il suo disgusto.

Le fotografie dei prigionieri iracheni – torturati, degradati, derisi – hanno fatto il giro del mondo suscitando un’ondata d’indignazione. Sono immagini forti, che strappano dalla loro illusione coloro i quali avevano creduto che una guerra potesse essere «pulita».

Le critiche per gli abusi commessi nella prigione di Abu Ghraib, piovute un po’ da ogni parte, hanno messo sotto pressione gli Stati uniti. E il bubbone dello scandalo delle torture, che coinvolge anche la Gran Bretagna, sembra non essere ancora scoppiato del tutto. Ci sarebbero altre foto, altri cd rom, altre innumerevoli testimonianze di un orrore che si credeva tenuto sotto controllo dalle Convenzioni di Ginevra.

Proprio perché depositaria di queste Convenzioni, la Svizzera ha convocato al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) l’ambasciatrice statunitense, Pamela Willeford, e l’ambasciatore della Gran Bretagna, Simon Featherstone.

Un monito al rispetto della Convenzione

Durante l’incontro, tenutosi venerdì, si è parlato dei maltrattamenti che i soldati delle forze d’occupazione hanno inflitto ai prigionieri iracheni. La Svizzera ha ricordato agli ambasciatori di Stati uniti e Gran Bretagna, che la tortura costituisce una violazione delle Convenzioni di Ginevra.

In un’intervista rilasciata al giornale domenicale «Sonntagsblick», la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey ha affrontato ancora una volta la questione. Quando ha visto le foto incriminate, Micheline Calmy-Rey ha provato «disgusto. E rabbia. Rabbia nel constatare che degli esseri umani possano essere trattati così».

Per la Svizzera, tali comportamenti sono «inaccettabili», afferma ancora nel corso dell’intervista la ministra degli esteri. «Non possiamo tacere di fronte ad atti del genere». La convocazione degli ambasciatori era dunque inevitabile.

«Li abbiamo resi partecipi della nostra preoccupazione», continua Micheline Calmy-Rey. «Abbiamo anche detto loro che eravamo felici della decisione di aprire delle inchieste per non lasciare impuniti questi atti».

Il ruolo della Svizzera

Gli Usa e la Gran Bretagna fanno parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu e hanno diritto di veto. Non ci sarà dunque una risoluzione delle Nazioni unite che metta in discussione il loro comportamento in Iraq.

La comunità internazionale apprezza quindi che la Svizzera, paese depositario delle Convenzioni di Ginevra e terra natale della Comitato internazionale della Croce rossa, intervenga ufficialmente in favore del rispetto delle norme. In questo senso, per Micheline Calmy-Rey, la Svizzera «ha uno speciale dovere morale».

La comunità internazionale guarda con attenzione alle prese di posizione della diplomazia elvetica. Non a caso, il governo provvisorio iracheno ha chiesto alla Confederazione di dirigere un progetto per il monitoraggio della situazione dei diritti umani nel paese.

Responsabilità americane

Nel corso dell’intervista, la consigliera federale ha inoltre affermato che «in qualità di leader mondiale» gli Stati uniti hanno una responsabilità particolare nell’applicazione delle regole del diritto umanitario internazionale.

Micheline Calmy-Rey, si è pronunciata in favore di un trasferimento rapido del potere agli iracheni. Una tale operazione, la cui data è stata fissata dalla coalizione al 30 giugno, dovrebbe essere effettuata sotto l’egida dell’Onu e della comunità internazionale.

Per quanto riguarda il bilancio della guerra al terrorismo, Micheline Calmy-Rey non nasconde il suo pessimismo. «Ciò che sta succedendo in Iraq e in Medio Oriente, non contribuisce a smorzare le reazioni terroriste. Al contrario».

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

7 maggio: Il Dipartimento federale degli esteri convoca gli ambasciatori statunitense e britannico e li invita al rispetto della Convenzione di Ginevra.
28 aprile: vengono pubblicate le prime foto inerenti allo scandalo delle torture
Febbraio: il mese in cui Tony Blair sarebbe stato informato di possibili abusi

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In breve

Le prime foto che ritraggono dei soldati americani mentre maltrattano i prigionieri iracheni nella prigione di Abu Ghraib sono diffuse dalla televisione americana CBS il 28 aprile.

Ad inizio maggio, la stampa inglese coinvolge nello scandalo anche i soldati della Gran Bretagna. Il 3 maggio, un rapporto dell’esercito americano denuncia l’aspetto «sistematico» delle azioni condotte nei confronti dei prigionieri.

Il 6 maggio, il presidente americano Bush, si scusa per il trattamento riservato ai prigionieri. Il giorno seguente, il segretario alla difesa Donald Rumsfeld recita il «mea culpa», ma rifiuta di dimettersi. Accenna inoltre all’esistenza di altre foto «non belle da vedere».

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